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La Locandiera che s'aspettava da un anno

Debutta domani sera, sabato 24, a Villazzano "Esprit de pomme de terre" di Andrea Saitta che è diventata uno spettacolo fatto e finito dopo il sorprendente "corto" che nel 2017 vinse alla grande il Festival di regia Fantasio. Circo, mimo, danza, equilibrismi e sorprese in rapida sequenza per portare l'opera di Goldoni dentro il contemporaneo senza volergli male.

Di Carmine Ragozzino - 21 novembre 2018 - 10:17

TRENTO. Quando un anno fa vinsero il Fantasio goldoniano al teatro di Villazzano condensarono in quindici travolgenti minuti tutto quello che di sorprendente si può inventare manipolando un classico senza volergli male.

 

 I quindici minuti ad altissima intensità emotiva di "Esprit de pomme de terre". firmati da Andrea Saitta, meritavano - imploravano perfino - uno sviluppo. Troppo intrigante quella Locandiera che fa del mutismo una spiazzante inno al potere femminile. Troppo intriganti quei molleggiati di attori che recitano più di corpo che di favella, trasformando il palco in un circo di equilibrismi e trasportando storia e personaggi dentro un cartone animato di idee ma vivente di passione. Finalmente "La Locandiera" di Saitta, Lionetti, Graziano e Quaglierini è diventata grande. Intera. Non più un magnifico "studio".

 

 O meglio, la Locandiera è cresciuta in durata, struttura e misura per diventare un lavoro fatto e finito che costruito a Villazzano durante una residenza estiva debutterà sabato sera. Un debutto che si deve all'impegno di TeatrroE, Aria Teatro, Compagnia dell'Arpa e Compagnia Decalè.

 

 Sì, perchè l'unione fa la forza e qualche volta anche piccoli miracoli economici. Inutile bluffare: qui si raccomanda di non mancare l'evento  in barca ad ogni equilibrio ed ogni distanza critica perchè se il buongiorno si vede dal mattino, (di un anno fa) la serata di sabato sarà certamente segnata dalla luce di un'esperienza originale e inedita. Il "liberamente tratto" di Saitta è, infatti, libertà pura, Libertà di giocare con un autore e un testo monumento per aggiornarlo nel linguaggio scenico e portarlo a confrontarsi con la contemporaneità in un crescendo di sorprese e di divertimento.

 Esprit de pomme de terre debutterà domani alle 20.45, esattamente a un anno dalla sua nascita. Tre settimane di residenza estiva a Villazzano tra giugno e luglio per creare Esprit de pomme de terre, la Locandiera di Saitta, tra clownerie, mimo e danza; con l’obiettivo di far rivivere nuovamente il grande classico di Carlo Goldoni. Con questo debutto parte anche la coraggiosa stagione che Mirko Corradini e lo staff del teatro di Villazzano hanno voluto dedicare quest'anno al premio Fantasio, la gara di regia che da quasi 20 anni mette in competizione talenti non solo italiani che si cimentano negli "studi" su un unico autore e un unico testo. Sono statoi scelti alcuni dei vincitori del Fantasio degli ultimi anni e sono stati invitati a presentare a Villazzano alcuni dei lavori che hanno caratterizzato il loro percorso artistico dopo la vittoria al Fantasio. E se ne vedranno davvero delle balle.

 

Tornando alla Locandiera, il lavoro - spiega il regista - si è concentrato e si sviluppa soprattutto su due aspetti: il passaggio dalla commedia dell’arte al dramma borghese che Goldoni inizia con la Locandiera, quindi la profondità dei personaggi che non sono più legati all’improvvisazione e allo stereotipo delle maschere, ma iniziano ad avere una psicologia e un percorso emotivo; e la sfida di rappresentare il testo partendo dal corpo inserendo il mimo, la danza e il clown teatrale.

 

  La performance si sviluppa in una serie di scene, dal ritmo molto serrato e dalla linea comica che, con precisione matematica, rapisce lo spettatore portandolo all’interno di un mondo fatto di silenzi, sguardi e risate. Il Marchese nel primo atto di questo libero adattamento dichiara: “Una Mirandolina muta! Ahaha non oserebbe tanto neanche il più spettinato dei capocomici in teatro…” e invece la chiave di lettura del regista è proprio tutta lì. Mirandolina, infatti, senza dire una parola, conserva la sua forza e l’indipendenza tipica di una donna moderna. Resta immutata invece la storia del capolavoro di Goldoni, un modo per far rinascere un grande classico italiano rivisitandolo in chiave contemporanea.

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