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"Cercando Toto" si trovano i premi

Il viaggio in prosa e musica alla ricerca di un'Italia che sappia ridare un senso ai suoi valori più importanti e unificanti ha fatto incetta di riconoscimenti alla selezione Uilt di Trento ed ora è in rampa di lancio verso la finale nazionale del concorso dell'Unione Libero Teatro. Il regista Sestito, il protagonista Catanzaro, il cantante Cappelletti e l'affiatato gruppo di musicisti sono un tutt'uno in un lavoro coraggioso nei contenuti ma di grande empatia da far conoscere e circuitare

Di Carmine Ragozzino - 03 febbraio 2020 - 11:59

TRENTO. “Voglio trovare un senso a questa storia…”. Vasco non si offenderà della manipolazione ma il verso di una delle sue innumerevoli belle canzoni ci viene comodo. Quindi tant’è.  Si prende Vasco. Lo si inverte e lo si adatta ad un teatro che se sposa la musica resta teatro ma è meglio del solo teatro.

 La storia di “Cercando Toto” un senso ce l’ha. Eccome. È la ricerca di un collante – ideale e pratico - capace di rendere l’Italia finalmente nazione. Le differenze regionali, (culturali), sono infatti importanti solo se sanno integrarsi. L’una con l’altra.

 

  “Cercando Toto” non è un lavoro di prosa sonora che Rocco Sestito – regista e scrittore che domicilia il cuore tra nord e sud, tra Trento e Calabria – ha costruito e fatto debuttare qualche anno. Per rieditarlo e rinvendirlo nelle scorse settimane.

 

 Lo spettacolo, infatti, ha concorso al premio nazionale indetto da UIilt, Unione Italiana del libero teatro che ha anche in Trentino una sezione attiva e appassionata nel dare spazio e promozione ad un’amatorialità segnata dall’ambizione di un buon tasso di qualità. Quattro proposte si sono confrontate nel piccolo teatro di Gardolo durante un gennaio di curiosità e di intensità da palco. Quattro proposte diverse alquanto l’una dall’altra si sono sottoposte alla valutazione di una giuria che alla pari di quanto succede attraverso la Uilt in altre regioni italiane doveva indicare uno spettacolo da proiettare in un’altra selezione, ancor più ardua. Trenta spettacoli tenteranno di aggiudicarsi la finale – tra otto lavori - che si svolgerà in Sicilia.

 Ebbene, “Cercando Toto” ha fatto il pieno di riconoscimenti ed è in rampa di lancio per la vetrina nazionale. Un successo indubitabilmente meritato, perché “Cercando Toto” è un piatto ricco di sapori intensi e sapientemente dosati.

 

 C’è la storia: il viaggio nel tempo lungo 150 anni di un meridionale. Viaggio dentro una complicata “unità d’Italia” fino ad un presente che di unito e soprattutto maturo pare avere davvero poco.  C’è il contorno che per la verità contorno non è se è vero che in “Cercando Toto” la musica e la canzone sono a loro volta narrazione.

C’è una regia che lascia fuori dal teatro fronzoli e retorica: essenziale ma attenta a garantire il giusto equilibrio tra parole e suoni, tra concetti e testi di un patrimonio popolare che sa comunicare anche attraverso il ritmo.

 

  Ma comunicare cosa? Beh, forse ed appunto l’Italia “incompiuta”, l’Italia che potrebbe, dovrebbe, fondere nord e sud, est ed ovest ma che si smarrisce invece nella retorica parolaia, depotenziando le sue risorse e, alla fine, sbiandendo il significato dello stesso tricolore.

 

 Amarezza? Forse sì, ma non abbastanza amara da annullare del tutto l’ottimismo. In “Cercando Toto” c’è la speranza, perfino la certezza, che un “nuovo e fresco vento si alzerà”. Di quel vento – così come di quel Toto che è un’aspettando Godot 2.0 – nello spettacolo non c’è descrizione.  C’è tuttavia un’evocazione che ognuno può immaginare in una scala di valori che hanno urgente necessità di difesa e rivitalizzazione nell’Italia che oggi sembra regredire ogni giorno di più: l’onestà, la giustizia, la solidarietà, la competenza, la concretezza e molto, troppo, altro.

 

 Vito Catanzaro è l’attore che cercando Toto trova un’interpretazione di grande credibilità e di notevole impatto non solo tecnico. Lui i valori non li cita. Ma li esalta in un mix tra dialetto e lingua nazionale, tra gesto e recitazione. Conferma, Vito, che il professionismo teatrale non è necessariamente l’iscrizione all’anagrafe degli attori professionisti.

 

 Poi i compagni di viaggio, di palco e di note: il gruppo, la banda. Denis Cappelletti, Gabriele De Feo, Andrea Lorusso, Roberto Bertocco, Alessandro Mosna e Alessio Rossi. Sono valenti e rodati musicisti ai quali Rocco Sestito ha chiesto di più delle verificate abilità  nel governo dei loro strumenti.

E la richiesta è stata esaudita nel momento in cui la colonna sonora – (brani tradizionali del sud) – diventa essenza dello spettacolo per la forte empatia che i musici mettono in scena tra loro e con il pubblico.

 

 Va dunque da sé che “Cercando Toto” abbia conquistato i favori della giuria che a Trento doveva scegliere tra “Una storia assurda” della Compagnia dei Giovani, “Una storia indecente” del Gruppo Teatrale Giovanile e “Improvedibili” di un curioso gruppo di improvvisatori per divertimento.

 

 Alla fine hanno vinto il concorso Uilt il regista, Rocco Sestito, il mattattore Vito Catanzaro e Denis Cappelletti, il cantante che chiamare solo cantante riduttivo. Quest’ultimo, infatti, è una sorta di Zelig dell’ugola con simpatia: che sia rock internazionale o nazionale, che sia cantautorato o divagazione hard, Cappelletti non passa mai inosservato per la sua attitudine a vestire di personalità le cover o i brani inediti.

 Trovate un altro che in Trentino sappia passare con scioltezza da Tom Waits a “Calabresella” senza deragliare e capirete perché la targa che Cappelletti porta a casa assieme ai poliedrici Lorusso, De Feo, Bertocco sia un premio sacrosanto.

 Ma al di là delle targhe singole quello che conta è la targa comune assegnata a “Cercando Toto” – (applaudito e probabilmente vincente anche nella selezione Uilt di Spinea). È la targa con scritto “buon teatro per buone idee” che ci permettiamo di assegnare noi dopo aver assistito a queste come ad altre produzioni di Rocco Sestito.

 La compagnia che guida – la Cassiel Project – si cimenta spesso negli azzardi di un teatro dalle tematiche d’impegno e dalla struttura che contamina spesso prosa, danza, pittura e altre forme di espressività.

 

 E’ un teatro che meriterebbe più attenzione da parte di chi per compito istituzionale e rituali dichiarazioni di intenti dovrebbe sostenere e far circuitare (almeno in Trentino) chi si sforza di non proporre banalità

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