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Storia della nave "fantasma" di 17 metri che appare soltanto all'alba sulla roccia calcarea. Battisti: ''L'ho vista tutta intera comparire dal nulla. Uno splendore"

L'imbarcazione, incisa nella roccia calcarea sul pendio ai margini della grande frana dei Lavini di Marco, è uno dei più grandi petroglifi al mondo. Secondo gli anziani del paese, il fenomeno dell'apparizione della nave è conosciuto da decenni. Battisti: "Visibile solo quando piove o poco dopo l’alba. L’autore potrebbe essere qualcuno che aveva visto dal vivo battelli simili in uso sul Danubio"

Di Francesca Cristoforetti - 18 June 2022 - 10:36

ROVERETO. Una grande nave fantasma, lunga ben 17 metri, è incisa nella roccia calcarea sul pendio ai margini della frana dei Lavini di Marco, che custodisce altri tesori oltre alle ben più note orme di dinosauro del Giurassico. E' uno dei più grandi petroglifi al mondo: l'imbarcazione non si distingue nella sua interezza da vicino, ma solo dall’alto o in lontananza in determinate condizioni di luce in località Lasta dei Cavai, appena sopra l’abitato di Marco.

 

E' stato questo l'oggetto di studio della ricerca pubblicata da Maurizio Battisti, archeologo della Fondazione Museo Civico di Rovereto. "Sembra essere un piroscafo
da guerra a ruote con due camini e due cannoni,
incisione probabilmente databile alla seconda metà del XIX secolo", spiega.

 

Una nave detta "fantasma", proprio perché compare soltanto con certe condizioni meteorologiche e a una certa distanza: "Dal momento che il segno inciso non è molto profondo la nave risulta del tutto invisibile a grande distanza, per esempio a un’osservazione dal fondovalle. Anche recandosi sul posto rimane scarsamente visibile per tutto il giorno". 

Ci sono dei momenti in cui compare integralmente e ben definita, "o quando piove, ma è molto pericoloso visto il pendio scosceso, oppure la mattina poco dopo l’alba, quando il sole nasce parallelo al pendio e quindi crea queste ombre. E' stato bellissimo la mattina in cui aspettavo e ho visto l'imbarcazione apparire dal nulla in tutto il suo splendore". 

 

Il piroscafo appare come un disegno finito nella sua interezza (con una lunghezza di quasi 17 metri e un’altezza di oltre 6) i cui estremi sono compresi fra i due proiettili sparati dai cannoni, su entrambi i lati dell'imbarcazione, la prua e la poppa.

 

Gli anziani del paese di Marco conoscono il fenomeno da decenni, secondo alcune interviste effettuate dall'archeologo, e sosterrebbero che l’incisione era molto più
evidente e profonda verso gli anni ’50 e ’60 del secolo scorso. 

 

Ancora però non è sicuro chi possa essere l'autore: "E' stato possibile identificare come autore - conclude l'archeologo - almeno di alcune incisioni attorno all’imbarcazione, Luigi Zeni, detto Belesai, artista religioso e visionario vissuto nel XIX secolo. Difficile invece stabilire chi sia l’autore dell’incisione del piroscafo. Si può però ipotizzare, in base alla tipologia del manufatto e alla sua contestualizzazione storica, che sia stato eseguito fra gli anni ’50 e ’60 dell’Ottocento probabilmente da una persona che ha potuto osservare dal vivo battelli simili in uso sul Danubio, a 4 ruote motrici". 

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