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Balasso e la Bancarotta dei valori

Mercoledì 20 torna la stagione del teatro di Pergine con la rivisitazione di Goldoni per mano della bravissima regista Serena Sinigaglia che si affida alla personalità di Natalino Balasso e di un cast affiato per narrare le vicende finanziarie di Pantalone che sono un salto nell'attualità. Dal Settecento all'Italia di oggi il salto è, purtroppo, breve

Pubblicato il - 18 novembre 2019 - 14:02

PERGINE. Raddoppia la regista Serena Sinigaglia nella stagione teatrale di Pergine. Torna in scena a pochi giorni di distanza dall'ottima proposta di Simenon rivisitato dalla bravissima e innovativa regista che con "La camera azzurra" la scorsa settimana ha affascinato e soddisfatto il pubblico grazie alla costruzione di una storia decisamente intrigante e ad una recitazione  di livello per un noir psicologico di impatto e coinvolgimento.

 

 Mercoledì 20 novembre 2019 alle ore 20.45 al Teatro di Pergine andrà in scena "La bancarotta",  una rivisitazione attualizzata del testo del grande drammaturgo veneziano Carlo Goldoni. Lo spettacolo racconta della bancarotta di un mercante calata tra i problemi di oggi. Vitaliano Trevisan riscrive un testo poco frequentato di Carlo Goldoni con il suo stile pungente e sincopato, implacabile e sarcastico; mentre Natalino Balasso guida un cast corale.

 

 Un testo, quello di Goldoni, che oltre a non essere affatto lontano dall’attualità, segna una svolta epocale: a partire da un canovaccio della Commedia dell’Arte, gradualmente le maschere cadono in disuso e inizia a delinearsi un’idea di testo più determinato ed esteso, contrariamente alla prassi del recitare a soggetto, esercitata fino ad allora. Utilizzando il testo di Goldoni come solido appoggio, Trevisan delinea una caustica rappresentazione dell’Italia di oggi.

 

 Le disgrazie finanziarie che affliggono il povero Pantalone non sono solo il frutto di errori e debolezze, ma sono il risultato simbolico e paradigmatico di una più vasta disgregazione di valori della società della sua epoca. Il fallimento del mercante è calato tra i problemi del Bel Paese di oggi, così la dissolutezza del Settecento veneziano si amplifica nell’Italia degli anni Duemila.

 

  Ecco una recensione dello spettacolo prodotto dallo Stabile di Bolzano uscita in maggio sull'Alto Adige. "La bancarotta” di Vitaliano Trevisan -titolo dell’ultima produzione stagione del Teatro Stabile  è un’intrigante rielaborazione dell’omonima commedia giovanile di Carlo Goldoni. Rappresentata al Teatro San Samuele di Venezia durante il carnevale del 1741, mantiene la struttura del canovaccio della Commedia dell’Arte con la sola parte del protagonista interamente scritta per delineare il suo “carattere” secondo i principi della nascente riforma goldoniana. Nello specifico si tratta del mercante Pantalone, “uno di quelli che rovinano se medesimi e tradiscono la propria famiglia, e i corrispondenti e gli amici, con piena malizia e fraudolenta condotta”.

 E gli stessi attributi morali e comportamentali sono mantenuti nella rielaborazione di Trevisan che trasferisce l’intreccio narrativo nella nostra contemporaneità attraverso una serie di interventi drammaturgici molto incisivi: semplifica il testo e lo filtra nel linguaggio odierno; cancella alcuni personaggi secondari e li sostituisce con altri funzionali al progetto come la losca figura di Don Marzio che ricorda l’omonimo e torbido personaggio della goldoniana “Bottega del caffè”, due sarti e Rosetta, madre della cantatrice Clarice innamorata dell’ex tossico amletico Leandro che si danna l’anima per cercare di riassestare i disastri del padre Pantalone al quale Trevisan riserva un finale drammatico, ascrivibile alla cronaca nera d’oggi piuttosto che alla morale conciliante cara a Goldoni. Si sentirà lo sparo risolutore di una pistola. Gli altri protagonisti derivano dai ruoli fissi della Commedia dell’Arte e sono adeguati agli stereotipi sociali nostri contemporanei. Da queste indicazioni testuali la regia di Serena Sinigaglia, efficace e costruttiva, impagina uno spettacolo di raffinata e geometrica precisione.

 

 Il cocainomane Pantalone di Natalino Balasso, interpretato con passione e spessore artistico, manifesta il suo “carattere” dissoluto e fallito espresso da un repertorio verbale e gestuale lucidamente tratteggiato nelle sue sfumature umane che sprigionano una comicità amara e ricca di spunti drammatici. E’ un animale ferito da chi lo circonda, a partire dal Conte assunto con maestria da Fulvio Falzarano con i suoi tratti sprezzanti e le battute taglienti. A dilapidare il patrimonio di Pantalone concorre la nuova moglie, una donna dell’Est affidata alla brava Marta Dalla Via che affronta con disinvoltura anche l’avvocato divorzista affidato a Massimo Verdastro. Manifestano sogni e frustrazioni i giovani (Leandro di Denis Fasolo, Truffaldino di Raffaele Musella, Brighella di Giuseppe Aceto, Clarice di Celeste Gugliandola figlia della spacciatrice Rosetta di Carla Manzon). Un mondo comico e di grottesca follia. (Massino Bertoldi)

 

 

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