Dagli affreschi alle facciate, Palazzo Bortolazzi di fine '600 torna al suo antico splendore dopo il restauro (FOTO): era stato donato nel 2018 alla Fondazione Pezcoller
Il palazzo, all’angolo tra largo Carducci e via Oriola ha subito vari adattamenti nel corso del tempo. Il restauro è stato reso possibile grazie al contributo della Provincia Autonoma di Trento. Circa il 90% della proprietà è ora in carico alla Fondazione Pezcoller e la restante alla Sosat e al Fai. Galligioni: "Nostro dovere restituirlo alla comunità trentina". Tonina: "La spesa complessiva è stata di circa 1 milione di euro"

TRENTO. Palazzo Bortolazzi, uno dei gioielli storico-architettonici del cuore di Trento, è stato riportato al suo antico splendore dopo il progetto di restauro partito nel 2018, anno in cui Marina Larcher Fogazzaro ha lasciando l'edificio storico come lascito testamentario alla Fondazione Pezcoller.
"Questa ristrutturazione dimostra il forte legame tra la Fondazione e la comunità trentina, a cui restituiamo la bellezza di questo palazzo", dichiara il presidente della Fondazione, Enzo Galligioni, oggi (5 aprile) con una cerimonia per svelare l'edificio alla città.
Il palazzo, all’angolo tra largo Carducci e via Oriola, dopo essere stato edificato a fine Seicento, ha subito vari adattamenti in epoche successive, su basamenti di epoca romano-medievale. Il restauro delle facciate restituisce alla città un edificio di grande valore dal punto di vista architettonico e artistico.

Il progetto di restauro del palazzo, partito nel 2018, anno in cui è stato donato, è stato reso possibile grazie al contributo della Provincia Autonoma di Trento. Circa il 90% della proprietà è ora in carico alla Fondazione Pezcoller e la restante parte all'associazione Sosat e al Fondo ambiente italiano.
I lavori di restauro sono stati completati soltanto qualche giorno fa grazie all'intervento delle imprese Tecnobase, Cozzio e Orsingher.

"Era un preciso dovere oltre che un nostro profondo desiderio, restituirlo alla comunità in tutto il suo originario splendore", conclude Galligioni. Ad aggiungersi anche la voce dell'architetto Bruno Bronzini: "La stanza in cui ci troviamo è una sopraelevazione della cinta romana della città - spiega -. Di grande importanza anche gli affreschi: qui per esempio sono 52 i ritratti di grandi personalità dal '500 in poi, tra cui anche Bernardo Clesio. Durante i lavori di restauro, sulla facciata in via Malpaga, è stato rinvenuto un arco a sesto acuto".
Presente anche il vicepresidente della Pat, Mario Tonina: "E' un momento importante e significativo, dove la Provincia ha svolto il suo compito. Essere qui per condividere il restauro di questo palazzo è ragione di orgoglio. La spesa complessiva è stata di circa 1 milione di euro. Ora ognuno di noi potrà toccate con mano questa bellezza".
LA STORIA DEL PALAZZO
Il palazzo fu eretto fra il 1678 e il 1696 dagli architetti comaschi Apollonio, Pietro e Bartolomeo Somalvico da Brienno su commissione dei fratelli Giovanni e Lodovico Bortolazzi. Si tratta di un significativo edifidio del tardo Seicento trentino. Venne a dare unità architettonica e urbanistica a più elementi edilizi medievali che affollavano l'appendice sud dei cosidetti "Fossati". Il palazzo è stato più volte rimaneggiato per adeguarlo alle varie funzioni che ha ospitato negli anni.
Le aggressioni del tempo e gli interventi attuati negli anni per poter adattare gli spazi alle necessità primarie ha portato a una disomogenità materica e ha velocizzato lo stato di degrado. Obiettivo del restauro è stato mantenere inalterati i caratteri originali dell'edificio conservando le parti originarie e integrando quella mancati con materiali e tecniche il più possibile simili all'esistente.
Alla cerimonia hanno preso parte insieme al presidente Galligioni e al consiglio di amministrazione della Fondazione, capofila del progetto di restauro, hanno assicurato la presenza: il vicepresidente della Provincia autonoma di Trento, Mario Tonina, il vicesindaco di Trento, Roberto Stanchina e i rappresentanti di Sosat e Fai, comprorietari di quote del palazzo.












