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| 07 ott 2021 | 11:09

“Siamo una fucina di sfruttamento e povertà”, la protesta dei professionisti dei Beni culturali si trasforma in un libro

Esternalizzazioni, precariato e lavoro sottopagato la protesta dei professionisti dei Beni culturali è diventata un libro: “Spesso dietro al sistema culturale italiano ci sono condizioni inadeguate, discriminazioni di genere e lo sviluppo di un sistema di privatizzazioni”

“Siamo una fucina di sfruttamento e povertà”, la protesta dei professionisti dei Beni culturali si trasforma in un libro
Foto d'archivio
di Tiziano Grottolo

ARCO. Come si lavora nel settore del patrimonio culturale dove il primo datore di lavoro è lo Stato? E quali sono le cause che hanno permesso a un comparto ad alto grado di specializzazione, e che ha beneficiato fino al 2019 di una crescita imperterrita del turismo, di divenire una fucina di sfruttamento e povertà? Sono queste alcune delle domande a cui il collettivo “Mi Riconosci? Sono un professionista dei beni culturali”, tenta di dare una risposta. L’esperienza quinquennale del collettivo, che nel frattempo è diventato un vero e proprio movimento nazionale e punto di riferimento per migliaia di lavoratrici e lavoratori del settore, si è tradotta anche in un libro: “Oltre la grande bellezza. Il lavoro nel patrimonio culturale italiano”, edito da DeriveApprodi e disponibile dal 5 agosto nelle librerie e online.

 

Il volume sarà presentato venerdì 8 ottobre alle 20e30 quando gli attivisti di “Mi Riconosci?” saranno ospiti al Cantiere 26 di Arco. A presentare il libro ci saranno Leonardo Bison e Cristina Chiesura, a moderare Paolo Domenico Malvinni, scrittore e ricercatore indipendente. L’evento è curato ed organizzato, oltre che da Mi Riconosci?, dalla sezione Anpi Alto Garda e Ledro.

 

“Il sistema culturale italiano contemporaneo – spiegano gli autori – viene letto attraverso l’analisi delle condizioni di lavoro, le discriminazioni di genere e di provenienza sociale, il caos dei percorsi formativi e lo sviluppo del sistema di privatizzazioni affermatosi dagli anni Novanta, con particolare attenzione al lavoro gratuito e al ruolo delle fondazioni di partecipazione per il controllo del patrimonio culturale pubblico”.

 


 

Da tempo i professionisti del settore, anche trentini, denunciano le condizioni di lavoro precarie e chiedono una riforma strutturale della gestione del patrimonio culturale italiano. Il volume raccoglie la produzione e l’elaborazione dei primi cinque anni di attivismo di quella che oggi è diventata un’associazione nazionale e offre uno spaccato inedito sul contesto lavorativo del settore. Dalle pagine, infatti, emerge la situazione che tanti vivono quotidianamente e la rabbia degli addetti ai lavoratori. Tra i temi trattati dal libro si trovano i problemi legati alle esternalizzazioni e il conseguente lavoro sottopagato, il mancato riconoscimento delle professionalità, l’abuso del volontariato e le conseguenze della privatizzazione del patrimonio culturale italiano.

 

Gli incontri pubblici proposti dal collettivo non hanno il solo scopo di illustrare i contenuti del libro ma vogliono anche essere occasione di dibattito, confronto e coinvolgimento di chiunque voglia conoscere più da vicino l’associazione e contribuire al cambiamento che ogni giorno cerca di portare nel sistema culturale italiano.

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