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Coronavirus, un anno senza cultura. Il teatro riapre, ma solo per 2 ore: ''Abbiamo perso tutto. Ma siamo riusciti a non chiudere''

Ad un anno dalla chiusura di tutto il settore dello spettacolo dal vivo, i teatri apriranno le porte per incontrare il pubblico. Corradini: "Siamo riusciti a non chiudere grazie anche agli incentivi del Ministero dei beni culturali che per la prima volta si è accorto di quanto importante e capillarmente diffuso fosse il nostro settore. L’unico sbaglio? Questi soldi non sono stati proporzionati in base alla realtà del teatro. Per fare una cosa fatta bene, bisognava conoscere il territorio e in Italia non si conosceva. Almeno oggi sanno che esistiamo''

Di Laura Gaggioli - 21 febbraio 2021 - 19:35

TRENTO. Solo nella prima settimana di chiusura, causa lockdown, il teatro, e tutto il mondo dello spettacolo dal vivo, aveva perso più di 10 milioni di euro7400 eventi. Da quella prima settimana ne sono passate altre 52. Un danno non solo economico, ma anche sociale e culturale. L'Unione nazionale interpreti teatro e audiovisivo (Unita) ha deciso di riportare al centro del dibattito pubblico il tema, coinvolgendo tutti i teatri italiani in un’iniziativa di presidio dal titolo “Facciamo luce sul teatro”. Anche il Teatro di Villazzano parteciperà all'iniziativa, così, il direttore artistico Mirko Corradini racconta l'anno appena trascorso tra perdite e nuovi traguardi.

 

Ad un anno dal giorno in cui è calato il sipario sul mondo dello spettacolo, l'iniziativa proposta dall'Unita invita nella serata di lunedì 22 febbraio, dalle ore 19:30 alle 21:30, a illuminare e a riaprire le porte dei teatri per permettere di nuovo la presenza fisica del pubblico. Certo, non per assistere a rappresentazioni, ma per rivivere la magia del palcoscenico e sostenerla con messaggi e pensieri da lasciare esposti all’ingresso. 

 

“Anche noi aderiamo all’iniziativa - spiega Corradini - anche se abbiamo accettato la condizione in cui verte tutto il mondo dello spettacolo e abbiamo cominciato a guardare al presente per le nuove opportunità che ha da offrire, e noi da cogliere. Come tanti altri esempi, anche noi abbiamo portato il teatro online, un modo per continuare a raccontarci  e non chiudersi nella disperazione: una strategia umana e artistica per sopravvivere. Poi abbiamo conosciuto il mondo della radio, attraverso podcast e letture, un qualcosa che ha abbellito il nostro settore, qualcosa che speriamo rimanga”.

Al teatro di Villazzano, sono più di 100 le serate annullate della scorsa programmazione. Le perdite non calcolabili. “Abbiamo perso tutto. Ma siamo riusciti a non chiudere - spiega il direttore - questo per noi significa tanto. Lo abbiamo fatto anche grazie agli incentivi del Ministero dei beni culturali che per la prima volta si è accorto di quanto importante e capillarmente diffuso fosse il nostro settore. L’unico sbaglio? Questi soldi non sono stati proporzionati in base alla realtà del teatro. Il nostro, che ha 6 dipendenti, 170 serate tra spettacoli e tournée e circa 2mila giornate lavorative, ha ricevuto lo stesso aiuto di chi di serate ne aveva 45. Per fare una cosa fatta bene, bisognava conoscere il territorio e in Italia non si conosceva. Almeno oggi sanno che esistiamo”.

 

Un danno economico, ma soprattutto sociale e culturale. Un anno di teatri chiusi significa infatti un anno in cui la gente non ha vissuto di cultura, quella cultura che rende più bella la vita e aiuta ad aprire la mente. “Non sappiamo come tutto questo cambierà la nostra società. Che riflessi potrà avere sulle nuove generazioni. Io sono cresciuto nel teatro. A due mesi ero già sul palcoscenico. Mio figlio invece ha un papà artista, ma non lo ha mai visto in scena. Come compagnia abbiamo però cominciato a pensare anche a come il teatro possa venire in nostro aiuto e rappresentarci questa situazione. Da domani infatti cominceremo le prove per un nuovo spettacolo: ‘La covida loca’. Una nuova drammaturgia di Andrea Visibelli che racconta la vita di due persone e della loro convivenza al tempo del covid, degli igienizzanti e delle mascherine”.

 

Il teatro, fin dall’alba dei tempi, infondo è sempre stato questo: un modo per raccontarci la vita che stiamo vivendo e trovare insieme un nuovo significato. 

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