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Quando la scienza si prende il palco

Quarta edizione, dal 19 al 29 febbraio a Sanbapolis, per "Il teatro della meraviglia". La fisica ci mette il fisico e insieme alle altre discipline del presente e del futuro si racconta affidandosi all'arte e allo spettacolo per dare un vocabolario comprensibile e coinvolgente alla ricerca. Una proposta vincente di Portland e Università che ha un messaggio chiaro e forte: senza conoscenza non c'è libertà

Di Carmine Ragozzino - 21 gennaio 2020 - 18:42

TRENTO. Metti che la fisica ci metta anche il fisico: faccia, corpo, mente, cuore, emozione. Metti che la scienza prenda possesso di un palcoscenico per sperimentare il racconto del presente e del futuro. Implorando, per altro, che il  presente non si giochi il futuro. Metti che le formule trovino una forma meno informe. Metti che da ostica ai più la ricerca sappia trasformarsi in curiosità, suggestione. E, perché no, in sollecitazione all’impegno singolo e collettivo.

 

 Metti che tutto questo si traduca in un festival che va dichiaratamente oltre lo spettacolo. Eccolo il “Teatro della meraviglia”. Ecco la proposta che un piccolo spazio creattivo - (la doppia non è un errore) – quale è il Portland sta facendo diventare grande nell’attenzione e nella partecipazione. Dentro e fuori il Trentino. “Il teatro della meraviglia” cala quest’anno il poker.

 

 La quarta edizione – (dal 19 al 29 febbraio a Sanbapolis) – è battezzata dal suo ideatore e responsabile artistico – Andrea Brunello – come edizione della maturità. Il programma – ricco, intenso – non è meno bello di quello delle passate edizioni. Ma è certamente più convinto e convincente nell’alzare il tiro, nell’allargare i suoi confini fino a non porsi alcun confine. Vanno affrontate le urgenze, le emergenze, che la scienza predica troppe volte inascoltata. O, peggio, "confutata" da eserciti di ignoranti che predicano scemenze e producono rischi dagli schermi televisivi e dalle quinte dei partiti.

 

 Scienza del mettere in guardia, dunque,  ma anche scienza dell’ottimismo dentro il festival. Sì, perché dal progresso – per fortuna – non si scappa. Purché il progresso sia costruito sugli equilibri, purché tenga in debito conto le fragilità del pianeta, purché serva a limitare le diseguaglianze. Eccetera.

 

 Il “Teatro della meraviglia” sta proponendo un metodo di divulgazione che vale tanto quanto e forse più rispetto agli stessi contenuti del festival. Che restano contenuti di tutto rispetto. Sposare scienza ed arte, farle convivere in quella confidenzialità che è l’essenza stessa del teatro: questa la scommessa del festival che vede il Portland e l’Università di Trento sempre più solidi alleati.

 

 Si diceva del fisico che ci mette il fisico. Ecco, nelle “lezioni” del “Teatro della meraviglia” i ricercatori sono chiamati a sperimentarsi anche come attori. E gli attori, (e pure i musicisti), duettano con gli esperti. Quando il rapporto è alla pari – e questo è l’obiettivo ambizioso della proposta – la scienza continua a parlare seriamente ma si fa capire. E stupisce perfino. E perfino intriga. Non a caso le pubbliche lezioni del festival si chiamano “aumentate”, (augmented lecture).

 

 Aumenta l’appeal della scienza – anche quella più complessa – quando non la sequenza di dati, numeri e teorie si affida ad un copione – (ma pure all’improvvisazione) che ha come mèta la connessione. Connettere cioè la ricerca al lato umano, alla società. Anzi, vestirla di quell’umanità che attraverso lo spettacolo conquista fiducia.

 

 Quest’anno il “Teatro della meraviglia” spazia ancor più di quanto non abbia spaziato nelle tre edizioni in progressiva crescita di consenso fin qui messe in campo. Biosfera, economia circolare, informatica, chimica.

 

 E l’intreccio – inevitabile – tra queste ed altre discipline. Un intreccio che nel festival curato da Brunello e Stefano Oss, (laboratorio di comunicazione di scienze fisiche dell’Università di Trento), prova a diventare anche una chiave di lettura della contemporaneità e un invito al “sapere” come strumento indubitabile di libertà. Nelle lezioni aumentate – per dirla con Oss – la follia dei ricercatori e la follia di chi fa arte trovano molto più di un temporaneo modus vivendi. Da uno scambio apparentemente impossibile nasce un vocabolario nuovo: diretto, coinvolgente. La scienza non si volgarizza perché non è questo lo scopo del festival. Ma si può finalmente prendere atto che la scienza è “affare di tutti” e non affare dei soli scienziati. Mica è poco.

 

 Il ”Festival della meraviglia” 2020 è costruito su sei “lezioni” spettacolo e quattro spettacoli con tutti i crismi. “Non è semplice trovare materia per questa nostra scommessa, ma si può fare anche per la credibilità che ci siamo conquistati in questi anni in Italia e all’estero con il lavoro di Jet Propulsion Theatre”. Ecco dunque che gli spettacoli si caleranno nella meccanica quantistica con serissima ironia, (il duo Papu).

 

 Ecco che si potrà scoprire il “funambolo della luce”, Nikola Tesla, con l’assolo di Ciro Masella. Ecco che lo stesso Brunello indagherà sui misteri del rapporto uomo, donna e luna. Ed ecco che il Thermin, lo strumento che fa suonare le onde, sarà al centro di un concerto dove interagirà con piano e parole. Ed ecco il “Progetto Apollo”, serata di narrazioni in cui i giovani ricercatori dell’università trentina “recitano” un lavoro vitale che non è solo camice e provetta. “Una società che ama la Bellezza e sa vedere la Meraviglia ha gli strumenti per prosperare” la filosofia del festival è di poche parole.

 

 Ma saranno parole chiare. Fin troppe chiare e forse anche un po’ rivoluzionarie in una società che si sta imbruttendo giorno dopo giorno e che per disgrazia non si meraviglia più di nessuna disgrazia: clima, ingiustizie, povertà sociale e culturale, arroganza. E, più di tutto, ignoranza.

 

LE LETTURE SPETTACOLO.

 

19 Febbraio ore 20.30

MERAVIGLIA, LUCREZIO E NOI

di e con Zeno Gaburro (Dip. Fisica) e il musicista Enrico Merlin

I FUTURI SONO NOSTRI E CE LI COLTIVIAMO NOI

di e con Rocco Scolozzi (Dip. Sociologia e Ricerca Sociale) e l'attore Giulio Federico Janni

 

21 Febbraio ore 20.30

LA BIOSFERA, LA FAMIGLIA E L'ECONOMIA CIRCOLARE: STORIE DEL QUOTIDIANO, MA GUARDANDO PIU' LONTANO

di e con Luca Fiori (Dip. Ingegneria Civile, Ambientale e Meccanica) e l'attore Giacomo Anderle

LA BELLEZZA COMPUTAZIONALE DELLA NATURA

di e con Alberto Montresor (Dip. Ingegneria e Scienza dell'Informazione), Tommaso Rosi e il musicista Carlo La Manna

 

27 Febbraio ore 20.30

CONTRONATURA. DALLA CENERE AL FUOCO

di e con Paolo Tosi (Dip. Fisica) e l'attore e comico Mario Cagol

LUCIENNE, PERRECA E LE ONDE GRAVITAZIONALI

di e con Antonio Perreca (Dip. Fisica) e l'attrice Lucienne Perreca

 

GLI SPETTACOLI.

 

20 Febbraio ore 20.30

INCOSCIENZA. RIFLESSIONI SCIENTIFICHE SULL'UNIVERSO

di Carlo Costantino con il duo comico "I Papu"

 

22 Febbraio ore 20.30

QUALCOSA D'INVISIBILE. CONCERTO PER THEREMIN, PIANOFORTE E PAROLE

di e con Giuliana Musso e con Leo Virgili (theremin) e Giovanna Pezzetta (pianoforte)

26 Febbraio ore 20.30

IL FUNAMBOLO DELLA LUCE. NIKOLA TESLA, OVVERO L'UOMO CHE ILLUMINO' IL MONDO

di e con Ciro Masella

 

29 Febbraio ore 20.30

FLY ME TO THE MOON

della Compagnia Arditodesìo

 

C'ERA UNA VOLTA IL RICERCATORE

28 Febbraio ore 20.30

"Progetto Apollo" è una compagnia costituita da un gruppo di universitarie e universitari che da alcuni anni si dedicano allo storytelling scientifico. Saranno loro a raccontarci il lato umano della ricerca scientifica di Unitn.

 

 

 

 

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