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Il "Mistero Buffo" stavolta la fa Franca

Sabato 23 a Trambileno Elementare Teatro omaggia il più famoso lavoro di Dario Fo a 50 anni dalla sua creazione. La scelta bella e importante è quella di evidenziare i monologhi recita dall'altra metà del Nobel con Lucia Vasini che reciterà le parti della Rame. E la lotta ai tabù e alle imposizioni è quanto mai attuale

Pubblicato il - 20 novembre 2019 - 10:33

TRAMBILENO. Proposta da lode di Elementare Teatro che nella sua stagione di spettacoli "decentrati" in Vallagarina porta in scena sabato 23 a Trambileno un omaggio appassionato all'arte del duo Dario Fo-Franca Rame. Il "Mistero Buffo" vira questa volta verso l'inedito  con una selezione delle parti femminili affidate alla personalità di Lucia Vasini.

 

 Cinquanta anni fa debuttava Mistero Buffo, spettacolo che ha una storia particolare: l’unica traccia rimasta dei canovacci di scena di queste giullarate medievali sono le annotazioni di qualche scrivano appassionato di teatro. La carta a quel tempo era molto costosa e allora questi appunti venivano scritti sui bordi degli atti notarili. C’era poco spazio e quindi erano annotazioni sintetiche.

 Alla fine degli anni sessanta alcuni docenti universitari chiesero a Dario se riusciva a capirci qualche cosa. Quando Franca lesse le annotazioni medioevali si rese subito conto che si riferivano a situazioni teatrali, canovacci che facevano parte della tradizione della Commedia dell’Arte. Cercando, scrivendo e riscrivendo, dal minuzioso lavoro di Rame e Fo, nacque Mistero Buffo. Vasini riproporrà dunque i monologhi del Mistero Buffo recitati da Franca Rame.

 Ecco un'intervista a Lucia Vasini fatta da Andrea Simone che spiega il senso dell'operazione legata al femminile di Mistero Buffo.

 

 “Quali scelte porta a fare dal punto di vista narrativo e interpretativo l’idea di presentare un Mistero Buffo al femminile?”

“Le scelte sono quelle di utilizzare tutte le tecniche della commedia dell’arte, perché il nostro patrimonio italiano è ampio e noi sappiamo che nel 1400-1500 i comici dell’arte hanno praticamente inventato tutto. Anche il metodo dell’Actors studio è stato progettato da loro. Diciamo che immedesimazione, estraniamento e affabulazione sono le tre tecniche della commedia dell’arte. Dario Fo è stato quello che ha portato avanti questa tradizione rendendola contemporanea e riuscendo anche attraverso Mistero Buffo a ottenere il Nobel, che è più dell’Oscar! Quindi dobbiamo essere contenti di avere questo patrimonio in Italia.”

 

 “Quanto è stata difficile per te questa sfida?”

“E’ stata difficile a livello mnemonico. E poi lo è tutte le sere, perchè comporta un grande sforzo fisico. Bisogna veramente essere degli atleti e quando uno comincia ad avere una certa eta, se non fa palestra….(ride). C’è un coinvolgimento emotivo totale, perché si passa attraverso vari registri: dal comico al brillante all’affabuazione al poetico fino al tragico in un’ora e un quarto. Quindi è una prova abbastanza tosta!”

 

 “E’ uno spettacolo che ci presenta 50 anni di storia non solo del teatro ma anche del nostro Paese?”

 “Mistero Buffo è uno spettacolo che ha una potenza, perché comunque c’è anche una ricerca attraverso gli studi di Dario Fo e Franca Rame verso gli antichi testi medievali, molti dei quali sono vangeli apocrifi. Quindi paradossalmente è un testo comico e sacro allo stesso tempo. D’altra parte, nel Medioevo c’era il risus pascalis: durante Pasqua i preti raccontavano delle storielle e delle barzellette ai fedeli perché si pensava che l’ostia diventasse il corpo di Cristo solo attraverso la risata. Dunque i comici venivano chiamati nelle chiese. Quindi c’è una potenza molto forte, perché si va contro una serie di tabù e contro certi regolamenti, ma non vorrei aggiungere altro…”

 

 “Perché è così importante mantenere viva la tradizione della cultura popolare?”

 “Perché esiste una cultura popolare. Per tanti anni, fino al 1900 inoltrato, anche Benedetto Croce aveva detto che la cultura era dominio esclusivo della classe dominante. Quindi la rivoluzione culturale fatta da Dario Fo e Franca Rame è proprio immensa, perché nel 1969 davanti a tremila studenti, attraverso queste antiche giullarate e la voce degli oppressi, si è sancito un nuovo inizio in cui la cultura diventa patrimonio non solo della classe egemone ma anche di quella non dominante.”

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