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L’avvocato antifascista Angelo Bettini protagonista di un documentario: “Combatteva per affermare il principio di uguaglianza”

L’obiettivo è quello di far uscire il documentario l’anno prossimo in occasione del 28 giugno, anniversario della morte di Angelo Bettini, avvocato roveretano socialista e antifascista trucidato dai nazisti. La regista Katia Bernardi: “Fra i protagonisti anche Renato Ballardini, uno dei testimoni, dell'eccidio che ricorda tutto della notte in cui uccisero i suoi amici di Riva del Garda”

Di Marianna Malpaga - 03 dicembre 2020 - 15:38

ROVERETO. Quella di Angelo Bettini è una storia che a più di settant’anni di distanza ha ancora tanto da dire, ad affermarlo Katia Bernardi, regista già autrice del libro e del film “Funne-Le ragazze che sognavano il mare”, che proprio in questi giorni sta girando un documentario dedicato al partigiano. L’avvocato socialista e antifascista roveretano, ucciso il 28 giugno 1944 dai nazisti, sarà il protagonista della nuova opera di Bernardi intitolata “Angelo Bettini - Un racconto processuale”.

 

L’idea del documentario, che sarà proiettato l’anno prossimo in occasione del 25 aprile o del 28 giugno, è partita dal Comune di Rovereto. Vi collaborano anche il Museo Storico della Guerra di Rovereto, la Fondazione Museo Storico del Trentino e la sezione dell’Anpi di Rovereto. “Avevo già realizzato due documentari sulla Resistenza una decina d’anni fa”, racconta Bernardi. “Tutti e tre i documentari – aggiunge – sono ambientati nella stessa notte, quella del 28 giugno del 1944. Quel giorno Bettini è stato assassinato, mentre Manci è stato portato via per essere interrogato. Nella stessa notte, poi, a Riva del Garda vennero trucidati degli studenti che facevano parte dei primissimi gruppi della Resistenza trentina”. Il messaggio lanciato nazifascisti quel 28 giugno era chiaro: nessuna forma di opposizione sarà tollerata. L’intento era quello di stroncare sul nascere il movimento della Resistenza in Trentino.

 

Il documentario raccoglie evocazioni dei fatti con scene girate nel Tribunale e nel centro storico di Rovereto, ma anche testimonianze, alcune delle quali tratte dai documentari passati, perché purtroppo i testimoni non ci sono più. “I protagonisti del documentario sono cinque – spiega Bernardi -. Tre di loro, Giuseppe Ferrandi, Nicola Canestrini e Chiara Bettini, sono nipoti dei protagonisti di quella notte. Altri due, invece, sono testimoni di quegli avvenimenti ancora vivi. C’è Renato Ballardini, avvocato e parlamentare, che ha 93 anni ed è lucidissimo: ricorda tutto della notte in cui uccisero i suoi amici di Riva del Garda mentre lui era in montagna. Un altro testimone oculare, poi, è Giorgio Magi”.

 

Questo documentario chiuderà una sorta di trilogia che racconta il giorno più duro per la Resistenza trentina. I “Martiri del 28 giugno”, come vengono chiamati, hanno però lasciato un testimone che è stato raccolto da chi è venuto dopo di loro. “I nipoti delle persone di cui nel documentario raccontiamo la storia – spiega Bernardi – hanno portato avanti gli ideali e i valori dei loro nonni”.

 

 

In questo terzo episodio della trilogia dedicato ad Angelo Bettini, ci saranno delle evocazioni del processo che si svolse alla fine della seconda Guerra Mondiale a carico degli esecutori degli omicidi nel basso Trentino. Un apporto importante per la ricostruzione della storia personale di Angelo Bettini è stato dato dall’avvocato roveretano Nicola Canestrini e dall’ex assessore del Comune di Rovereto Fabrizio Rasera. “Mio nonno, Luigi Canestrini, aveva lo studio d’avvocato assieme a Bettini”, racconta Canestrini. “E mio padre – ricorda – mi ha sempre raccontato che quel 28 giugno del 1944, quando i nazisti vennero a prendere Bettini, la segretaria dello studio chiamò di nascosto a casa di mio nonno per dirgli di non venire perché erano arrivati i nazisti”.

 

Il documentario di Katia Bernardi cerca anche di riflettere sul ruolo dell’avvocato, oggi e allora, perché non si può parlare della figura di Angelo Bettini senza fare riferimento al suo lavoro. “All’epoca – spiega l’avvocato Canestrini – essere avvocato voleva dire essere anche un intellettuale. L’avvocato quindi non era solo un tecnico del diritto, ma era anche una persona che contribuiva alla vita intellettuale. Oggi invece l’avvocato è diventato più un tecnico che un uomo che faccia da riferimento culturale  nella società”. Bettini non era solo un tecnico: per questo si distinse (fu consigliere comunale per il Partito socialista), e per questo finì nel mirino del regime. “Negli anni della monarchia prima e del fascismo poi – ricorda Canestrini – lui combatteva per affermare il principio di uguaglianza davanti alla legge nelle aule del tribunale. Ma combatteva per affermare questo principio anche fuori, non solo davanti alla legge”.

 

 

Bettini ha rappresentato e rappresenta per i roveretani “uno stile di uomo contro”, come lo definisce Fabrizio Rasera, che alla sua figura ha dedicato un’accurata biografia, “Angelo Bettini. Documenti sulla vita e sulla morte”. “Era un uomo dalle virtù civiche ‘ordinarie’ – afferma Rasera – ma nel senso positivo del termine. Non è l’eccezionalità che lo caratterizza. Dicono che fosse estroverso, capace di ridere e di buona compagnia”. Bettini aveva uno spirito democratico: cresciuto nello studio dell’avvocato Antonio Piscel, fondatore del Partito socialista trentino assieme a Cesare Battisti, Bettini si avvicinò al socialismo sin da ragazzo, quando frequentò l’università a Padova. “Durante la Resistenza – aggiunge Rasera – qualcuno diffidava di lui sostenendo che parlasse a voce troppo alta, col rischio di farsi sentire e mettere così in difficoltà gli altri. Ma in questo senso – conclude – si è creato l’aura di un personaggio che agiva a viso aperto, sapendo farsi valere”.

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