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Teatro, al varo il progetto "Residenze diffuse" fra ristrettezze di spazi e il futuro (nebuloso) dell'ex lettere

Le compagnie interessate dal bando passano da cinque a due, ma il Centro Santa Chiara e lo Spazio Off assicurano che la qualità delle messe in scena non risentirà del calo. Le compagnie godranno dell'incasso della serata di debutto

Di Carmine Ragozzino - 11 gennaio 2017 - 18:21

TRENTO. Il concorso “Nuova scena” con la ricerca di nuovi talenti “local” e, tramite loro, di nuove idee da palcoscenico da valorizzare e semmai circuitare, (almeno in Trentino). Poi l’inedita Compagnia di regionale di prosa (Santa Chiara, Stabile, Coordinamento teatrale).

 

Dopo aver servito in una quarantina di repliche i piatti di una “Cucina” affollata all’inverosimile di attori di nascita regionale e gavetta in qualche caso extraterritoriale, la Compagnia si prepara a cambiare regista e probabilmente protagonisti. E’ prossimo, infatti, il nuovo bando per aspiranti e ispirati teatranti.

 

E, ancora, il progetto “Residenze diffuse”, last but not least, tra le iniziative che dopo decenni di chiacchiere improduttive e frustranti (per chi abboccava a promesse solenni dal naso lunghissimo) rendono finalmente un po’ più “concreta” l’attenzione delle principali istituzioni culturali del Trentino e dell’Alto Adige per le realtà teatrali professionali. Quelle che non vanno mitizzate perché non tutto l’off luccica. Ma anche quelle che in un panorama spesso di stantii copia/incolla teatral spettacolari provano almeno a sperimentare forme espressive né migliori né peggiori di quelle tradizionali ma certamente “altre”. Altre nel messaggio, nell’ipostazione, nella contaminazione tra diverse forme d’arte.

 

La seconda puntata delle “Residenze diffuse”, presentata ieri, fa però un’inevitabile marcia indietro rispetto all’edizione di esordio: dall’ospitalità di cinque compagnie abilitate a costruire un loro spettacolo in un tour di force di allestimenti e prove indirizzate ad altrettante “prime”, si passa a due. E due restano i partner dell’impresa: il Centro servizi culturali Santa Chiara e lo Spazio Off, fucina creativa formato mignon che all’inizio di via Venezia opera da ormai dieci anni di crescente intensità.

 

A sentire le spiegazioni all’unisono di Franz Nardelli (direttore del Santa Chiara) e di Daniele Filosi (“one man tut”) dello Spazio Off e di Trento Spettacoli, la riduzione dell’offerta non significa assolutamente impoverimento. Semplicemente, obbligatoriamente, si fa di necessità virtù. E lo si fa – dice Nardelli – continuando a credere nel progetto nonostante i problemi innanzitutto logistici che comporta. Per capirsi: residenze significa garantire a chi vincerà l’apposito bando di partecipazione la disponibilità di strutture attrezzate per parecchi giorni.

 

Se forse non è un problema per lo Spazio Off, di sicuro l’occupazione (seppur virtuosa) rischia di diventare un handicap per il Centro Santa Chiara che ha attività più o meno continuativa in tutti gli spazi che gestisce. Insomma, assicurare il Cuminetti a cinque compagnie per una decina di giorni ciascuna farebbe impazzire il calendario della programmazione. Di qui la riduzione del progetto “residenze” di quest’anno. Tutto diventa così meno complicato.

 

Le compagnie selezionate “risiederanno” – appunto – con attori, scenografi, regista, armi e bagagli (di scena) per dieci giorni al Cuminetti e per dieci giorni allo Spazio Off. Un tempo – si è spiegato ieri – utile a mettere in scena lavori con tutti i crismi e fors’anche senza angosce da sovrapposizione.

 

Il percorso si concluderà con il debutto dello spettacolo al Teatro Cuminetti. E la coda – allettante – sarà l’inserimento dello spettacolo nella stagione 17/18 del Santa Chiara. Per proporsi, per proporre, ci sarà tempo fino al 10 febbraio: indirizzo info@centrosantachiara.it con “oggetto” Residenze diffuse 2017.

 

A proporsi, a proporre, possono essere formazioni che operano con finalità professionali nel teatro contemporaneo. Non ci sono vincoli di età, artistici o tematici. Ma i progetti in concorso dovranno essere totalmente inediti (mai rappresentati in pubblico dunque).

 

A valutare piano di produzione, piano di budget, obiettivi artistici e un video dello studio dello spettacolo sarà una giuria fatta in casa dai promotori del progetto residenze: Nardelli, Filosi e il regista Marco Bernardi. Entro il 20 febbraio i responsi che dovranno tener conto oltre che della qualità della proposta anche della sua “fattibilità” relativa agli spazi di allestimento dello spettacolo, Cuminetti ed Off.

 

Interessante e insieme curiosa la scelta di lasciare alle compagnie scelte per le residenze l’incasso della serata di debutto. Nardelli e Filosi, e viceversa, la spiegano come un invito alla responsabilizzazione delle compagnie. Dovranno insomma sbattersi per “promuovere” le loro opere inedite perché i 250 posti del Cuminetti sono sì pochi ma possono sembrare un Maracanà deserto quando ad occupare le poltrone ci sono solo poche decine di aficionados all’”altro teatro”. Come capita non di rado.

 

Il fatto che il progetto residenze vada avanti, seppur quantitativamente ridimensionato, apre inoltre qualche intrigante ragionamento di prospettiva sul teatro Cuminetti in vista dell’ancora “ben confusa” ristrutturazione e definizione d’uso dell’Ex facoltà di Lettere.

 

Il rapporto tra teatro Cuminetti e realtà imprenditorial-creative che il Comune vorrebbe vedere albergare all’Ex Lettere è una nebulosa. Ma l’idea di utilizzarlo più sistematicamente per le produzioni potrebbe aiutare a dipanare la coltre di nebbia che confonde buone, cattive o inesistenti idee sulla futura cittadella delle culture in centro città. Ma questa è un’altra storia. Una storia che tuttavia non ci metterà molto a conquistarsi l’attualità del confronto.

 

Associazioni, enti, privati ( i diversi, diversissimi tra loro) sono stati invitati dal Comune di Trento ad indicare “cosa farebbero” e “come vorrebbero” ristrutturare 5.000 metri quadri di ex facoltà su più piani. Il sogno comunale è un unico piano culturale, immaginando Ex Lettere, Santa Chiara, Conservatorio e altro come “cittadella” delle imprese creative.

 

Il 13 scade la raccolta di un materiale che probabilmente sarà una summa di desiderata. Poi sarà divertente vedere se e come il Comune saprà far sintesi – e secondo quali criteri – per varare un bando che ha l’incognita da far tremare i polsi nel capitolo sostenibilità economica e in quello di una gestione condivisa degli spazi una volta che ristrutturati dovranno diventare operativi. Partita bella, ma ardua.

 

E tornando al tema iniziale, al Comune è forse il caso di suggerire di guardare anch’esso ad una residenza. Dia insomma, da subito, una visibile residenza ad un confronto aperto, trasparente per non smarrirsi in un labirinto di ipotesi contrastanti che da area strategica potrebbero rapidamente far diventare il comparto dell’ex facoltà un’area “stra-tragica”

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