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Nessun restauro per Castel Malosco. Bisesti: "Necessità di portare a termine la fase diagnostica". Coppola: "La Pat deve occuparsene"

Pur essendo di proprietà provinciale, dagli anni '80 Castel Malosco è abbandonato al suo destino. Un bene storico-artistico straordinario che andrebbe recuperato e valorizzato individuandone la destinazione d'uso. Bisesti: "Attualmente nel programma di legislatura non sono previsti interventi specifici su Castel  Malosco"

Di Arianna Viesi - 09 novembre 2019 - 12:47

MALOSCO. Tra castelli, ruderi, rocche e cinte murarie, il Trentino vanta un patrimonio storico-artistico e architettonico straordinario. Alcuni di questi castelli (basti pensare al Buonconsiglio, Castel Beseno o Castel Thun) sono in mano pubblica e ospitano, spesso, mostre ed esposizioni. Altri ancora sono abitati ma rimangono in parte visitabili.

 

Tra questi potrebbe esserci anche Castel Malosco. Il condizionale è d'obbligo perché, dagli anni '80 (pur essendo di proprietà provinciale) il maniero noneso è stato pressoché abbandonato al suo destino. Di qualche mese fa l'intervento di Lucia Coppola (Futura) che chiedeva alla Giunta di intervenire per il recupero e la valorizzazione di un bene di interesse storico e culturale di tale rilievo (individuandone, anche, la destinazione d'uso). 

 

Ad oggi, però, pare che Piazza Dante non voglia muovere un dito. L'assessore Bisesti infatti, pur riconoscendo l'importanza storico-culturale del maniero e la necessità "di portare a termine la fase diagnostica e di riavviare un progetto culturale e gestionale sostenibile che dia obiettivi chiari al restauro", non ha previsto alcun intervento specifico.

 

Castel Malosco sorge nell'omonimo paese. I primi documenti riguardanti il maniero risalgono al 1188 ma il primo riferimento esplicito al castello è contenuto nel testamento, del 1228, di tale Pietro di Malosco che lo lasciò in eredità ai fratelli Bertoldo ed Enrico. Il castello passò poi di mano in mano fino ad arrivare, nel '500, ai Guarenti che lo mantennero fino al 1820. Passò, in quest'anno, al demanio austriaco che vi insediò l'ufficio giudiziario di Fondo. Tra le curiosità legate al castello c'è anche questa: qui nacque Fortunato Depero, il cui padre viveva nel maniero in quanto dipendente dell'amministrazione austriaca.

 

Dopo varie vicissitudini, la proprietà di Castel Malosco fu trasferita al Demanio della Provincia di Trento con D.Lgs. 21 dicembre 1998, n. 495. L’immobile è inoltre vincolato con Dm del 16 ottobre 1948, ai sensi della L. 1089 del primo giugno 1939. Sede prima della pretura di Fondo e poi di quella del Libro Fondiario, dagli anni’80 venne lasciato inutilizzato dall’amministrazione pubblica. Da allora il castello ha subito un forte degrado anche se non in maniera irreversibile.

 

Nei primi anni duemila Castel Malosco divenne oggetto di diversi studi che avrebbero dovuto portare alla stesura di un progetto preliminare di recupero e valorizzazione. I costi stimati dell'intervento ammontavano a circa sei milioni di euro. Si dava quindi corso, considerate le risorse a disposizione, alla progettazione preliminare e definitiva del solo consolidamento strutturale, su un importo stimato di circa 900.000 euro. Dalle indagini, però, a quanto pare, emersero criticità in ordine alla stabilità del versante, alla presenza di cospicui riporti interni non indagati ed inoltre all’opportunità di definire l’effettiva necessità di operare un importante intervento per rendere fruibile l’unico vasto locale del Castello, ovvero il sottotetto.

 

Tutto fermo, insomma. Il castello aspetta ancora e, ad oggi, Piazza Dante non sembra volerci mettere mano. L'assessore Mirko Bisesti, infatti, pur riconoscendo che "Castel Malosco potrebbe offrire spazi utili per la divulgazione e valorizzazione del patrimonio culturale, paesaggistico e naturalistico e in generale per la promozione del territorio", sembra fermo al punto di partenza.

 

"Attualmente - continua - nel programma di legislatura non sono previsti interventi specifici su Castel  Malosco, considerato, come sopra detto, la necessità di portare a termine la fase diagnostica e la necessità di riavviare un progetto culturale e gestionale sostenibile che dia obiettivi chiari al restauro".

 

Non sembra esserci pace per il povero castello. Per i prossimi quattro anni, quindi, nulla da fare: non sono previsti interventi specifici sul maniero.

 

Lucia Coppola rinnova dunque l'invito a riconsiderare "un progetto culturale e gestionale sostenibile e con obiettivi chiari di restauro. Castel Malosco è di proprietà provinciale e di conseguenza è la stessa Provincia a dover istruire un percorso di restauro che permetta una futura apertura al pubblico".

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