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Lu Ha, come sopravvivere con l'arte? Offrendo ai giovani in un teatro "per loro"

Cinque anni di vita per un'associazione culturale che lavora tra Arco e Riva con la missione di offrire agli studenti e ai ragazzi l'occasione di scoprire un teatro di linguaggi e temi più vicini al loro sentire. Una scommessa vinta tra tante difficoltà ma con entusiasmo. Parte così il 18 in una chiesetta sconsacrata a Varone la nuova stagione: Cantiere Teatro. Sul palco Corinna Grandi attende i risultati del test di gravidanza

Di Carmine Ragozzino - 15 ottobre 2019 - 09:30

RIVA-ARCO. Si sono dati un nome strambo: Lu Ha. È l’abbreviazione di Lusikka Harukka, (ah, bene). Un termine rilanciato - tra serio e faceto - tale professor Vladimir Patansky di Vladivostock. Lui usa Lusikka Harukka  per definire un proto-kit di sopravvivenza: forchetta e cucchiaio. Che pare sia venuto prima del mitico coltellino svizzero. Il coltellino tempo e moda resistente con il quale si può far di tutto e anche di più.

 

  Un moto di sopravvivenza, dunque, ha mosso un gruppo di appassionati del teatro per fare una serissima combriccola associativa. Ormai cinque anni fa. Il sentimento valeva allora e vale ancor di più oggi. Vogliono sopravvivere – e soprattutto far sopravvivere il loro pubblico, crescente – all’aridità di un quotidiano “a basso tasso d’arte”. O meglio, a basso tasso d'arte capace di coinvolgere i giovani.

 

 Sopravvivenza – per Lu Ha – è fare spazio a tutte le arti. Specie quelle che sanno incontrarsi in un sano meticciato di tecniche ed emozioni. Ma con una preminenza: il teatro.  Epperò un teatro dai confini labili. O, meglio, o senza confini. Il teatro, cioè, che pesca anche nella musica, nel cinema, nell’immagine. Uno slogan? Forse abusato, ma anche no: teatro giovane, per i giovani.

 

  “Cantiere Teatro”, la faticosa ma certamente galvanizzante rassegna organizzata assieme ad altre trovate aggreganti  da Lu Ha,alterna le sue proposte nella Busa, (Riva e Arco). La rassegna è stata, è e probabilmente sarà sempre di più l’impegno a coprire un vuoto anagrafico in platea. Coprire il vuoto e riempirlo di occasioni “dedicate” a chi sta sotto i 40 e anche tanto più in giù.

 È una scelta di campo lucida che Ornella Marcon, fondatrice di Lu Ha e anima di un sodalizio, spiega con appassionata chiarezza: “Nella zona della Busa – dice – l’offerta di prosa, filodrammatiche e stagioni curate per i Comuni dal Coordinamento Teatrale Trentino, stenta a coinvolgere i ragazzi, gli studenti. Noi abbiamo provato ad andare nella loro direzione. Coinvolgendoli a partire dai loro interessi. Ci sta andando bene: per i numeri, gli spettatori, ma ancor di più per come accolgono le proposte”.

 

  Ecco, le proposte. Se lavori per i giovani e con i giovani puoi, (devi), rischiare il linguaggio dell’inconsueto. E del coraggio. “L’altro teatro”, quello che non ha paura di sperimentare e di azzardare, per fortuna è ormai una realtà vitale anche in Trentino: da Portland ad Off, da Fies ad Aria, passando per Elementare, Estro e tanti altri. Collaborazioni, stima reciproca, sinergie: sta succedendo sempre più frequentemente ed è un gran bene che succeda sempre di più.

 

  “Per noi – dice ancora Ornella Marcon – lo scambio con chi ha la nostra idea di teatro è un fatto naturale. Che ci fa crescere. Che fa crescere tutti”.

E’ così che Lu Ha è cresciuta anche nella convinzione di un “si può fare” che forse – (o almeno così dovrebbe) – incomincia a far breccia anche nelle amministrazioni comunali di riferimento.

 

  Ad Arco è stretto il rapporto con l’attivo centro giovani del Cantiere 26. Quello spazio “generazionale” è il palcoscenico arcense della rassegna di Lu Ha.

A Riva, anzi a Varone, il palco si monta invece in una chiesa sconsacrata, la chiesetta del Pernone. Suggestioni a iosa per una location irrituale. Ma nel contempo casini inenarrabili per adattare la prosa ad un luogo che teatro non è. Ma va, e va bene. A Lu Ha, il kit di sopravvivenza artistica pare faccia anche miracoli tecnici. I piccoli grandi miracoli di una fede incrollabile nella funzione irrinunciabile in un teatro povero di mezzi e ricco di idee.

 È una strada – quella imboccata da Lu Ha, che ne richiama un’altra. Anch’essa di un valore che andrebbe maggiormente riconosciuto e sostenuto dalle istituzioni, (ma questa è un’altra storia, triste). In Vallagarina, ad esempio, lavora Elementare Teatro, un sodalizio che partendo dalla decentrata Vallarsa porta ottime intuizioni artistiche in paesetti che non diresti mai. Come Trambileno o Terragnolo. E anche lì funziona.

 

Proprio dal rapporto solido tra Hu Ha ed Elementare Teatro arriva il 18 ottobre, nella chiesetta del Pernone a Varone di Riva, il primo spettacolo della rassegna Teatro Cantiere.

 

  E così  Cantiere Teatro apre con il divertente e scanzonato “Cosa sarà mai?” con l’one woman show di Corinna Grandi che in attesa del risultato del test di gravidanza come entrando in un mondo onirico immagina i pregi e i difetti dell’essere madre. A seguire uno spettacolo dedicato alla giornata interazione contro la violenza di genere. Sarà la compagnia dell’orsa a portare in scena il 22 novembre lo spettacolo Nudi-Le ombre della violenza sulle donne, che si interroga su tutti gli attori coinvolti in un caso di violenza, dalla vittima, alla polizia, ad avvocati e giudici, fino alla madre del carnefice.

 

 Dopo la pausa natalizia si riparte il 31 gennaio con la compagnia veneta dei fratelli Dalla Via che portano lo spettacolo vincitore del premio Scenario “Mio figlio era come un padre per me” che racconta con disincanto il florido veneto produttivo e il dramma di un sistema di lavoro che divora la famiglia.

 

 Si torna a ridere il 21 febbraio con la stand up commedy di Dario Benedetto che ci racconta cosa vuol dire diventare padri e in qualche modo sopravvivere. Si finisce al femminile nel mese di marzo con due titoli speciali, il 6 marzo a Riva del Garda in scena un grande spettacolo, ormai un classico, “Stasera Ovulo” con una superba Antonella Questa, che ci racconta di quando la maternità invece non vuole proprio arrivare. E si chiude in gran bellezza il 20 marzo con lo spettacolo “Fame mia” di e con Annagaia Marchioro che ci propone quasi una biografia portando in scena il suo rapporto con il cibo e con la famiglia.

 

 Una stagione tda non perdere, con la novità da quest’anno del servizio di babysitting  gratuito. Dai due spettacoli di cinque anni fa ai sette di quest’anno che va ad incominciare. L’arte è davvero sopravvivenza. O meglio, è l’unico modo per vivere meglio.

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