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La "tanghedia" del Mondiale del '78

Domani, 21 gennaio, arriva nella stagione del Teatro di Pergine "Tango del calcio di rigore", il lavoro che rievoca anche in forma di farsa comica gli orrori della dittatura argentina che usò la vetrina del calcio come strumento di propaganda politica mentre perpetrava i suoi crimini. Sul palco Neri Marcorè, Ugo Dighero e Rosanna Naddeo

Pubblicato il - 20 gennaio 2020 - 08:58

PERGINE. La nuova produzione del Teatro Nazionale di Genova è un affresco su calcio e potere in salsa sudamericana e vede in scena Neri Marcorè, Ugo Dighero e Rosanna Naddeo: "Tango del calcio di rigore" vi aspetta domani, martedì 21 gennaio, 2020 alle ore 20.45 al Teatro di Pergine.

 

 "Tango del calcio di rigore" parte dalla finale dei Mondiali del 1978. Il 25 giugno all’Estadio Monumental di Buenos Aires l’Argentina deve vincere a tutti i costi contro l’Olanda. Seduto in tribuna c’è il generale Jorge Videla, che ha orchestrato il Mondiale come strumento di propaganda politica, affinché il mondo si dimentichi delle Madri di Plaza de Mayo. Poco discosto dal dittatore, in tribuna, c’è Licio Gelli, il Venerabile della loggia massonica P2, suo amico personale.

 

 Durante i campionati del ’78 in Argentina succede di tutto: morte, tortura, desaparecidos, doping, corruzione. Ma è anche il momento di maggiore popolarità e consenso della dittatura Videla, a dimostrazione di come lo sport possa essere usato dal potere come forma di occultamento della realtà o raffinato strumento di oppressione.

 

 Un ex-bambino di allora, interpretato da Neri Marcorè, alla luce della propria esperienza, cerca di ricostruire il suo passato di appassionato di calcio, recuperando storie di “futbol”, a cavallo tra realismo magico e realtà storica. Rivivono così in palcoscenico le vicende di Alvaro Ortega, l’arbitro colombiano che commise “l’errore” di annullare un goal all’Indipendente Medellin, la squadra dei trafficanti di cocaina, o di Francisco Valdes, capitano del Cile, costretto a segnare a porta vuota dai militari di Pinochet; si rievoca la “guerra del football”, combattuta nel 1969 tra Salvador e Honduras, e l’episodio del rigore più lungo della storia del calcio, di cui è stato protagonista suo malgrado l’anziano portiere dell’Estrella Polar, Gato Diaz.

 

 Cosciente delle lezioni di Ryszard Kapuscinzki e di Osvaldo Soriano (intrecciati alla drammaturgia troviamo due testi dello scrittore argentino), accompagnato da brani di Mercedes Sosa e Astor Piazzolla, arrangiati da Paolo Silvestri, autore anche delle musiche originali, "Tango del calcio di rigore" si muove tra mito e inchiesta, per sfociare poi in “tanghedia”, mix di commedia, tango e tragedia. L’impianto visivo dello spettacolo è affidato alle scene e a i costumi di Guido Fiorato e alle luci di Aldo Mantovani.

 Lo spettacolo ha debuttato in prima nazionale a Genova al Teatro della Corte il 19 febbraio 2019, nell’ambito della stagione del Teatro Nazionale di Genova.

Ecco una parte di recensione sopo la prima. "La messa in scena dunque transita, reciprocamente bilanciandosi, tra narrazioni fantastiche in cui si riconosce la scrittura di Osvaldo Soriano del quale ricordiamo meravigliosi  articoli pubblicati dal Manifesto, e fatti storici, come la guerra del football sobillata dalle grandi multinazionali bananiere sostenute dalla CIA, e si struttura in equilibrio sintattico tra canzoni melanconiche, gags da avanspettacolo che sconfinano nella farsa comica, e incursioni nella storia tragica di quel paese e di quel continente, nella memoria quasi insostenibile dei desaparecidos riscattati però, in Plaza de Mayo, dal coraggio luminoso delle loro madri.
 Oppure nella vita tragicamente spenta dell'arbitro Alvaro Ortega, ucciso per aver annullato un gol alla squadra del cartello di Medellin, e nel golpe cileno su cui risuonano bellissimi e terribili i versi di Pablo Neruda: “E arrivò il giorno in cui / i macellai devastarono il paese. / Iniziò così una storia di supplizi / i figli legati furono e feriti / arsi furono e gettati a mare / morsi furono e interrati / finché furono solo ossa / e subito venne la cenere e il sangue”.

 Uno spettacolo interessante che sa colpire intimamente e che trasforma il ricordo in evento nel qui e ora della scena, e che sa squadernare davanti ai nostri occhi anche le mutazioni di un fenomeno popolare diventato strumento di propaganda e di potere a braccetto con i più bassi istinti del capitalismo moderno.
Drammaturgia e regia di Giorgio Gallione, con Neri Marcorè, Ugo Dighero, Rosanna Naddeo, Frabrizio Costella e Alessandro Pizzuto, bravi a sottolineare le mille sfumature, tra ironico e malinconico, tra comico e tragico, del testo. Collaborazione alla drammaturgia Giulio Costa, scene e costumi di Guido Fiorato, musiche di Paolo Silvestri e luci di Aldo Mantovani, tutti di livello come l'ampio staff tecnico che li ha supportati. Una produzione del Teatro Nazionale di Genova, al teatro Modena di Sampierdarena dal 19 febbraio a 10 marzo. Alla prima un pubblico numeroso e molto soddisfatto.

 

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