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Coronavirus, i teatri sono chiusi per le persone? Spazio Off mette in mostra scenografie, costumi, oggetti, copioni, foto e altri materiali di scena

La risposta creativa e provocatoria di Spazio Off, contro le restrizioni che hanno congelato le attività culturali: “Sul palco ci sarà tutto ciò che ‘fa’ il teatro ma che, senza la compresenza fisica, viva e partecipe di attori e spettatori, semplicemente teatro non può essere”

Di T.G. - 13 March 2021 - 11:54

TRENTO. Il Trentino è finito in zona rossa e sono scattare nuove restrizioni, più in generale i contagi stanno aumentando in tutta Italia tanto che il Governo è dovuto correre ai ripari emanando un nuovo Dpcm che (con l’eccezione della Sardegna) colora il Paese con tinte rosse e arancioni. Così facendo però il Governo si è rimangiato la promessa di far riaprire cinema e teatri per la fine di marzo.

 

Con pochi ristori e scarse prospettive al mondo dello spettacolo non resta che stringere i denti, ancora una volta, benché il 2020 sia stato un anno avaro di soddisfazioni. È in questo contesto che si inserisce l’iniziativa lanciata da Spazio Off che vuole rispondere in modo creativo, originale e anche provocatorio alle limitazioni e alle restrizioni da Covid-19, che hanno di fatto ‘congelato’ ogni attività teatrale e culturale in presenza. “Se la compresenza di attori e attrici da una parte, e spettatori e spettatrici dall’altra sono l’essenza e la linfa vitale stessa del teatro, cosa accade se in uno spazio teatrale viene allestito uno spettacolo senza però che attori e attrici possano ‘agire’ e far vivere quei materiali?”. È questa la domanda alla base del nuovo progetto di Spazio Off, che, da aprile a giugno (sempre che il Trentino ritorni in zona gialla), offrirà al pubblico, tutti i giorni dal martedì al venerdì dalle 18 alle 21 la possibilità di ‘vedere’ e ‘fruire’ il “teatro che non c’è”.

 

Per due settimane alla volta, sempre nel rispetto dei protocolli anti-Covid, verrà allestito nella piccola sala teatrale di via Venezia 5, zona Port’Aquila, a Trento, il set completo di una selezione di sei spettacoli ideati, prodotti e realizzati negli ultimi 10 anni allo Spazio Off: scenografia, costumi, oggetti di scena, oltre alle luci e i suoni di ogni spettacolo, il tutto arricchito anche da contributi audio e video sugli spettacoli stessi. Inoltre, in foyer verranno esposte fotografie, bozzetti di scena, disegni e progetti di scenografia e costumi, copioni originali, materiali di lavoro, locandine, manifesti. Una sorta di Wunderkammer del teatro ‘congelato’ dalla pandemia, per riflettere sul significato dell’assenza della relazione insostituibile in presenza di attori e spettatori. Allo stesso tempo questo sarà un modo per ripercorrere dieci anni di produzioni e spettacoli teatrali che hanno segnato la storia dello Spazio Off.

 

L’obiettivo di tutto il progetto è da un lato rievocare, attraverso tutto ciò che esiste di fisico e tangibile di uno spettacolo, lo spirito dello spettacolo stesso rendendolo pubblico e fruibile, ma dall’altro è anche quello di sottolineare fortemente, e dolorosamente, l’assenza dei corpi, degli esseri umani che rendono viva e vibrante l’esperienza teatrale, che è nella sua essenza una compresenza in un “qui” e in un “ora”, al presente, di persone in carne e ossa.

 

Il titolo del progetto, ‘The Artist is (not) present’ ricalca infatti la performance del 2010 di Marina Abramovic al MoMA di New York, quando l’artista serba è rimasta seduta 6 giorni su 7, e per 7 ore al giorno per circa tre mesi, nella hall del museo di Manhattan, a disposizione di chiunque volesse semplicemente sedersi di fronte a lei ed entrare in una relazione di sguardo reciproco, occhi negli occhi, senza altri dispositivi, oggetti o mediazioni. “Il nostro progetto – spiegano gli artisti trentini – nato in tempo di pandemia, è invece esattamente l’inverso, mancando purtroppo la dimensione relazionale e di compresenza tra esseri umani, tipica e fondamentale nell’atto teatrale stesso.

 

Questo è esattamente ciò che è mancato in questi mesi di chiusura degli spazi culturali e di spettacolo in particolare: agli attori e alle attrici di poter salire su un palco, muoversi, parlare, sudare, sbagliare; agli spettatori e alle spettatrici di condividere assieme il rito della visione collettiva e condivisa di qualcosa, uno spettacolo, tanto effimero quanto potente. “È questa l’esperienza a cui siamo stati purtroppo costretti a rinunciare – ricordano da Spazio Off – e che con questo progetto vogliamo rimettere al centro, seppur sotto forma di una fruizione ‘al negativo’: tutto ciò che ‘fa’ il teatro ma che, senza la compresenza fisica, viva e partecipe di attori e spettatori, semplicemente teatro non può essere”.

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