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Trentino terra solo d’emigrazione? Un libro mette in discussione il mito: “E’ stata anche una meta ricercata”

“Arrivi” è la raccolta degli atti di un convegno tenuto dalla Società degli Studi trentini di scienze storiche nel 2018. Il tema? L’immigrazione in Trentino dalla preistoria agli anni ’90. Il presidente Marcello Bonazza e il vicepresidente Italo Franceschini: “Volevamo mettere in discussione delle narrazioni che dipingono la ‘nostra’ terra come chiusa, incontaminata e poco appetibile”

Di Davide Leveghi - 06 dicembre 2021 - 10:44

TRENTO. E’ stato il Trentino, nella sua storia passata, una terra solamente d’emigrazione? Questa narrazione, specialmente alla luce dei secoli più recenti, è fortemente radicata nell’immaginario locale. Migliaia di persone, in un territorio povero e sovrappopolato, lasciarono infatti le valli della provincia per cercare fortuna altrove, a volta anche oltreoceano. In giro per il pianeta, così, si sono venute a formare comunità di espatriati e molti sono i trentini che hanno discendenti ormai radicati in territori lontani. Ma nella sua storia il Trentino non è stato solo questo.

 

I fenomeni di immigrazione nell’attuale provincia di Trento percorrono un arco cronologico millenario – spiegano Marcello Bonazza e Italo Franceschini, rispettivamente presidente e vicepresidente della Società degli Studi trentini di scienze storiche – il Trentino, dunque, non è solo stata una terra da cui si è partiti, come ci sentiamo spesso ripetere, ma è stato anche un luogo di arrivi. Gli esempi possono essere i più svariati, dai professori provenienti dalle altre regioni d’Italia negli anni ’60 del ‘900 ai vetrai in epoca moderna, dai coloni giunti nel Medioevo per dissodare la terra fino ai mercanti tedeschi stanziati fra ‘600 e ‘700 a Rovereto”.

 

“Volevamo ragionare su questo aspetto della nostra storia e identità, per quello che vuol dire ‘nostra'. E lo abbiamo fatto in maniera informale”, aggiungono. Ma come? “Con un libro che raccoglie gli atti di un convegno tenuto nel 2018 alla presenza di diversi storici, a cui è stato chiesto se lungo i propri studi si siano imbattuti in fenomeni di arrivi. In tre pomeriggi, con ‘mitragliate’ di relazioni da dieci minuti ciascuno, gli esperti hanno così fatto mente locale, arrivando a restituire una varietà di interventi utili per creare un caleidoscopio sul fenomeno degli arrivi in Trentino. Perché, come si può vedere anche nel libro, gli arrivi in provincia sono stati costanti”.

 

Dalla preistoria agli anni ’90 del ‘900, dal primo popolamento all’arrivo, durante la guerra civile in Jugoslavia, dei discendenti dei trentini emigrati in Bosnia sotto l’Impero asburgico, si offre quindi un mosaico dell’immigrazione in Trentino. Un “caleidoscopio”, come dicono i curatori del libro, utile per ragionare su come noi trentini ci rappresentiamo, ci immaginiamo e ci raccontiamo.

 

“Il convegno voleva fare massa critica per riflettere su noi stessi – spiega Bonazza – l’obiettivo era di mettere in discussione principalmente tre narrazioni. In primis quella che vuole il Trentino solamente come una terra d’emigrazione, appunto. È un racconto che include un certo vittimismo. In secondo luogo, poi, quella di un Trentino autoctono, con una popolazione chiusa su sé stessa, radicata nelle sue tradizioni. È un’idea che si riflette nello story telling sull’autonomia: il Trentino come terra incontaminata, i trentini che sono così da secoli perché sempre sono stati così. Infine, volevamo mettere in discussione una percezione diffusa e cioè quella di un Trentino depresso, marginale. In realtà, come si può vedere nel libro, è stato anche una meta ricercata di migrazione. Qui sono arrivate molte persone che avevano interesse a venire”.

 

“C’era chi in Trentino ci vide la possibilità di venire a far soldi – aggiunge Franceschini – pensiamo all’uso delle foreste o delle miniere. Pensiamo, nel Medioevo, alle aristocrazie delle valli che favorirono l’arrivo di coloni”. Artisti, mercanti, boscaioli, allevatori, vetrai, musicisti, osti. E ancora rivoluzionari, insegnanti, profughi, soldati e prostitute. Tantissimi sono i soggetti descritti nei brevi saggi raccolti in Arrivi. Persone, gruppi, popolazioni verso il territorio trentino (preistoria- XX secolo).

 

Possiamo individuare due fattori agli estremi che hanno portato nei secoli ad una continuità di arrivi – proseguono i curatori – da una parte il Trentino era visto come una terra vergine, specialmente nelle valli. Dall’altra v’era una piccola capitale, Trento, una città polo d’attrazione per l’arrivo di professionalità varie provenienti da fuori”.

 

Dal quartiere tedesco di Trento ai sentimenti antimeridionali contro burocrati statali e professori, passando per la val di Sole d’epoca rinascimentale e la Rovereto moderna, il libro, dopo un inquadramento generale della questione, offre così brevi ma affascinanti “schizzi” di storia, suggestioni e frammenti di un passato impossibile da racchiudere in visioni monolitiche. “Abbiamo ragionato se arrivare all’attualità e toccare il presente più fluido, ma poi abbiamo deciso, da storici, di fermarci agli anni ’90. Il nostro compito, abbiamo pensato, si era esaurito”, concludono.

 

 

Arrivi. Persone, gruppi, popolazioni verso il territorio trentino (preistoria – XX secolo) è una pubblicazione della Società degli studi trentini di scienze storiche, curata da Marcello Bonazza e Italo Franceschini. Il libro raccoglie gli atti del convegno tenuto nel 2018, grazie anche alla collaborazione del presidente del Consiglio provinciale di Trento Bruno Dorigatti. E' disponibile nelle librerie e nella sede della Società.

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