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Violenti e disperati nel rapimento dell'autore di "Trainspotting"

Venerdì 19 debutta al teatro di Villazzano, nel percorso delle Residenze, lo spettacolo "Immagino tu sia già andato in buca" diretto da Nicola Piffer che ha scovato e riadattato un testo come sempre crudo e poco elegante di Irvine Welsh con quattro giovani in scena per raccontare la violenza e la disperazione di un intreccio tra poveri cristi

Di Carmine Ragozzino - 17 aprile 2019 - 09:42

TRENTO. Con Irvine Welsh non si sta tranquilli. L’uomo - lo scrittore, autore – è quello di “Trainspotting”: pugni nello stomaco senza nessun cedimento al politically correct e nemmeno all’eleganza. Ceffoni in faccia al pubblico dei benpensanti sordi e ciechi di fronte agli squilibri di una società che produce devianze e tossicità come estremo ed autolesionistico rifugio.

 

 Sesso, droga e rock’n’roll nella Gran Bretagna di Welsh e di Trainspotting erano più involuzione che rivoluzione. E la crudezza – sconvolgente – è vocabolario. Se “Trainspotting” ha fatto storia imbarazzante passando dallo scritto alla scena – (il cinema ed il teatro), esistono di Welsh testi meno noti ma non meno impattanti. Uno di questi testi lo ha scovato il buon Nicola Piffer: giovane cresciuto a pane e prosa nella fucina di Estroteatro, membro del team organizzativo e creativo del teatro di Villazzano. Il lavoro? “Immagino tu sia già andato in buca”, un eufemistico giro di parole all’inglese per buttarla in amplesso.

 

 Ebbene, la scoperta di un Welsh inedito nell’archivio di Estroteatro ha folgorato Piffer che già doveva essere stato impressionato non poco – così come il pubblico di allora – quando la stagione del Fantasio a Villazzano diede il palco ad una versione senza fronzoli di “Trainspotting”.  Piffer si è messo in testa di portare “Immagino tu sia andato in buca” sul palco per la sua seconda prova di “residenza” a Villazzano – lo scorso anno fu l’intrigante “Cosmolife” – e venerdì 19 lo spettacolo debutterà.

 

 La storia? Storia di violenza. L’ambiente? Quello disperato dei diseredati protagonisti di malvivenze. Un rapimento tra poveri cristi che hanno pendenze da saldare in quell’Edimburgo che nelle pagine di Welsh è territorio per nulla bucolico e per nulla poetico. Una vicenda a quattro nella quale la vendetta si mischia a qualche forma malata d’innamoramento per una piece dal ritmo incalzante ma poco rassicurante. “Certo – spiega Piffer – la scommessa è forte. Con Welsh non si scherza e portare la violenza sul palco non è mai semplice.   Ma è stato proprio questo aspetto ad interessarmi. Il testo offre l’occasione di riflettere sulla violenza ma anche sulle possibilità di redenzione”.

 

 Come dire che dello spettacolo la trama è sì importante ma è molto più importante il tratteggio dei caratteri scomodi dei personaggi, i loro ingorghi interiori, le crisi, il baratro umano ma anche la debole luce di qualche speranza. Faccenda seria dunque per uno spettacolo che Nicola Piffer ha affidato alle parole e ai gesti di Lorenzo Marchi, Federica Scarpinato, Angelique Romanelli e Emanuela Borga. Due di loro hanno già calcato le scene.

 

 Due sono alla prima prova dopo i corsi di Estro. Per Villazzano “Immagino tu sia già andato in buca” è un ennesimo passaggio nel progetto che con coerenza e passione mette a disposizione spazi ed energie a chi vuol sperimentare un teatro che non si riduce al solo giorno dello spettacolo. Le residenze permettono di costruire la proposta al teatro di Villazzano, vivendo tutte le fasi che vanno dall’allestimento alla messa in scena in una proficua dimensione di confronto e di scambio con chi il teatro gestisce e frequenta. E forse proprio per questo carattere di prosa “vissuta” anche collettivamente – tra esperienze che si intrecciano e si danno una mano prova dopo prova – una proposta frutto di residenza merita l’attenzione e la partecipazione del pubblico come e più di quella che si registra nell’ufficialità delle stagioni. Il mondo marcio di Irvine Welsh, poi, è ovviamente un motivo di ulteriore curiosità. Così come  lo è la musica - colonna sonora doc - che per Welsh è tutto meno che contorno alle scene.

 

 Un motivo di attualità se è vero che la violenza e l’arretramento morale sono purtroppo diventati una costante del medioevo quotidiano nel quale ci tocca campare.

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