"Dai grandi classici ai Baci Perugina, l'amore è un mistero da rispettare", Gioia Salvatori in scena al Teatro Capovolto: "Oggi si ride troppo, anche senza motivo"
L'attrice e autrice porterà in città il suo spettacolo "Cuoro. Inciampi per sentimenti altissimi" e si racconta a il Dolomiti, dalla scelta di aprire un blog alle sue riflessioni sul mondo femminile: "Ho capito che bisogna essere libere in primis da sé stesse. Ho cercato spunti nella letteratura, nelle biografie, e sono giunta alla consapevolezza dell’importanza della libertà di potersi autodefinire come meglio si crede"

TRENTO. “Lo spettacolo? Sarà un giardinetto Čechoviano senza Čechov, in cui si cercherà di dare una risposta alla domanda: cos’è l’amore?”. Queste le parole con cui l’attrice e autrice Gioia Salvatori inizia a raccontare a il Dolomiti il suo spettacolo “Cuoro. Inciampi per sentimenti altissimi” che andrà in scena sabato 9 agosto al Teatro Capovolto di Trento (ore 21.15, qui biglietti)
Nato 13 anni fa sotto forma di blog, nel corso degli anni il suo progetto Cuoro – un vero e proprio contenitore di satira di costume che dialoga col web e con i linguaggi dei nuovi media – si è trasformato in uno spettacolo di cui esistono diverse versioni, declinate di volta in volta sui temi affrontati: dal mondo femminile al Natale, fino appunto all’amore.
Un amore che Salvatori – apprezzata anche per il suo programma Le Ripetizioni su Radiorai e per i monologhi in tv a Propaganda Live – cercherà di cifrare davanti al pubblico trentino, sdraiata su un divano e spaziando dai grandi classici alle frasi dei Baci Perugina, nella consapevolezza che “in un tempo in cui si cerca di spiegare tutto, a volte serve anche rispettare il mistero di determinati ragionamenti”.
Salvatori, cifrare l’amore è una delle grandi sfide di sempre: ci dica qualcosa in più sullo spettacolo.
Sarà un sorta di giardinetto Čechoviano senza Čechov. Al centro un divano, il luogo in cui si pensa, su cui, dopo aver consultato tutta un serie di libri, si cerca di trovare una risposta alla domanda: cos’è l’amore? Il pubblico vivrà un vero e proprio attraversamento dei vari cliché sull’amore, tanto che ad un certo punto distribuirò anche dei Baci Perugina, di cui leggeremo assieme al pubblico le frasi. Protagonisti saranno anche classici come “Romeo e Giulietta” o “Madame Bovary” nel tentativo di mostrare quella giostra che è l’amore romantico. Nel cercare di dare un definizione a tutto questo, verranno messe in evidenza soprattutto le nostre incapacità e questo è forse l’aspetto più interessante, dal momento che certi ragionamenti necessitano di rispettare il loro mistero: una cosa sacrosanta in un tempo in cui, invece, si cerca di spiegare tutto.
Ora la domanda è d’obbligo: cos’è per lei l’amore?
È appunto un mistero, soprattutto in questo presente. È un tentativo di decostruire l’amore stesso, ragionando sulla sua moltiplicazione mettendo in risalto i rapporti sociali, gli incontri, le amicizie, il prossimo in generale e la collettività. Per me è il tempo di testimoniare quello che so, in una dimensione in cui si cerca di dare di più e di chiedere di meno. L’amore è per me la capacità di restituire quello che si è, quello che ci è stato dato: agli altri, al mondo e a chi arriverà dopo di noi.
Veniamo al suo progetto “Cuoro”. Nasce nel 2012 come blog, poi approda sui social, qual è la sua genesi?
Nasce dai miei studi, e da un approfondimento sulla scrittura teatrale che mi ha fatto capire che sapevo, e che avrei potuto, scrivere. Creai quindi il blog, che ha portato poi alla nascita del primo spettacolo. Non so dirle cosa cercavo, però avere la possibilità di comunicare direttamente con le persone mi divertiva molto, e in tal senso la scrittura comica è stato un buon viatico in un periodo in cui, bisogna dirlo, l’attenzione degli utenti era più marcata rispetto all’oggi. Poi l’evoluzione: quando il format blog ha perso d’efficacia, sono passata all’universo social, senza però cedere alla tentazione di portare la mia vita privata sulla piattaforma, rimanendo coerente con l’idea di mantenere un profilo puramente artistico. Potrei definire Cuoro un luogo in cui io cerco di fare satira di costume: ora a funzionare è maggiormente il profilo Instagram che contiene i miei lavori live, ma anche alcune riflessioni sul costume, sulle abitudini, sui vizi e sui paradossi del presente, il tutto filtrato dalla voglia di dar loro una determinata forma. È un contenitore che riflette, in chiave comica, sul tempo e sul mondo che viviamo.
Dal blog al palcoscenico: come ci è arrivata e come si caratterizzano le varie declinazioni dello spettacolo?
Sono principalmente un’attrice, e la proiezione è stata quindi abbastanza naturale: siamo di fronte a parole scritte affinché io le reciti, e lo spettacolo viene declinato sulla base di quello che desidero dire. Venendo alle tre declinazioni, oltre all’amore c’è quella che parla del Natale e nasce perché è un periodo in cui si dà sfogo a tutte le cose più ‘matte’ che viviamo, dalle ricorrenze comandate a tutti i cliché che portano con sé: insomma, un’occasione ghiotta per chi fa comicità. Affrontare il tema del mondo femminile coincide invece con il mio ragionamento sull’essere donna, supportato dall’analisi di una serie di prototipi femminili letterari, fiabe e quant’altro. Si tratta di un’intuizione nata anche dal fatto che io stessa mi stavo chiedendo quale donna diventare.
E l’ha capito?
Ho capito che è necessario essere libere in primis da sé stesse: dal momento che non mi piaceva quello che mi veniva proposto, ho realizzato che dovevo essere libera di pensarmi come più mi aggradava. Ho cercato spunti nella letteratura, nelle biografie: è stata una bellissima ricerca che mi ha potato alla consapevolezza dell’importanza della libertà di potersi autodefinire come meglio si crede.
Un tema che ha affrontato anche nel suo ultimo libro “Avere una brutta natura”, che è diventato a sua volta uno spettacolo.
Esattamente. La protagonista è una grande sciocca, che incarna il ruolo dell’antieroina che “fa e disfa” a suo piacimento, e si permette il lusso della stupidità intesa come l’uscita dalla dimensione della performatività a tutti i costi. Questo anche pensando al lavoro dell’artista: non si dovrebbe essere solamente dei prodotti di consumo e, sotto questo aspetto, penso che viviamo una crisi valoriale che si tramuta in un meccanismo da cui si può uscire solo tradendo quelle aspettative che vincolano la nostra umanità.
Ci ha parlato di un grande lavoro di ricerca, chi sono i suoi riferimenti letterari e artistici in generale?
Le direi attrici e autrici come Franca Valeri e Anna Marchesini. Ma anche Natalia Ginzburg e, dal punto di vista letterario Guido Gozzano, Patrizia Cavalli e Aldo Palazzeschi. Insomma, tutti quelli che hanno saputo giocare con la parola.
A proposito di giocare con le parole, le sue riescono a “sfondare” più pareti: dal palcoscenico alla radio, fino alla televisione. Qual è la chiave per riuscirci?
Credo che la prima richiesta vada fatta in primis a sé stessi: quando cambia il mezzo bisogna capire a chi si sta parlando. Naturalmente la vena autoriale mi ha aiutato, quasi un lato jazz che mi permette di giocarmi carte varie in diversi contesti. Parto dalla grande passione per quello che faccio, e poi è sempre un nuovo tentativo di mettersi a fuoco.
Rubando una citazione, si dice che una risata può cambiare il mondo. A suo avviso, come si ride oggi?
Credo che, paradossalmente, in questo momento la risata sia la cosa da contenere di più. Ridiamo troppo e continuamente, anche senza necessità. Una provocazione: basta aprire un profilo TikTok per suscitare vuote risate di distrazione, e questo toglie potere all’elemento critico ed eversivo della risata stessa che, spalmata su tutto, non riesce più a “bacchettare” il reale, come invece dovrebbe fare.
Un' ultima battuta: è partita da un blog per arrivare ai social, come vede il suo progetto nel futuro?
Il mio progetto lo vedo come la maglieria veneta: cerco di comportarmi come se fossi un cachemire, anche se comprendo come il concetto possa sembrare un po’ altezzoso. Vorrei però sempre lavorare attentamente sul linguaggio, proponendo una comicità inattuale, che non si lega alla stretta attualità, con la battuta che ha sempre peso relativo rispetto al ragionamento che c’è dietro. Un prodotto che ha quindi una sua complessità, ma che riesce ad infilarsi in quella dimensione in grado, auspico, di resistere al tempo. Il tutto senza rincorrere la grande massa di followers, e senza aver paura di rimanere in silenzio se non c’è nulla da dire.












