“Siamo una fucina di sfruttamento e povertà”, la protesta dei professionisti dei Beni culturali si trasforma in un libro
Esternalizzazioni, precariato e lavoro sottopagato la protesta dei professionisti dei Beni culturali è diventata un libro: “Spesso dietro al sistema culturale italiano ci sono condizioni inadeguate, discriminazioni di genere e lo sviluppo di un sistema di privatizzazioni”

ARCO. Come si lavora nel settore del patrimonio culturale dove il primo datore di lavoro è lo Stato? E quali sono le cause che hanno permesso a un comparto ad alto grado di specializzazione, e che ha beneficiato fino al 2019 di una crescita imperterrita del turismo, di divenire una fucina di sfruttamento e povertà? Sono queste alcune delle domande a cui il collettivo “Mi Riconosci? Sono un professionista dei beni culturali”, tenta di dare una risposta. L’esperienza quinquennale del collettivo, che nel frattempo è diventato un vero e proprio movimento nazionale e punto di riferimento per migliaia di lavoratrici e lavoratori del settore, si è tradotta anche in un libro: “Oltre la grande bellezza. Il lavoro nel patrimonio culturale italiano”, edito da DeriveApprodi e disponibile dal 5 agosto nelle librerie e online.
Il volume sarà presentato venerdì 8 ottobre alle 20e30 quando gli attivisti di “Mi Riconosci?” saranno ospiti al Cantiere 26 di Arco. A presentare il libro ci saranno Leonardo Bison e Cristina Chiesura, a moderare Paolo Domenico Malvinni, scrittore e ricercatore indipendente. L’evento è curato ed organizzato, oltre che da Mi Riconosci?, dalla sezione Anpi Alto Garda e Ledro.
“Il sistema culturale italiano contemporaneo – spiegano gli autori – viene letto attraverso l’analisi delle condizioni di lavoro, le discriminazioni di genere e di provenienza sociale, il caos dei percorsi formativi e lo sviluppo del sistema di privatizzazioni affermatosi dagli anni Novanta, con particolare attenzione al lavoro gratuito e al ruolo delle fondazioni di partecipazione per il controllo del patrimonio culturale pubblico”.

Da tempo i professionisti del settore, anche trentini, denunciano le condizioni di lavoro precarie e chiedono una riforma strutturale della gestione del patrimonio culturale italiano. Il volume raccoglie la produzione e l’elaborazione dei primi cinque anni di attivismo di quella che oggi è diventata un’associazione nazionale e offre uno spaccato inedito sul contesto lavorativo del settore. Dalle pagine, infatti, emerge la situazione che tanti vivono quotidianamente e la rabbia degli addetti ai lavoratori. Tra i temi trattati dal libro si trovano i problemi legati alle esternalizzazioni e il conseguente lavoro sottopagato, il mancato riconoscimento delle professionalità, l’abuso del volontariato e le conseguenze della privatizzazione del patrimonio culturale italiano.
Gli incontri pubblici proposti dal collettivo non hanno il solo scopo di illustrare i contenuti del libro ma vogliono anche essere occasione di dibattito, confronto e coinvolgimento di chiunque voglia conoscere più da vicino l’associazione e contribuire al cambiamento che ogni giorno cerca di portare nel sistema culturale italiano.














