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Torna la Locandiera pop che trasloca Goldoni nel presente. In allegria

Questa sera, 11 gennaio, a Meano e domani sera a Pergine replica dopo il successo del debutto a Villazzano "Esprit de pommes de terre" di Andrea Saitta. Tra parole, mimo, danza, circo, equilibrismi e sorprese una Mirandolina "muta" tiene banco in un ritmo serrato di trovate creative e divertenti. Occasione da non perdere

Pubblicato il - 11 gennaio 2019 - 10:08

TRENTO/PERGINE.  Quando anche Mirandolina perde le parole, è segno che sul palcoscenico del Teatro di Meano e del Teatro comunale di Pergine sta andando in scena La Locandiera – Esprit de pomme  de terre, la nuova produzione firmata ariaTeatro, TeatroE, Compagnia dell’Arpa e Compagnia Decalé in doppia replica (11-12 gennaio 2019). La Locandiera  dopo aver debuttato al Teatro di Villazzano  con grande successo arriva anche al Teatro di Meano questa sera 11 gennaio 2019 alle ore 20.45 e al Teatro di Pergine sabato 12 gennaio alle ore 20 (quest’ultimo è un evento riservato agli under30) ad un anno dalla sua nascita. Sì, perché un anno fa Andrea Saitta, il regista dello spettacolo, vinceva con lo studio di questo spettacolo l’edizione 2017 del Festival Internazionale di regia teatrale Fantasio.

 

 Uno spettacolo, quello allestito da Saitta e recitato con pefette sincronie dai suii giovani attori, che ci si permette di raccomandare caldamente a quanti sono convinti che la rivisitazione di un classico vicina allo stravolgimento non sia eresia ma azione tanto virtuosa quanto intelligente per coinvolgere il pubblico con una abbondante dose di sorprese senza mancare di rispetto all'impostazione goldoniana.

 

 Una Locandiera che tiene in equilibrio divertententissimo prosa, arti circensi e perfino i cartoni animati (viventi) è un'esperienza decisamente coraggiosa, inedita, creativa e corroborante.

 

 Lo studio vincitore ha portato a una coproduzione tra TeatroE, ariaTeatro, Compagnia dell’Arpa e Compagnia Decalé (quest’ultime due realtà siciliane) e alla produzione dell’intero spettacolo. In scena una Mirandolina muta interpretata da Roberta Lionetti e i personaggi maschili interpretati da Norman Quaglierini, Ivan Graziano e Dario Battaglia pronti a far rivivere il grande classico di Carlo Goldoni – La Locandiera – seguendo però lo stile di Andrea Saitta tra clownerie, mimo e danza.

 

 Il lavoro si è concentrato e si sviluppa soprattutto su due aspetti: il passaggio dalla commedia dell’arte al dramma borghese che Goldoni inizia con La Locandiera, quindi la profondità dei personaggi che non sono più legati all’improvvisazione e allo stereotipo delle maschere, ma iniziano ad avere una psicologia e un percorso emotivo; e la sfida di rappresentare il testo partendo dal corpo inserendo il mimo, la danza e il clown teatrale.

 

 La performance si sviluppa in una serie di scene, dal ritmo molto serrato e dalla linea comica che, con precisione matematica, rapisce lo spettatore portandolo all’interno di un mondo fatto di silenzi, sguardi e risate.

 

 Il Marchese nel primo atto di questo libero adattamento dichiara: “Una Mirandolina muta! Ahaha non oserebbe tanto neanche il più spettinato dei capocomici in teatro…” e invece la chiave di lettura del regista è proprio tutta lì. Mirandolina, infatti, senza dire una parola, conserva la sua forza e l’indipendenza tipica di una donna moderna; resta immutata invece la storia del capolavoro di Goldoni. Un modo per far rinascere un grande classico italiano rivisitandolo in chiave contemporanea.

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