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Nel teatro tascabile a Piedicastello l'etica vale più dell'estetica (che però non manca)

Presentata la nuova "Bella Stagione" del Portland che prenderà il via il 25 ottobre con una sfida attoriale "al buio" su un testo fornito in busta chiusa. Poi altre nove proposte che vanno nella consolidata direzione della "prosa civile" che non fugge alla complessità e agli imbarazzi della contemporaneità per affrontare guerre, migrazioni, insicurezze singole e collettive, scienza, tecnologia e futuro. Tutto senza grado di separazione tra palco e spettatore. E il confronto diventa un fatto naturale

Di Carmine Ragozzino - 15 ottobre 2019 - 16:38

TRENTO. Il teatro, il Portland, è tascabile. È tascabile in senso fisico: mignon, ottanta posti a stringersi. Stagione dopo stagione gli aficionados del Portland crescono: quei posti li occupano tutti. Nel contempo cresce una sana dimensione collettiva del teatro. Sì, perché al Portland di Piedicastello non c’è praticamente grado di separazione tra palco e pubblico. Il che porta a “vivere” lo spettacolo prima, durante e dopo in un rapporto di stimolante vicinanza.

 

  Ma il Portland non è tascabile solo in senso fisico. Vuol essere – ed è – un teatro che, volendo, ti puoi portare a casa. Certo, sedie e fari restano al loro posto. Ma le emozioni no. Le emozioni fanno parte del “pacchetto” offerto ad uno spettatore che non si tira indietro di fronte agli imbarazzi della contemporaneità. Una contemporaneità che quando si mette in prosa, fa poche mediazioni.

 

 Se c’è da sbattere in faccia la realtà, gli spettacoli del Portland non ci girano attorno. Se c’è da proporre al pensiero di non correre verso il baratro sociale, economico o ambientale, il palco del Portland  prova ad insegnare come tirare il freno.

 Accade ormai da parecchio. Succede negli appuntamenti di una stagione che si autodefinisce “Bella” non per presunzione ma per la convinzione di svolgere un ruolo civile attraverso le tematiche, i linguaggi, le interpretazioni, i dubbi o le certezze che vanno in scena. Ecco spiegato il "Bella": stagione bella per chi "la fa" prima che per chi la seguirà.

 

 Una scena – quella del Portland – che non ha invidia dei grandi ed onerosi allestimenti, che se ne infischia dei nomi di cassetta. Una proposta, insomma, che fa davvero virtù della necessità, (per lo più economica), assicurando tuttavia un dosaggio spesso vincente tra qualità artistica e sensibilità sociale. E, (perché no?) anche politica.

 

 “Il teatro civile – spiega Andrea Brunello, "registattore e direttore artistico al Portland – non è giornalismo. Chi recita da noi no fa lezioni. Semmai semina dubbi, anche quelli più scomodi. Semmai regala chiavi di lettura che ogni spettatore può usare per approfondire, ampliare. Gli attori, i registi, danno punti di vista. Ma quei punti di vista sono il frutto di lunghe, a volte sofferte, analisi”.

 

 È così che il presente invade il palco anche quando la drammaturgia parte da lontano, dal passato. È così che le storie in teatro -  frequentemente intense e coinvolgenti – sintetizzano meglio di ogni altra forma espressiva discorsi complessi ma inevitabili che vanno dalle guerre alle migrazioni, dal futuro che va troppo in fretta senza farci capire dove va davvero alla tecnologia a rischio di ingovernabilità, dai sentimenti che s’aggrovigliano al groviglio di problemi irrisolti tanto singoli quanto collettivi.

 

 Tutto questo tocca la “Bella stagione” del Portland. Un’azione artistico-sociale in dieci titoli che nelle ambizioni di Brunello e dei suo collaboratori vorrebbero moltiplicarsi in un numero indefinibile di confronti. Confronto, dialogo e forse anche scontro: se al teatro si chiede una missione, questa è la missione del Portland. Un’urgenza in un’epoca che fugge alla fatica del confronto cliccando una tastiera di cellulare e producendo il massimo sforzo solo nella ricerca dell’emoticom.

 Di alternative “La bella stagione” non difetta. Sono alternative artistiche costruite spesso sull’inedito. Ad esempio sul titolo di apertura della stagione, il 25 ottobre, che vedrà lo stesso Brunello protagonista di una sfida esperimento. White Rabbit Red Rabbit è un fenomeno teatrale mondiale mai stato ospitato in Trentino. Si tratta di un esperimento sociale in forma di spettacolo scritto dall’iraniano Nassim Soleimanpour. Il testo, ignoto, sta in una busta sigillata. Brunello lo scoprirà al mattino e lo interpreterà la sera. Curioso eh?

 

 Si continua l’8 novembre con La donna più grassa del mondo, una produzione Centro Teatrale MaMiMò. Il drammaturgo Emanuele Aldrovandi tocca il tema esistenziale di cosa siamo disposti a fare pur di raggiungere la felicità, anche se per farlo mettiamo a rischio la nostra vita e quella degli altri. La storica compagnia sarda Cada Die Teatro ci porta a Cagliari nel 1943 con Cielo Nero, dove alla tragedia collettiva della guerra si aggiunge quella di due fratelli, uno soldato e l’altro no, con la consapevolezza che l’unica sicurezza nella vita è che non si è mai al sicuro.

 

 Gli Eccentrici Dadarò chiudono la programmazione 2019 con la commedia francese Tutto quello che volete di di Matthieu Delaporte e Alexandre de la Patellière. Lo spettacolo, già previsto nella stagione passata ma sfortunatamente annullato, va in scena il 13 dicembre, e ci porta a riflettere sul paradosso della troppa felicità: dobbiamo essere infelici per essere creativi? In altre parole: troppa felicità ci rende infelici?

 

 Il nuovo anno si apre con lo spettacolo vincitore di InBox 2019, Farsi Fuori, di Luisa Merloni, in scena il 10 gennaio. Il tema questa volta è della maternità e di come a volte subiamo le decisioni di altri. Uno spettacolo molto divertente ma dalle profonde implicazioni filosofiche. Il 24 gennaio è il momento di Mare morto, di Officina Teatro. Teatro iper-realista e di grandissima attualità sul problema dei migranti. Una storia drammatica e durissima che però vuole aprirci gli occhi sull’umanità di tanti che rischiano la vita e quella dei loro cari per cercarne una migliore.

 La compagnia Arditodesìo torna al Portland il 7 febbraio con Noi, Robot una riflessione sull’intelligenza artificiale e su cosa voglia dire Essere Umano. Lo spettacolo torna a Trento dopo una importante tournée nazionale. La Bella Stagione continua il 6 marzo con un’altra compagnia trentina, Elementare Teatro, che presenta la sua nuova produzione Humana. Lo spettacolo prende le mosse dalla constatazione che la nostra società è pronta a qualsiasi sacrificio, incluso la nostra libertà personale, pur di allungare la vita ed eliminare ogni malattia. Il 20 marzo sarà la compagnia lombarda Teatro Invito a portarci nel mondo di Herman Melville con Bartleby, la storia di un uomo che si rifiuta di vivere in un mondo che fatica a capire.

 

 Infine, a chiusura di stagione, il Teatro Portland ospita uno spettacolo divertente ma estremamente profondo e provocatorio, che va ad analizzare quale sia la differenza tra il vivere e il sopravvivere. Questa è la domanda esistenziale di I Will Survive, produzione di Qui e Ora Residenza Teatrale in scena il 3 aprile.

 

 Dieci titoli, dieci esperienze diverse ma un legame forte tra una proposta e l’altra. È il legame dell’impegno, di una visione del teatro che all’estetica preferisce l’etica. Un teatro di scopo che per fortuna in Trentino si sta affermando con continuità e autorevolezza nel lavoro di altri sodalizi che con il Portland fanno “rete” come Aria Teatro, Estro/Teatro E ma anche in quello di molte altre realtà non più marginali e ignorabili nel panorama culturale trentino del coraggio e della vitalità. 

 

 

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