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Un teatro di vite, una terapia in pillole senza pillole, la Compagnia Instabile sul palco del San Marco

La Compagnia Instabile nasce al Centro di salute mentale di Trento e si esibisce al teatro San Marco sabato 18 marzo (ingresso libero). Sul palco anche anche l’imprevisto e l’imprevedibile: i timori, le titubanze e la spontaneità

Di Carmine Ragozzino - 16 marzo 2017 - 20:10

TRENTO. Si chiama 'Compagnia instabile'. Ma il nome inganna. Fanno teatro, un teatro di vite spesso bislacche ma vere anche nei momenti di tragicità. Un teatro di comunanza. Una terapia in pillole ma senza pillole. Lo fanno, il teatro, da sei anni: scommessa vinta. E sono stati anni intensi, segnati dalle alternanze. In bacheca c’è la soddisfazione, la gioia che contagia  quando le tensioni e le fatiche di un annetto di prove si sciolgono – a fine spettacolo – in sorrisi, pacche sulle spalle, complimenti e applausi.

 

Ma in bacheca ci sono anche l’imprevisto e l’imprevedibile: i timori, le titubanze o, al contrario, gli eccessi. Sì, perché la 'Compagnia Instabile' è una delle tante belle esperienze che nascono, si consolidano e a volte crescono al Centro di salute mentale di Trento. Un polo di aiuto e di cura – altro non potrebbe essere – che offre una bussola a chi si smarrisce nei labirinti di un disagio psichico che è prima di tutto disagio sociale. La salute mentale si ritrova – se si ritrova – in tanti modi.

 

E tra i modi che spesso regalano risultati sorprendenti c’è anche l’arte: l’espressività, la musica, il teatro appunto. E molto altro.

 

Certo, occorre distinguere. La prosa degli Instabili è innanzitutto un percorso. E anzi, il percorso conta più di tutto. Un appuntamento fisso, il giovedì, è l’occasione per esprimere un coacervo di sentimenti attraverso accenni di recitazione, di canto, di 'scenette', semplici sketch, ma tutt’altro che facili. Ma anche frizzi, lazzi. E il loro contrario.

 

Gli Instabili – nel senso della compagnia – sono utenti del centro di salute mentale, operatori, tirocinanti. Amici e parenti. Tutti sullo stesso piano – seppur con diversi ruoli, diversi livelli di concentrazione e di convinzione. Tutti a costruire un teatro che ha una sola pretesa: la genuinità. Ebbene, per capire di che si parla (e per approcciarsi con meno approssimazioni e meno genericità alle complessità del disagio), basta segnarsi in agenda l’appuntamento di sabato. Al teatro San Marco. Rafforzando la collaborazione – anch’essa intensa – con Estuario, (altro benemerito gruppo che opera nell’ambito del mutuo aiuto) – la “Compagnia Instabile” tornerà sulla scena. Accadrà dalle 20, per la terza edizione della rassegna 'Riflessi di sogno'.

 

Una rassegna con due proposte ispirate dalla stessa volontà anti solitudine. Sì perché sono le solitudini a fare da anticamera alle crisi che naufragano in patologia. Prima della Compagnia Instabile il gruppo teatrale di Estuario tornerà a rivisitare Shakespeare – Romeo e Giuletta – cercando di far uscire tutto ciò che il teatro permette dalla gabbia del pregiudizio.

 

Poi sarà la volta degli instabili impegnati a raccontare la storia di Augustino, del suo paese e di un Trentino in cui l’umanità di borgo, un piccolo borgo di montagna, accettò gli imbarazzi della schizofrenia senza farsi troppe domande. Semplicemente guardando all’uomo piuttosto che al malato. Il testo – un canovaccio così come canovacci sono per scelta i lavori della compagnia – è di Carmela Poligamia. Lei ci mette l’anima: al centro salute mentale, dove lavora, e nel laboratorio teatrale, dove lavora il doppio.

 

E’ una storia – vera – di un buon uomo che viene chiamato 'matto' solo in una guerra, la prima, dove i matti veri furono i presunti sani che la vollero. Da schizofrenico, il suo paese lo accettava senza tema. Da 'matto' dichiarato dagli alti comandi, il suo paese lo temeva. Da eroe – perché in teatro Augustino diventerà l’eroe che salva il paese – tornerà ad essere un 'malato normale'. Ed è – Augustino – anche una morale: chi rifiuta di misurarsi con il disagio fa più male a se stesso che a chi soffre. Ma agli instabili – gli utenti/attori incidentali e spesso accidentati quando si tratta di seguire la costanza (prove, orari, parti da imparare) – riescono i piccoli miracoli.

 

"Una delle attrici – racconta Carmela Poligamia – è un’ansiosa. Lo è ovunque, meno che sul palco.  E’ felice, libera dalle sue fobie”. Altri utenti/attori non ti permettono fino all’ultimo di fare previsioni: “Magari – dice ancora Carmela – un minuto prima di andare in scena cercano di scappare”. Insomma, puoi provare e riprovare ma tutto resta inevitabilmente sul filo.

 

Ecco perché gli spettacoli degli instabili sono immaginati e costruiti come spettacoli di libertà. Quasi di anarchia. Poco copione e tanto 'capiti quel che capiti'.

 

Stavolta capiterà 'un di più' rispetto alle altre rappresentazioni della Compagnia. In Augustino farà la sua parte anche il coro Castel Pergine: canzoni ma, ancor più, l’entusiasmo di una collaborazione che per molti coristi è l’ingresso in un mondo sconosciuto o malamente conosciuto.

 

Il mondo del disagio psichico è tuttavia un altro mondo – meno lontano – se sceglie di raccontarsi, di svelarsi, attraverso l’arte. Nulla è più incontro – infatti – del teatro, della musica, del gesto e anche dell’errore, dell’ingenuità, della spontaneità. L’arte, in questo caso il teatro, è una parola scritta al singolare ma che si vive al plurale. E se c’è  incontro – dice da sempre chi affronta il disagio mentale per mestiere e per passione, curare è più facile.

 


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