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Il Santa Chiara si rifà il look, ecco i nuovi camerini da 650 mila euro dell'auditorium

Erano romantici, i vecchi camerini, quello sì. Ma di un romanticismo disagevole e indecoroso. Chi vi era ospitato prima e dopo uno spettacolo doveva lottare con gli spifferi da artrosi o con le calure da colpo apoplettico. Ecco come sono stati ristrutturati 

Di Carmine Ragozzino - 20 settembre 2017 - 20:50

TRENTO. Ai camerini dei teatri Sky Arte ha dedicato non troppo tempo fa un programma venato di sentimento e di originalità. Marco Baliani, un signor attore, indagava il mondo della recitazione di un osservatorio inedito. Il camerino, appunto. E cioè il luogo chiave dell’ultimo scampolo della preparazione di un attore, di un musicista, di un performer. Un luogo i cui aggrapparsi all’intimità, per ognuno diversa, della concentrazione. Un luogo di rituali, di scaramanzie, di ripetizioni, di accordi e disaccordi prima della scena. E della vita in scena.

 

Ma i camerini dell’auditorium Santa Chiara tutto sono stati – e per troppo tempo – meno che una location funzionale ad un arte che non inizia mai quando si alza il sipario. Erano romantici, quello sì. Ma di un romanticismo disagevole e indecoroso. Chi vi era ospitato prima e dopo uno spettacolo doveva lottare con gli spifferi da artrosi o con le calure da colpo apoplettico. L’umidità terrà certo lontana l’arsura da emozione. l’emozione che contagia tanto i big quanto i debuttanti del palco. Ma l’umidità, i muri scrostati, l’odore eccetera non aiutano la psiche. E se poi ti scappava – e a chi fa arte scappa così come a tutti ma forse anche di più - nei camerini dell’auditorium ti potevi liberare. Ma solo a patto di imprigionare il decoro all’arte di accontentarsi. Un soffietto proteggeva il water. Negando l’attore o il musicista alla vista ma non alla puzza.

 

Acqua passata sotto un ponte trentennale. Ma, finalmente, acqua passata. Mercoledì mattina, infatti, sono stati inaugurati i “nuovi” camerini dell’auditorium. Nuovi del tutto. Nuovi grazie a 650 mila euro di spesa comunale (ben governata dall’ingegner Bailoni e dalla sua squadra) che s’è potuta effettuare grazie al favore infrequentemente unanime di un consiglio comunale che l’assessore ai lavori pubblici, Gilmozzi, s’è opportunamente premurato di ringraziare. Bianco, essenzialità ma anche efficienza degli spazi e degli impianti: questo lo stile dei ritrovati camerini singoli e della sottostante sala collettiva. Mancano ancora gli specchi davanti ai quali l’artista si trucca badando bene a non mascherare l’anima che deve portare in scena. Ma ci saranno per l’11 ottobre, data in cui l’orchestra Haydn farà debuttare la sua stagione classica.

 


 

Per chi non bazzica le officine di spettacolo la ristrutturazione di un camerino, di una serie di camerini, dice probabilmente poco. Per chi di spettacolo campa la ristrutturazione dice se non tutto certamente molto. Patrizia Milani – attrice navigata dello Stabile di Bolzano e “abituale” a Trento – ha sfoderato una mezza poesia di ringraziamento: “E’ come aprire una scatola magica. Il camerino è la casa dell’artista. Se ci stai bene, aumenta la dose di felicità che porti sul palco”. Con meno poesia ma sprizzando soddisfazione da tutti i pori Francesco Nardelli, direttore del Centro Santa Chiara, s’è inchinato alla”sensibilità” del Comune. L’attesa pluriennale con disagio crescente si è dissolta in un’estate – questa estate – grazie a lavori tanto rapidi quanto qualitativi. Il progetto è di inizio 2016. Vedere l’opera finita dopo un anno e mezzo è fatto inconsueto rispetto alla biblicità burocratica di altre opere comunali.

 

Che in Comune abbiano capito che la cultura – compresa la logistica della cultura – debba essere considerata una priorità? A sentire l’assessore Gilmozzi – politico avaro di parole ma capace di proiettare tutto se stesso in un confortevole stato di salvifica trance quando ascolta Bruce Springtsteen – parrebbe di sì. “Questa ristrutturazione è un segnale di attenzione e favore per quel che il Santa Chiara fa per la cultura e per la città”. Un Gilmozzi alieno all’imbrodamento – e di questo gli va dato davvero merito – ma al tempo divertito dalla possibilità di farsi perfino promotore di eventi. “Il 21 ottobre l’auditorium ospiterà il concerto degli Oldies but Goldies, medici musicisti trentini che suonano alla grande passato ed il presente. E per beneficenza. Non mancate”.

 


 

Meno estemporaneo l’altro assessore comunale, Robol, titolare della cultura: “Intervento doveroso che sana una situazione al limite. Stiamo immaginiamo con la ristrutturazione futura di Ex Lettere una cittadella della cultura e della creatività ma intanto rendiamo più efficiente quello che già in quest’area c’è”. Ebbene, i sei camerini dell’auditorium adesso sono sbarrierati, hanno bagni decenti, docce. Il camerone dell’interrato – per orchestre, gruppi e bande – ora è un “degno” camerone pre spettacolo. E non è tutto. Si è intervenuti anche per ampliare, dentro l’auditorium , lo spazio della regia. Una regia di nome ma non di fatto prima della ristrutturazione.

 

I fonici di musicisti e compagnie non ne volevano sapere di usarla perché inadatta. D’ora in avanti non si vedranno più i mixer ai lati alti dell’auditorium perché dalla regia senza più vetrate e con il nuovo, apposito, “pulpito” che sfonda verso la sala si potrà gestire al meglio il suono da una posizione centrale. E l’auditorium guadagnerà posti a sedere, arrivando a 840. Non male. Insomma, ci sono voluti trent’anni – tanto è passato dall’inaugurazione dell’auditorium – ma adesso è fatta. Il mitico Gaber cantava “non ho via di scampo, devo farmi per forza uno shampoo”. L’avesse fatto davvero lo shampoo nei degradati camerini dell’auditorium forse sarebbe forzatamente salito sul palco con tutta la schiuma sulla chioma.

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