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Trento
15 settembre | 12:39

“La scuola siede tra passato e futuro e deve averli presenti entrambi”. La storica Vanessa Roghi all'ultimo appuntamento dell'Agosto degasperiano

Giovedì 15 settembre l'Agosto degasperiano si concluderà all'insegna d'un ultimo appuntamento, dedicato al mondo della scuola e alla bellezza e l’importanza del lavoro degli insegnanti: una serata che vedrà protagonista la storica Vanessa Roghi

TRENTO. Cosa fa di un insegnante un “maestro”? Quale ruolo ha, o potrebbe avere, la scuola in una società che cambia rapidamente travolgendo modelli tradizionali e punti di riferimento generazionali? Partirà da questi spunti l’ultimo appuntamento dell’Agosto degasperiano 2022 - in programma giovedì 15 settembre alle 20:45 all’Auditorium del Conservatorio di Trento - dedicato, nei giorni in cui prende il via un nuovo anno scolastico, al mondo della scuola e alla bellezza e l’importanza del lavoro degli insegnanti. La serata vedrà protagonista Vanessa Roghi, storica della cultura, autrice televisiva e tra le massime studiose della lezione pedagogica dei grandi maestri del Novecento.

 

“La scuola siede tra passato e futuro, e deve averli presenti entrambi”: questo il titolo del suo intervento, ispirato alla celebre frase di Don Lorenzo Milani. Nel suo libro “Voi siete il fuoco. Storia e storie della scuola” racconta, attraverso i secoli, come siamo arrivati alla scuola che tutti noi conosciamo. Ci spiega il senso, e l’importanza, di affrontare questa narrazione?

Studio ormai da qualche anno la storia della scuola e su questo tema ho pubblicato monografie e saggi che però mai si sono rivolti direttamente ai protagonisti della scuola stessa, cioè i ragazzi. Erano e sono libri scritti per gli adulti, genitori, insegnanti, per ricostruire il senso di una storia importante a cui guardare per cercare risposte necessarie anche alla nostra attualità. Poi però ho pensato che era con i ragazzi che volevo parlare, perché troppo spesso mi sono trovata a testimoniare il senso di ineluttabilità di alcune pratiche incontrate a scuola: eh ma è sempre andata così, eh ma la scuola è questa non si può cambiare. Con ‘Voi siete il fuoco’ ho cercato di dire, prima di ogni altra cosa, che la scuola è un fatto storico mutato e mutabile e, in quanto tale, discutibile. Le cose possono essere cambiate se non vanno, e se vanno possono essere migliorate o prese ad esempio da qualcun altro.

 

Quando si affronta il tema “scuola”, lo spettro dell’analisi è molto ampio: si spazia dalle sfide riguardanti la pura didattica, agli aspetti sindacali e alla formazione del corpo docenti, per arrivare ai concorsi e alle loro problematiche, fino a giungere al vertice ministeriale. Come sta, oggi, il sistema d’istruzione italiano?

Io sono una storica e quindi mi è più facile dire come stava 40 anni fa. Oggi, da cittadina, da genitore, vedo che la scuola sta per tanti versi meglio di quando ero bambina io: più inclusiva, più giusta, con insegnanti più preparati e più motivati. Ma ovviamente questo non vale per tutto il sistema scolastico, che manca essenzialmente di due cose: più investimenti e omogeneità. C’è troppa differenza fra una scuola e un’altra, addirittura fra una classe e l’altra, non in termini di didattica ma proprio di impostazione generale per cui alcuni docenti considerano la scuola come un secolo fa. 

 

Don Milani, Gianni Rodari e Mario Lodi. Tre insegnanti - che potremmo definire “uniti nella diversità”, ideologica e di formazione - divenuti maestri: cosa li accomuna e qual è la lezione che dobbiamo da loro apprendere?

In realtà Gianni Rodari è stato maestro solo per poco, qualche anno fra il 1938 e il 1941. Voleva fare altro, il giornalista, lo scrittore, poi si è trovato a occuparsi di bambini per incarico di partito e quindi per estensione ha dovuto occuparsi di scuola. In questo suo impegno ha conosciuto Mario Lodi e i maestri del Movimento di Cooperazione Educativa che, a partire dai primi anni Cinquanta, cercavano un modo per fare la scuola democratica. L’aggettivo democratico aveva un senso preciso: si usciva dalla guerra e la scuola democratica non lo era, quindi bisognava farla. Nella stessa situazione si era trovato don Lorenzo Milani, diventato prete nel 1947. Don Milani si pone il problema della cittadinanza democratica, dice che senza le parole si è meno uguali e per questo investe tutte le sue energie sulla scuola. 

 

Attraversiamo un periodo storico in cui la comunicazione interpersonale risulta sempre più difficoltosa e anche l’incontro, e il rapporto, tra insegnante e allievo rischia di risentirne. Quali strumenti abbiamo a disposizione per salvare il frangente forse più significativo della sfida educativa?

Occorre lavorare alla costruzione della comunità: la classe deve essere un luogo di apprendimento costante e non solo di competizione. Noi a scuola vediamo imparare la competizione e raramente la comunità, dobbiamo insegnare quella allora.

 

La rassegna di cui sarà ospite ha come “mission” il voler aprire sguardi nuovi sul presente, partendo dai valori che hanno guidato Alcide De Gasperi attraverso fasi storiche particolarmente difficili. Come si annoda questo filo rosso al tema della scuola?

Mario Lodi per tutta la vita ha parlato della necessità di una scuola della Costituzione e questo, credo, è il legame più forte e luminoso con la figura di De Gasperi: al netto delle differenze, tutte queste figure hanno in comune il senso dell’urgenza storica di lavorare per superare il fascismo, dare forma alla democrazia, e farlo a partire dall’educazione. La scuola è davvero una palestra di convivenza, un tirocinio quotidiano di rispetto reciproco, nessuna fase difficile può essere affrontata o superata senza l’apporto della scuola come istituzione e come mondo.

 

“Tradizione non è culto delle ceneri ma custodia del fuoco”. Qual è, per Vanessa Roghi, il fuoco che tutti noi dovremmo custodire?

Il fuoco della curiosità verso i bambini, i ragazzi, che tutti gli educatori che amo hanno coltivato. Del resto, quando Plutarco scriveva che educare non è riempire vasi ma accendere fuochi parlava proprio della gioventù. Gianni Rodari, che era un poeta, diceva che i bambini vengono dal futuro. Ecco, il fuoco sono loro ed è questo il fuoco che dobbiamo curare.

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