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Dai nudi di Schiele censurati all'algoritmo di facebook che copre di pixel le statue del Canova: l'arte può essere considerata pornografia?

I nudi in arte hanno sempre portato a reazioni contrastanti, con alcuni che li giudicano disturbanti o troppo espliciti. Ma cosa ha a che fare un'opera d'arte con la pornografia? Deve mica l'arte essere attenta alla sensibilità di tutti e a non offendere nessuno?

Di Ismaele Nones - 15 settembre 2020 - 18:19

TRENTO. Pornografia deriva dal greco antico, precisamente dall’unione delle parole "pòrne" (prostituta) e "graphè" (disegno, scritto, documento). Quindi pornografia significa una "prostituzione (dal greco "pèrnemi" che significa vendere, vendersi) attraverso disegni, scritti, documenti o qualsiasi medium visivo e non". Con la pornografia si offre un prodotto a scopo di lucro, il cui contenuto è finalizzato all’eccitazione sessuale del fruitore.

 

Questa definizione porta la logica a dire che l’arte non può essere pornografia. Non perché non vengono rappresentate immagini sessualmente esplicite ma perché ciò che rende un contenuto pornografico è l’intenzione di far eccitare l’utente in cambio di denaro e questo nell’arte non accade. Un’immagine di un rapporto sessuale non è pornografia in quanto esplicita o perché mostra dei genitali, anche i libri di medicina lo fanno, ma è l’intenzione che ci sta dietro a renderla porno o no. L’immagine pornografica nasce con un determinato scopo e utilizzo. Al contrario se un utente osservando un Rubens o un Canova si eccita, non c’è nulla di male. Siamo esseri umani. Non dimentichiamoci però che in quel momento stiamo usando in modo inappropriato un oggetto. Inutile è arrabbiarsi con il museo o con l’artista e boicottarli, perché sarebbe come rimproverare i venditori di cinture perché certa gente usa i loro prodotti per provocarsi l’asfissia autoerotica. Una cintura non serve a quello. E un’opera d’arte non serve per scopi pornografici.

 

Tuttavia molte volte si accusano artisti e musei di proporre opere troppo esplicite. Un caso che fece discutere fu nel 2018 che in occasione dei cent’anni dalla morte di Gustav Klimt ed Egon Schiele a Vienna nel Leopold Museum ci furono due grandi mostre a loro dedicate. I dipinti, raffiguranti dei nudi, utilizzati per la campagna pubblicitaria furono censurati perché ritenuti troppo espliciti. Il museo rispose mettendo un banner davanti alle parti intime con la scritta “Sorry, 100 years old but still daring today” ("Scusate, risalgono a cento anni fa ma sono ancora troppo audaci").

 

Il Leopold Museum in questo caso rispose in modo molto intelligente, senza farsi intimorire da un certo moralismo ignorante. I nudi o l’erotismo nell’arte ci sono sempre stati, purtroppo oggi c’è la tendenza di pretendere che in qualsiasi luogo si debbano rispettare tutte le sensibilità. Invece è sbagliato. Noi siamo diversi. I posti sono diversi. Le offerte sono diverse. E tutti noi abbiamo le nostre preferenze, le nostre debolezze e punti di forza.

 

Se alcune persone, in un contesto artistico, si sentono eccitate da scene sessualmente esplicite, non si condannino. È normale. E da un certo punto di vista è piacevole che una statua greca solletichi certe fantasie. Però se questa eccitazione porta ad un disagio o a esser disturbante, questo non vuol dire che l’opera d’arte è pornografica o una zozzeria, bensì che si ha paura di essere totalmente soggiogati dalle pulsioni che si provano. E questo è un problema, ma non di certo del mondo dell’arte ma personale. Consci di questa debolezza, queste persone possono scegliere di non andare a vedere una mostra o di non andare nei musei.

 

Non tutti i prodotti e i luoghi sono adatti a tutti. L’arte non è adatta a tutti e non deve cercare di esserlo. Ci deve essere una consapevolezza da parte di ognuno di noi di ciò che si va a vedere. Se un visitatore va a vedere una mostra di Francesco Hayez, per fare un esempio e si lamenta degli innumerevoli disegni erotici è un ignorante, perché nonostante non sia famoso per questo il pittore veneziano ha approfondito molto il tema dell’eros. E se lo avesse studiato male forse avrebbe potuto scegliere di non andare a vedere quella mostra. Dico male perché se lo avesse studiato bene sarebbe andato molto volentieri a vedere i suoi disegni.

 

Il contesto e le intenzioni cambiano i significati delle cose, azioni, persone e luoghi. Il visitatore deve capire in che contesto si trova. Questa consapevolezza è uno dei fondamenti per poter stare al mondo. Se non si ha questa capacità come fanno queste persone nella vita di tutti i giorni? Le persone che criticano l’arte per alcune sue immagini erotiche non riescono a capire in che contesto si trovano. Troppo spesso però i musei e gli artisti non hanno una risposta pronta ed efficace. Bisogna armarsi di parole appuntite come lance contro queste accuse e non avere paura di rispondere a tono.

 

A volte sembra che le aziende per timore di prendere una posizione netta che dividerebbe i pubblico si tirino indietro. Un esempio su tutti è Facebook che non cambia l’algoritmo di censura del suo social network. Così per non scaldare gli animi o non urtare certe persone si vedono i marmi di Canova o i dipinti di Courbet pixellati. E questo è osceno. Chi critica l’arte perché la reputa pornografia è in torto, sempre. L’arte non può essere pornografia per definizione.

 

Se qualcuno si domandasse se c’è veramente il bisogno di far vedere certe immagini, o certe pose, o certi nudi; rispondo sì. C’è bisogno, perché il corpo è bello. Il sesso è bello. E uno dei macro temi dell’arte è la bellezza. L’arte indaga dove l’essere umano diventa umano ed essere, dove appunto si mette a nudo.

 

(Questo articolo è stato scritto durante il percorso esperienziale dell'autore con l'associazione Tempora Onlus, nell'ambito del Contest di giornalismo partecipativo promosso dalla nostra testata). 

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