Yerma, la donna è di nuovo al centro
Venerdì 29 e sabato 30 marzo debutta al teatro di Villazzano lo spettacolo che Mirko Corradini dirige ispirandosi al testo di Federico Garcia Lorca per chiudere la fortunata stagione dedicata al premio Fantasio. Raccontando il dramma della sterilità un parallelo inquietante tra ieri e oggi per ribellarsi a chi vorrebbe riportare la società al Medioevo dei diritti.

TRENTO. Chissà se è un trip. O una mania. Certo è che nell’uno e nell’altro caso ripetere – e ripetersi – fa tutto fuorché male. Mirko Corradini – registattore e direttore artistico del teatro di Villazzano – non perde occasione per spendere quel che sa e può per ripagare almeno in minima parte il debito che ogni maschio che non sia cerebroleso ha nei confronti della donna.
Corradini lo fa sul palco. E lo fa dietro il palco. Lo fa senza presunzione e senza furberia. Lo ha fatto mettendo a nudo tra il faceto, (poco) e il serio, (tanto), la sua “invidia” della maternità con “Voglio essere incinto”. In quello spettacolo –un monologo senza rete e certamente rischioso – celebrò un paio d’anni fa il fisico e lo psichico di una condizione che impone all’uomo un complesso processo di crescita. Con la maternità un Corradini saltuariamente attore ha giocato anche recitando e gigionando.
È successo poche settimane fa con “Uno di voi – centrata regia di Roberto Marafante – commedia comica nella quale ancora una volta i maschi vengono chiamati ed essere meno bambineschi e un po’ più maturi. Ma se non c’è due senza tre diventa normale che il Corradini regista insista sul tema. E che lo faccia azzardando.
L’azzardo si chiama “Yerma”, la piece che venerdì 29 e sabato 30 debutterà a Villazzano dopo un intenso lavoro di ricamo e rivisitazione di un autore non semplice quale è Federico Garcia Lorca. “Yerma” chiuderà la prima stagione con la quale il Teatro di Villazzano ha riportato a casa alcuni registi che hanno saputo lasciare segno nelle tante edizioni del Premio Fantasio.
Dei registi che seppero incuriosire e stupire concentrando in un quarto d’ora la diversità creativa che può essere ispirata da un testo comune la stagione del Fantasio ha onorato i percorsi. E a giudicare dalla qualità delle proposte e soprattutto dalla gratificata reazione del pubblico, (sorprendentemente e felicemente numeroso a tutte le date del calendario) si è capito quanto il Fantasio sia stato e sia una bella fucina di sensibilità, curiosità e impegno per la prosa che tiene in equilibrio sostanza e forma, divertimento e messaggio, classicità e contemporaneità. “Yerma” chiude la prima stagione del “Fantasio dopo il Fantasio” e Mirko Corradini alza il tiro.
La donna è sempre al centro. Al centro c’è il parallelo tra un passato nemmeno tanto remoto – Lorca ambienta il suo scrivere nel 1934 – e un presente che sembra drammaticamente orientato a precipitare all’indietro, verso culture e società oscure e imbarazzanti.
“Yerma” è la storia di una donna sterile in un mondo nel quale la donna che non figlia diventa nulla al punto da annullarsi nelle ossessioni interiori e nella prigionia delle convenzioni. “Yerma” prova a resistere. “Yerma” non è né arida, né desertica, né disabilitata: questo significa Yerma in spagnolo. Yerma è solo una donna che non può avere figli. Il dramma di allora – dunque – e la regressione di oggi.
Un oggi ammorbato da un culturame dove sguazzano sempre più ciarlatani del Medioevo da anni 2000. Un oggi che rimette in ballo diritti e conquiste – quelle femminili prima di tutto – bestemmiando sia la fede che il progresso.
Per “Yerma” Mirko Corradini si è affidato ad attori “di famiglia” – la famiglia di TeatroE/Estroteatro –dirigendo Andrea Deanesi ed Emilia Bonomi. Quest’ultima – quasi al termine di una gravidanza – porterà probabilmente ancora più verità nell’interiorizzare e nel trasmettere tema e clima dello spettacolo. Con Deanesi e Bonomi saranno sul palco anche Noemi Grasso e Alfonso Genova, due giovani che non sono passati inosservati nello splendido Macbeth firmato dalla Sinigaglia per la terza prova della Compagnia Regionale di prosa voluta da Centro Santa Chiara, Stabile di Bolzano e Coordinamento Teatrale Trentino.
“E’ stata una grossa sfida .- spiega il regista – che abbiamo cercato di affrontare con umiltà e rispetto di fronte ad un grande testo ed un grande autore. Teatro di ricerca? Teatro classico? Non lo so. Per noi è prosa."
Ma anche con la prosa si può affermare il dovere di ribellarsi a chi vorrebbe catalogare come "difettoso" chiunque crede nella parità di genere, chi forma famiglie ed unioni fatte di amore e rispetto anziché di canoni antistorici e di ipocrite apparenze.












