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Il Covid non ferma il Poplar. Sarà diviso in quattro serate in luoghi suggestivi della città: "Cultura e musica non possono aspettare, devono essere tenuti in vita"

Il "nuovo" Poplar si farà alla Busa degli Orsi, al Muse, alle Gallerie di Piedicastello e al castello del Buonconsiglio. Capienza limitata e misure anti-Covid, ma resta la voglia di riunire la comunità cittadina e studentesca e vivere un'esperienza di condivisione. Il tutto a distanza di sicurezza, s'intenda

Di Rebecca Franzin - 08 settembre 2020 - 20:12

TRENTO. "Se fossimo un'azienda diremmo che l'assembramento è il nostro core business - spiega Luca Bocchio, uno degli organizzatori del Poplar Festival - in origine il festival è nato dall'idea che a Trento mancassero proprio gli assembramenti, degli ampi momenti di aggregazione trasversale". Il Coronavirus, però, ha costretto l'organizzazione a rivedere l'intero programma e reinventarsi

 

Il Poplar, che ormai non è più solo il festival degli universitari ma sta pian piano diventando, come da desiderio degli organizzatori, il festival della città, ci sarà anche quest'anno: "Abbiamo deciso di continuare per il nostro pubblico e anche per il bisogno di dare un messaggio - dice Bocchio - secondo alcuni i concerti e gli assembramenti possono aspettare perché ci sono altri problemi. Noi invece crediamo che cultura e musica non possano aspettare e che vadano mantenuti in vita, come anche la comunità di volontari che tiene in vita questo festival". Sono volontari infatti i giovanissimi organizzatori di questo festival, ragazzi dai 19 ai 23 anni

 

Dal 16 settembre al 7 ottobre, in quattro location esclusive e suggestive, si terrà il "nuovo" Poplar: "I posti a sedere saranno limitati e distanziati di un metro l'uno dall'altro. La partecipazione rimane gratuita, ma chiederemo ai partecipanti di prenotarsi sul sito poplarfestival.it per avere un biglietto con il loro nominativo che renda possibile il tracciamento". La mascherina sarà obbligatoria fino al posto a sedere e le capienze saranno limitate. Non più, quindi, i grossi assembramenti a cui ci eravamo abituati. 

 

 

"Inizialmente avevamo pensato di farlo sempre alle Albere, con i 1.000 posti a sedere (l'anno scorso ne facevamo 10.000 a serata) - spiega Bocchio - però non volevamo che la gente arrivasse e che, confrontando quest'esperienza con quella dell'anno scorsorimanesse delusa, e comunque sarebbe risultato tutto troppo complicato. Quindi abbiamo deciso di cambiare genere: faremo dei 'piccoli Poplar' a Trento". 

 

Le location sono già state decise: il 16 settembre alla Busa degli Orsi di Sardagna, il 23 al Castello del Buonconsiglio, il 30 nella zona museale interna al Muse e il 7 ottobre alle Gallerie di Piedicastello. "Gli artisti verranno svelati man mano sulle nostre pagine Facebook e Instagram, così come la capienza effettiva disponibile - racconta Bocchio - questo giovedì annunceremo il primo evento, che si terrà di mercoledì. Poi per tutto il Festival sveleremo i partecipanti del mercoledì successivo ad evento avvenuto, il giovedì".

 

"I protocolli anti-Covid cambiano di settimana in settimana quindi è un po' complicato dire esattamente quante persone potremmo ospitare. Per questo renderemo disponibili le prenotazioni a ridosso degli eventi, per gestire i posti in base al Dpcm in vigore al momento". In ogni caso, le informazioni verranno rese sulle pagine social un giorno prima, in tempo utile per dare la possibilità a chi vuole di prenotarsi. 

 

Nessun banchetto delle associazioni, nessun baracchino che vende birra o panini, ma il senso del festival rimane intatto. "Andare a un concerto non è la stessa cosa che ascoltare la musica su Spotify o su YouTube, non solo a livello di qualità. Ad un concerto non ci si va per vedere l'artista, che tante volte viene nascosto dalla folla o è troppo distante: si va per condividere un'esperienza, per guardare negli occhi persone che condividono la tua stessa passione. Noi speriamo di ricreare questo sentimento". 

 

La ri-organizzazzione dell'evento però non è stata facile: "A marzo il Festival era quasi fatto e finito, avevamo già la line up pronta con artisti notevoli, ma che non sarebbero stati adattabili ad un evento come quello di quest'anno. Ad aprile pensavamo ancora che avremmo potuto fare l'evento mantenendo gli headliners e la data prestabilita, poi dopo una fase di assestamento a giugno ci siamo dati da fare e per programmare il piano B". 

 

Location difficili da gestire dal punto di vista organizzativo, ma che permetteranno agli artisti di esibirsi in modi innovativi. Uno spettacolo mozzafiato sarà assicurato per il concerto della Busa degli Orsi, che si terrà di pomeriggio per permettere agli spettatori di godere del panorama alla luce del tramonto.

 

Si manterrà anche il PopCult, con le sue letture, riflessioni e dibattiti culturali. Gli organizzatori puntano ad attrarre persone dai gusti e dalle età più disparate, per coinvolgere anche la cittadinanza: "Volevamo essere sicuri che a tutti potesse piacere almeno un artista. La prima serata sarà la più audace e si andrà mano a mano a scalare con il target d'età". 

 

Parlando di questa nuova edizione Bocchio ripensa alle origini dell'evento: "Volevamo creare qualcosa di gigantesco, che avesse un impatto sulla città e coinvolgesse la cittadinanza. Volevamo mostrare che noi giovani ci siamo e siamo presenti e attivi, se ci vengono dati gli spazi. Per questo il Poplar ha anche una radice politica, e siamo contenti di essere riusciti a riproporlo". 

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