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Olivi Casaliva, varietà da proteggere, studiare e promuovere. Ecco l’olio extravergine più nordico del Mediterraneo

I tecnici dell’Agraria di Riva del Garda, azienda cooperativa leader nella produzione olearia trentina, sono pronti a farsi da capofila per sviluppare ancora di più, sul piano qualitativo e della sostenibilità, l'EVO dell'Alto Garda. Se ne sta parlando oggi al Palacongressi di Riva con la Fondazione Mach

Di Nereo Pederzolli - 31 marzo 2017 - 11:44

RIVA DEL GARDA. Più a nord è solo pianta per giardino. Bella, ma non utile. Ma sul 46esimo parallelo, limite settentrionale massimo, è albero succoso, utile, pure bello. Stiamo parlando degli ulivi dell’Alto Garda, la sponda trentina del Grande Lago. Olivi di una precisa varietà, Casaliva, alberi che fanno maturare al punto giusto i loro frutti, per dare origine all’olio extravergine più nordico del Mediterraneo, olio delizioso, buono e – in sintonia con le colture gardesane – pure bello.

Ecco perché la Casaliva deve essere non solo protetta, ma studiata meticolosamente, per consentire ulteriori miglioramenti oleari.

 

Lo hanno ribadito in queste ore al Palacongressi di Riva del Garda autorevoli esponenti della ricerca scientifica agroalimentare, quelli della Fondazione Mach, coadiuvati da quanti, sul campo, coltivano olivi per ottenere il cosiddetto EVO, appunto olio extravergine d’oliva. Tecnici dell’Agraria di Riva del Garda, azienda cooperativa leader nella produzione olearia trentina, forte di una schiera di soci entusiasti e di un mercato in netta espansione (il loro EVO in 42 Paesi nel mondo, con premi e podi dei più importanti concorsi oleari) abbinato a continue migliorie agronomiche. Agraria Riva che scommette pure sull’innovazione.

 

Talmente decisa da rendersi ‘capofila’ di una serie d’interventi con positive ricadute su tutto il territorio gardesano. Lo ha ribadito Giorgio Planchenstainer, presidente del sodalizio oleario rivano, aprendo i lavori del convegno: "Il nostro mestiere è fare vino e olio, ma siamo convinti, come la storia recente di Agraria insegna, che se non ci si mette in prima fila a coordinare un intero territorio così parcellizzato per fare massa critica e comunque impostare un'unica strategia, che va dalla formazione alla commercializzazione, alla frangitura passando da prodotti di alta qualità, non si va da nessuna parte".

 

Fare rete, impostare nuove strategie, incentivare l’innovazione. Tutti i ricercatori della Fondazione Mach, dal presidente Andrea Segrè a Stella Grando, da Fulvio Mattivi a Franco Michelotti ( il tecnico che meglio conosce l’olivocultura trentina) hanno insistito sulle caratteristiche della Casaliva. Che ha caratteri inconfondibili e che la scienza – conoscendoli a livello genetico – può tutelare evitando pure sofisticazioni. Vale a dire impedire che si contrabbandi olio di Casaliva usando varietà di olive molto meno pregiate. A scapito della qualità, dell’affidabilità stessa della produzione, spacciando olio banale a prezzi ingiusti.

 

EVO frutto di pratiche colturali, rispettando l’impatto ambientale – tema della relazione di Gino Angeli – con proprietà nutrizionali altrettanto esaltanti – secondo l’altra ricercatrice della Fondazione Mach, Evelyn Soini. Andrea Segrè, da acuto storico dell’evoluzione del cibo, ha subito richiamato l’attenzione sul valore dell’EVO. "Bisogna adottare l’etichetta narrante, per difendere la catena produttiva, dare valore al prodotto e la giusta remunerazione all’agricoltore". Anche perché l’olivo sintetizza il concetto di nuova agricoltura. Che deve essere sostenibile sia a livello economico, ambientale e soprattutto sociale.

 

EVO DOP Trentino, olio della bellezza. Che deve essere pagato bene – almeno una ventina di euro a litro – proprio perché unico, inconfondibile. Basta assaggiarlo almeno una volta, seguire i consigli di esperti, e subito la sua amena piccantezza diventerà stimolo al gusto. Dunque Casaliva, tra tradizione e innovazione. Progetto che si propone di trovare le caratteristiche che rendono unica la nostra cultivar Casaliva, creando una sorta di carta di identità che la caratterizzi, in un mondo dove l’extravergine è distinto solo dal prezzo.

 

L’olio extravergine d’oliva della Riviera trentina del Garda quindi come ingrediente decisivo per impostare innovative strategie di ricerca agroalimentari. Vale a dire: investire sulla ricerca olearia per coinvolgere i produttori nella sfida a tutela della qualità. Del resto fin dai tempi remoti si è instaurata una sincera relazione tra Uomo e Olivo tramite le sapienti pratiche di coltura, tecniche agricole capaci di esaltare – per entrambi – vigore e bellezza. Stabilendo una sinergia ‘bioenergetica’: la pianta riconosce il legame con il ‘suo’ curatore e ne ricambia le attenzioni con i frutti che danno origine all’EVO.

 

Olivocoltori dell’Alto Garda che avvertono l’esigenza di una nuova e più complessa etica della produzione agroalimentare, aggiornando strategie in grado di coniugare economia locale con ecologia globale. Produzione mirata per aumentare il valore anche commerciale, impostando pure innovative strategie di marketing. Per un consumo che sappia andare oltre le mode, scegliendo produzioni alimentari – EVO su tutti – garantite dalla ricerca e innovazione e quindi più vicini all’emozionalità sensoriale, alla sensibilità dei consumatori, spronandoli pure ad essere dei consapevoli ‘consum-attori’.

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