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"Spa Villazzano", così un intero teatro si trasforma centro benessere: mentale

Programmazione da ottobre a dicembre con l'ottimismo di una proposta innovativa e fuori dai canoni. Tutti gli spazi saranno utilizzati per lo spettacolo, gli incontri, le sorprese, i racconti a tu per tu. La limitazione numerica vuol diventare una forza nel coinvolgimento. Spa (sport, politica e arte) come filo conduttore di un cartellone che offrirà anche un Elio Germano virtuale ma più che reale. Ma anche la Nazionale da vedere assieme e il calciobalilla quiz da giocare sul palco. Poi i comici e la lirica ad inseguimento: fin dentro il bagno

Di Carmine Ragozzino - 13 ottobre 2020 - 14:58

TRENTO. Caro Alighieri, un favore. Dopo settecento anni - con l’inferno pandemico di un virus che se ci sta cambiando lo fa in peggio - “por favor” concedici di ribaltare il tuo verso più famoso e più inquietante. Umilmente, lo manipoliamo così: “Armatevi di fiducia o voi che entrate”.  Voi che entrate dove? A teatro, naturalmente. Un teatro che – numeri alla mano – oggi è uno dei luoghi di frequentazione più sicuri se è vero che una recente indagine Agis ha spiegato che da giugno in poi su 350 mila spettatori nelle strutture più che dimezzate c’è stato un solo contagio da Covid – sì uno solo – direttamente collegato alla presenza.

 

Certo il teatro in era pandemica è altra cosa: numeri limitati, distanziamento, mascherine, detergenti, tamponi per chi sta sul palco e per chi sta dietro. Un perenne stato di necessità – insomma – che messo in mano ai creativi può tuttavia tradursi in un positivo stato di caparbietà. Ecco, appunto, la caparbietà. A Villazzano - il teatro tutt’altro che di sola periferia che si appresta alla sua quarta complicata ma stimolante stagione – la caparbietà sembra aver mosso più di sempre la fantasia. D’altra parte una chicca della programmazione si chiama “Fantasio”, e quindi. La fantasia iniettata dentro tre mesi di appuntamenti – da ottobre a dicembre e poi si vedrà – scommette su un curioso ed inedito equilibrio tra contenuto e logistica.

 

Perché? Per come? Perché a Villazzano sarà rivoluzionato anche il rapporto tra proposta e fruizione. Si è abituati – un rito della normalità – allo spettatore in platea e all’attore sul palco. A Villazzano ci si potrà scordare il rito e sperimentare un diverso rapporto con l’arte, l’intrattenimento, la serietà e il divertimento. Un rapporto basato sugli spazi. Sull’atipicità degli spazi teatrali: palco, retropalco, platea, scale, magazzini e perfino i bagni.

 

Sarà – stavolta come non mai – lo spettacolo ad “andare dallo spettatore”. Non viceversa. Usando il tutto e non solo la parte tradizionale di un teatro, usando il teatro anche per l’improprio teatrale, c’è la convinzione che un’esperienza obbligatoriamente limitata nei numeri possa diventare un’esperienza senza limiti nella qualità della partecipazione. Una partecipazione finanche personalizzata se è vero che uno degli appuntamenti prevede anche una prosa “a tu per tu”: l’attore, l’attrice e il singolo spettatore.

 

Bisogna frenarlo Mirko Corradini, il direttore artistico di Villazzano, quando prorompe nell’ottimismo del “ce la faremo” e del “fidatevi e non ve ne pentirete”. Anzi no, il direttore artistico capobanda di una banda che fin qui si è dimostrata alquanto capace del fare necessità virtù, va assecondato. Per un mese Villazzano ha messo in scena una “Teathre room” che ha permesso di fare cassa invitando il pubblico a dividersi in squadre “sanitariamente sicure” per gareggiare nella risoluzione di enigmi capaci di far scoprire tutti i segreti del teatro inteso come luogo fisico, come luogo da vivere armeggiando tra lucchetti, indizi, portabiti, luci sonore eccetera.

 

Dal successo dell’iniziativa, (300 partecipanti) – che sarà ripetuta – si è rafforzata l’idea del “si può fare”. Cosicché il “fare” della stagione “in prova” a Villazzano assocerà l’arte, lo spettacolo, ad una condizione nuova di protagonismo del pubblico. Sì, perché se Villazzano ha sempre voluto considerarsi un “teatro-casa” stavolta la “casa-teatro” darà modo di assistere alle partite di calcio (della nazionale), di giocare a biliardino (in un torneo tra abilità manuale e abilità legate alle conoscenze sportive e politiche), di inseguire la lirica –il cantante – su una scala, nell’ascensore o fin dentro un camerino.

Si è passati rapidamente dall’intrigo – (la Escape Room) all’intrigante nel menù di Villazzano. Intrigante è il filo conduttore immaginato per legare assieme – ad esempio – spettacoli e incontri senza recita. Il filo è quello di un trinomio: sport, arte, politica. In sintesi Spa, e dunque il richiamo ad un benessere dei rapporti che il Covid non può e non deve negare. Pena un’aridità che è sarebbe della peggior pandemia.

 

Nella Spa di Villazzano ci si potrà misurare con Mirko Corradini vestito da “Ultimo comunista” per poi scoprire i “Pugni chiusi” di Smith e Carlos nelle olimpiadi messicane della protesta nera hanno cancellato dal podio della storia un australiano, Norman, finalmente riabilitato dalla prosa. E hi ha poi detto che il teatro debba per forza essere fisicità? Nel “Segnale d’allarme” un grande attore come Elio Germano si vivrà in modo virtuale (tecnologia, benedetta tecnologia) ma non meno reale.

 

E poi, di nuovo, un intenso allenamento alla democrazia mei “90 minuti” che racconteranno la vicenda di un calciatore e allenatore ebreo ungherese. Tra uno spettacolo e l’altro, altro spettacolo. Quello delle parole: Yeman Crippa, mezzofondista, e il suo allenatore Pegoretti: la regia applicata allo sport. E quelle dei “racconti a quattr’occhi” di “A tu per tu”.

 

A Villazzano comicità e serietà hanno sempre convissuto. Sarà così anche stavolta nei tre titoli di un “intervallo” leggero con un vulcano dell’imprevedibile Francesco Giorda, con il Coworking dolce amaro firmato da Roberto Marafante e con lo slogan “Finchè amianto non ci separi” di “Ti dedico una canzone”. Infine il Fantasio, festival della regia che tornerà in versione adattata ai tempi - (niente residenze delle compagnie, niente testi allestiti in loco ma corti fatti e finiti, da votare) - ma probabilmente con molta, moltissima realtà a prendersi la scena sul testo di Calderon de la Barca.

 

Il testo di quest'anno ? “La vita è un sogno”, che detto di questi tempi sembra una bestemmia e che invece è un imperativo da imporsi. Purché si capisca finalmente che “la vita sarà un sogno” solo se depurata dall'egoismo. Quello sì dilagante, e da prima del virus.

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