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Con L'OrchExtra Terrestre la distanza unisce

Il gruppo inter-etnico intermittente, (concerti, incisioni e lunghe pause) è tornato oggi mettendo in rete la clip costruita suonando contemporaneamente in Trentino, in Piemonte, a Barcellona, Parigi e Cile. Tra ladino e inglese, armonie, cori e rap "Elbes Dolomic" è una nuova testimonianza di come la musica possa far abbracciare anche da lontano tanti musicisti di diversa formazione ma capaci di parlare un'unica lingua nella contaminazione. Dedicato ad Emergency

Di Carmine Ragozzino - 01 maggio 2020 - 18:39

TRENTO. Un po’ di mondo in un missaggio. Un po’ di mondo per un messaggio: coralmente musicale. Non solo musicale. Se fatta con le note e con il canto Babele è il contrario della confusione. Il contrario dell’incomprensione.   Il contrario dell’incomunicabilità. Note e voci – e viceversa - sono sempre in anticipo. Hanno un che di miracoloso quando tracciano le strade dell’universalità nella pratica piuttosto che nella beffa di mille teorie. Che mai si concretizzano. Che illudono e deludono.

 

 Alle note, al canto, basta un accordo. Sono accordi che mettono d’accordo il nord, il sud, l’est e l’ovest del mondo. Quando l’attitudine allo sconfinamento – meglio, alla cancellazione di ogni confine – si esplicita su di un palco il contagio è praticamente certo. Il gioco è fatto. Ma il gioco si può giocare anche senza palco.

È un gran bel gioco tra etnia e sociologia. Un gioco intrigante quando si sforza di trasportare la tradizione nel presente, forse anche nel futuro. Ma anche di non distanziare presente e futuro dalla tradizione.

 

 Epperò nella musica non c’è necessità di troppe spiegazioni. Le differenze restano perché è giusto che restino: nelle tecniche, negli strumenti, nei ritmi, nelle vocalità e nelle ispirazioni.  Ma la contaminazione non è una somma. Semmai è una missione, un credo.  La fusione che solo l’arte permette riesce a rendere semplice la complessità perché il vocabolario va spesso dalla “a” di assieme alla “e” di emozione.

 

 I musicisti che parecchio tempo fa diedero vita e anima all’OrchExtra Terrestre stanno da sempre felicemente dentro il paradigma salvifico dell’universalità.

 Italia, Europa, Africa, Asia per l’ensemble ad assetto necessariamente variabile non sembrano entità geografiche quanto possibilità di intrecci umani che nella musica si scambiano tutto lo scambiabile. Per quanto riguarda dischi e concerti L’OrchExtra un po’ c’è e un po’ non c’è. A volte sta in pausa, lunga pausa. A volte ritorna, come in questo primo di maggio che più strano non si poteva.

 

 Ma c’è, sempre, il rapporto. C’è sempre l’intreccio di esperienze che sanno avvicinarsi, confondersi, da vicino come da lontano. Oggi, nell’oggi di un’involuzione virale che modificherà anche l’impossibile personale e collettivo, la distanza è un trauma obbligatorio ad ogni latitudine. Eppure c’è chi ha detto: “Cosa mai sarà questa cosa che chiamate distanza. Questo mi dovete spiegare. Sono lontane solamente le cose che non sappiamo guardare”. Chi lo diceva? Atahualpa Yupanqui, pseudonimo di Héctor Roberto Chavero Aramburo, considerato 23 il più importante rappresentante della musica folclorica argentina.

 

  Ebbene, la frase dell’argentino è il “distantemavicini” con cui l’OrcheXtra Terrestre oggi è riapparsa. È tornata in video. È tornata con un inedito piazzato suo social a scopo sociale: serve a sostenere Emergency, l’organizzazione medico-umanitaria che oggi combatte in Italia e nel mondo contro il virus iperletale, da sempreattivo, dell’ingiustizia e della diseguaglianza.

 

 “Elbes Dolomic, chiare Dolomiti”, è il brano che si deve alla penna ladina di Stefano Dellantonio.  Un testo, quello di Dellantonio scrittore e musicista, che sta dalla parte della terra. Invitando l’uomo a non stare masochisticamente da qualche altra parte. “C’era un gran bisogno di riavvicinarci”, spiega Corrado Bungaro, che dell’Extraorchestra è pioniere e della proposta di oggi è direttore artistico.

 

 Per chi fa musica riavvicinarsi da lontano, ognuno dalla propria casa e nella propria piccola o grande patria, oggi è una possibilità legata alla tecnologia. Non sarà, non può essere, l’incontro di palco e di studio, ma è un’opzione. Un’occasione. Una fortuna. Un privilegio.

 

  Ecco allora che per realizzare “Elbes Dolomic” le sintonie che nella clip sembrano efficace normalità diventano una sfida, una fatica. Ma che bella fatica. Una gioiosa fatica condivisa da Parigi, da Barcellona o dalla cilena La Serena. Ma anche da Trento: una città che ha riunito strumenti e voci trentine, pugliesi, cubane, della Guinea e dell’India, (città cosmopolita, purché si voglia scoprirla). E ancora musicisti collegati dai paesi del Trentino (Faedo, Fornace, Tenna, Rovereto, Soraga, Pergine. O dal Piemonte.

 

 Tutti e tanti, in diciassette. Tutti e tanti all’unisono per un andamento musicale altalenante nel ritmo e nei cori per onorare insieme al significato ecologico delle Dolomiti anche l’attitudine dell’OrchExtra Terrestre a divertirsi e divertire. Ci si deve divertire non poco quando si passa dal ladino all’inglese, dalla lentezza alla velocità sonora, dall’armonia delle voci agli accenni rap. Hanno fatto un signor lavoro gli arrangiatori: il cubano Ballester per i fiati, la trentina Pardi per gli archi e per la parte di testo in inglese. Ha fatto un signor lavoro anche Sara Giovinazzi, energia cantante, che s’è montata il video.

 

 Un video di cui – oltre che ovviamente la musica – piace il respiro collettivo. Di amicizie che la distanza non distanzia, di esperienze artistiche che s’abbracciano anche senza abbracci. Il brano, la clip, è sulla pagina Facebook dell’ExtraOrchestra e su You Tube. I primi commenti? Bentornati.

 

 

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