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Otto registi "sfidano" Shakespeare nel Festival Fantasio

La fase finale della kermesse si terrà il 21 e 22 dicembre al Teatro San Marco ma vedrà una prima passerella di registi e attori al Don Quijote per il “Shake, shake Shakerspeare” e tante iniziative, perfino i “menù Fantasio” al Picaro e alla Bookique. Corradini: "Con qualche contributo più sostanzioso potremmo allestire gli spettacoli con più migliori dotazioni sia di scena che di tecnica"

Di Carmine Ragozzino - 03 dicembre 2016 - 16:59

TRENTO. Fantasio-sa è l’idea di un teatro mignon, (quindici minuti e non di più di intensità e passione) che offre otto versioni, (otto visioni) diverse dello stesso testo. Dello stesso autore. Fanta-stico è il caparbio coraggio dell’impresa culturale di Estroteatro: si ripete - in crescendo di entusiasmo, riscontro e difficoltà - da un quindicennio e più. Fanta-politica è sperare che la politica – nel senso di chi allenta o stringe i cordoni della borsa pubblica senza– si accorga della portata, della costanza e della qualità della proposta. Un conto, infatti, è elogiarla, (la manifestazione) nel rito triste del non dire nulla quando anno dopo anno gli amministratori sono invitati alla presentazione del festival. Un altro conto è crederci, assicurando alla proposta un minimo di serenità finanziaria che tolga agli organizzatori l’angoscia della faticosa questua di spiccioli.

 

Ma non c’è da illudersi: per crederci occorre esserci. E solo quando un assessore provinciale, un suo solerte e divagante funzionario, si siederanno in platea per “conoscere e per capire” quel che di buono e innovativo capita sopra e dietro i palchi cambierà, forse, qualcosa. Nell’attesa probabilmente vana di un’attenzione concreta e non beffardamente parolaia il festival “Fantasio” continua. La prossima edizione è pronta. Otto registi, due in più dello scorso anno, si cimenteranno con Shakespeare. Un folto gruppo di attori metteranno a disposizione dei registi corpi ed anime per tradurre in scenografia povera e ricchezza emotiva le sensibilità di chi dovrà dirigerli con mini compagnie nate dalla casualità di un’estrazione. La lotteria dei sentimenti, quest’anno, girerà sulla ruota del Macbeth.

 

Quel Macbeth shakespeariano, cioè, che scandagliava in prosa la deriva tragica dell’ambizione e del potere. Quella premonizione di disastro, lucidamente amara, la storia non l’ha smentita. Semmai l’ha ingigantita. D’altronde dell’attualità miracolosa del teatro scritto con penna e calamaio Fantasio è sempre stato una vetrina. Ma Fantasio non è “il solito” festival teatrale. Così come Mirko Corradini, il fulcro lungo chiomato con fascetta di Estroteatro, non è un normale promoter oltre che regista. “Fantasio” è un percorso. Una scommessa. Un azzardo. Il percorso è quello dell’avvicinamento progressivo all’evento che quest’anno va in scena il 21 e 22 dicembre, con le finali al teatro San Marco. C’è un bando aperto tanto agli italiani quanto agli stranieri. C’è una selezione, (curriculum, video presentazioni eccetera). C’è una scelta che anno dopo anno è per la giuria sempre più ardua.

 

C’è la “residenza” dei selezionati a Trento: quattordici giorni, un niente cronologico che rende strategico ogni minuto tra allestimento e prove. Quattordici giorni per “mettere su” un lavoro in quasi assoluta povertà per costumi e scenografia. Quattordici giorni per fare comunella, l’irrinunciabile attitudine alla sintonia, con attori “ad estrazione” tra i trentaquattro selezionati nel loro bando. Quattordici giorni, infine, per dare a Shakespeare, a Macbeth, una personale impronta giocando sull’impianto, il linguaggio, il movimento, il classico o il moderno, il didascalico o lo sperimentale e quant’altro fanno del teatro una palestra di creatività, comunicazione, coinvolgimento. Al San Marco, nelle finali, i Macbeth saranno otto.

 

E saranno otto Macbeth diversi. Uno vincerà. Tutti avranno già vinto nel dimostrare – attraverso le molteplici dinamiche del “Fantasio”, la potenza di una formula che non blatera di collaborazione, confronto e scambio culturale. La mette, semplicemente e quindi rivoluzionariamente, in pratica. “Fantasio” è Estroteatro, non ci piove. Ma “Fantasio” è anche, sempre di più, una rete a maglie finalmente strette tra coloro che del “teatro altro” provano a fare anche una ragione di lavoro oltre che di crescita sociale attraverso le arti. Ecco dunque che “Fantasio”, che Estroteatro, ha rafforzato ancor di più i rapporti con Aria Teatro, (Pergine e Meano) e Portland. Al teatro di Meano e al Portland registi e attori del Fantasio potranno lavorare prima di approdare con le mini opere finite alle finali del San Marco. E a Meno sarà rappresentato il 13 dicembre Sin Aire, lo spettacolo di Silvana Pirone, la regista vincitrice del “Fantasio” 2015.

 

Non è dunque né inutile né indifferente insistere sul percorso del “Fantasio”. Il valore aggiunto dell’inedito festival di regia è l’incontro, la condivisione di talenti e passioni, di esperienze e ambizioni. Un incontro che si fa con una gran voglia di divertimento se è vero che uno degli appuntamenti del programma è stato battezzato “Shake, shake Shakerspeare” con la passerella di registi e attori l’8 dicembre al Don Quijote. Detto tutto questo, sintetizzando per quel che si può e si deve un programma fitto che prevede perfino i “menù Fantasio” al Picaro e alla Bookique, è d’uopo tornare all’inizio. Al dolens.

 

Mirko Corradini, che il “Fantasio” l’ha inventato anche sulle orme di un padre regista da non scordare, non è un professionista sì, ma non del lamento.  E dunque la butta lì così: “La Provincia ci dà 5000 euro. Meglio che nulla ma nulla per un costo che seppur all’osso è sei volte tanto. A registi ed attori possiamo dare un centinaio di euro, per l’intero arco di impegno, più vitto e alloggio”. Vitto che, tanto per dirne una, è garantito dal Circolino di piazza Venezia. “E per garantirlo – dice Corradini – io farò con Estroteatro cinque spettacoli gratis. E’ così che tocca lavorare. Fa rabbia, ma si va avanti”. Non chiede certo la luna il regista lungo-chiomato.

 

“Con un contributo più sostanzioso potremmo allestire gli spettacoli del Fantasio con dotazioni migliori sia di scena che di tecnica. E riconoscere un minimo in più a chi si impegna per far riuscire il festival. Nonostante”. Ma vallo a spiegare in Provincia. Vallo a spiegare a chi non bazzica teatri, dei cinema, concerti ma governa vita o morte, (finanziaria) di teatri, cinema, concerti, arti varie, eccetera. Vecchia storia. Storia dolorosa di inconsistenza culturale di ingiustizia se è vero che i denari – a volte una montagna di denari - beneficiano spesso chi sa vendere fumo vendendo più di ogni altra cosa il “ritorno” politico/elettorale di un contributo. In questo Trentino si potrebbe chiudere usando il dialetto. “Fant-asi”, se no rischia di sparire anche l’obolo. Ma non è giusto fare solo gli auguri al festival come fanno assessori e solerti funzionari. Con i “bravo” non si pagano le fatture di una proposta di “buona fattura”.

 

I registi di quest’anno.

Ashai Lombardo Arop, Elio Colasanto, Madi Selimi, Martina Folena, Riccardo Mallus, Rolando Macrini, Silvia Zoffoli, Valentina Carbonara.

 

Il festival

I risultati, frutto del talento e degli sforzi di registi e attori, vedranno la luce nelle serate finali di Fantasio 2016: mercoledì 21 e giovedì 22 dicembre 2016 alle ore 20.30 presso il Teatro San Marco, in via San Bernardino 6 a Trento. Ogni sera saranno rappresentare quattro delle otto pièce a concorso e nel corso della seconda serata si svolgeranno le premiazioni. Le giurie che valuteranno le performance saranno tre: una giuria tecnica formata da critici, organizzatori e professionisti del mondo teatrale, (i cui nomi saranno svelati solo in prossimità delle finali); una giuria giovani composta dagli allievi della scuola EstroTeatro; e una giuria popolare costituita dal pubblico presente in sala. 

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