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Frame, lo straordinario dell'ordinario

La rassegna Altre Tendenze del Centro Santa Chiara propone sabato al Melotti di Rovereto il lavoro che il pluripremiato regista Alessandro Serra ha dedicato all'universo interiore (ed esteriore) del grande artista visivo statunitense Edward Hopper. Cinque attori si muovono nella "cava", suggestiva scatola scenica

Pubblicato il - 14 febbraio 2019 - 10:04

ROVERETO. Per il quarto appuntamento della rassegna Altre Tendenze, il Centro Servizi Culturali S. Chiara porta sul palco dell’Auditorium Melotti di Rovereto «FRAME», un lavoro del regista Alessandro Serra, vincitore del Premio Ubu 2017 con lo spettacolo «Macbettu». Ispirato all’universo pittorico del pittore statunitense Edward Hopper.

 

 «Frame» andrà in scena sabato 16 febbraio, alle ore 21.00. Lo spettacolo, prodotto da Cantieri Teatrali Koreja, in coproduzione con Teatro Persona, è un progetto firmato e curato quasi interamente da Serra (progetto, ideazione, regia, scene, costumi e luci), e vede protagonisti sul palco Francesco Cortese, Riccardo Lanzarone, Maria Rosaria Ponzetta, Emanuela Pisicchio, Giuseppe Semeraro.

  Dopo il successo riscosso con il suo «Macbettu», spettacolo tratto dalla tragedia di William Shakespeare ma interamente recitato in sardo, - vincitore tra l’altro di importanti riconoscimenti (Premio Ubu 2017 come Spettacolo dell'Anno e Premio della Critica Teatrale conferito dall'Associazione Nazionale dei Critici di Teatro), Alessandro Serra approda a Rovereto con uno spettacolo ispirato all’universo pittorico di Edward Hopper, pittore statunitense che ben rappresentò l’America interiore degli anni ’50, quella più solitaria e desolata.

 

 Ciò che ha spinto Serra, regista fra i più interessanti del panorama teatrale italiano, a confrontarsi con i dipinti e l’universo artistico di Hopper, non sono state le sue indubbie qualità pittoriche, quanto piuttosto la sua incredibile capacità di imprimere sulla tela l’esperienza interiore. Serra ha infatti voluto rendere omaggio al pittore americano e alla sua straordinaria capacità di ricreare un’esperienza e renderla visibile a tutti, anche solo per un istante.

 

 «Nei suoi quadri non vi è alcuna intenzione morale o psicologica, egli semplicemente coglie il quotidiano dei giorni – precisa Alessandro Serra - Opere straordinarie compiute attraverso l’ordinario. Quanto più consuete sono le ambientazioni, abitate da figure semplici, tanto più si rivela la magia del reale. Non c’è tempo per descrivere – aggiunge il regista - tutto accade in un soffio. In un soffio si rappresenta la verità interiore. C’è un dentro e c’è un fuori che osserva ma non vi è alcun intento voyeuristico, nessuna perversione. Una castità e un pudore che si sprigionano quando si è riconciliati, calmi, scaldati dal sole. Quando la frattura interiore è già avvenuta in noi e tutto scorre senza rimpianti, lasciando che la vita che ci resta abbia il suo giusto decorso».

  Sul palco, a ricreare le immagini pittoriche di Edward Hopper, due grandi pareti grigie che convergono verso il fondale, al cui interno si apre una cornice rettangolare cava (frame, appunto), e cinque attori che si muovono in questa scatola scenica, riempiendo lo spazio in rituale silenzio.

    Lo spettacolo ha debuttato a Napoli nel giugno del 2017, in prima nazionale, ricevendo importanti riscontri dalla critica. «Non ci sono dialoghi nello spettacolo “Frame” – ha scritto Laura Guarducci sulle pagine de Il Giornale di Vicenza – A parlare sono le emozioni, cristallizzate in frammenti di rara bellezza. Sul palcoscenico, il raffinato lavoro del regista di spicco Alessandro Serra sa mostrare, con chiarezza, quello che accade interiormente ai protagonisti di opere del pittore americano Hopper. I cinque interpreti in scena danno elegantemente vita a tanti intensi “fotogrammi”: partiture individuali, di coppia o di gruppo dove emerge la fragilità, l’inquietudine e la solitudine delle persone rappresentate, nelle quali è facile riconoscersi».

Trento, 13 febbraio 2019

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