Facciata dipinta nel cuore della città: ecco Palazzo Quetta-Alberti Colico. "Una delle dimore più poetiche di Trento"
Palazzo Quetta Alberti-Colico sorge in via Belenzani, a pochi passi dal municipio. L'architettura particolare e la facciata dipinta, analizzate dalla vincitrice del premio Onestinghel Vittoria Rebecca Rigotti, lo rendono uno degli edifici più belli della città. "Un luogo unico per la sua eterogeneità"

TRENTO. “Il palazzo si configura come baluardo del fenomeno storico-artistico delle facciate dipinte di Trento. Posto in una delle vie più prestigiose del centro cittadino, rappresenta sicuramente una delle dimore più poetiche e caratteristiche, unica nella sua eterogeneità”. È questa la descrizione che Vittoria Rebecca Rigotti, vincitrice del Premio Onestinghel, fa di Palazzo Quetta Alberti.
Posto in via Belenzani, a pochi passi dal municipio, questo suggestivo e antico edificio ha ospitato importanti famiglie cittadine e dato alloggio a illustri uomini, specialmente nel corso del Concilio. Al centro di una tesi di laurea, premiata da Società di Studi trentini di Scienze storiche e Liceo classico Giovanni Prati con il ricoscimento intitolato a Gino Onestinghel (alunno del liceo nonché fondatore della Società di Studi trentini), il palazzo colpisce il visitatore per architettura e affreschi che arricchiscono la facciata.
“La vicenda di Palazzo Quetta Alberti Colico è davvero complicata e sfugge a qualsiasi intento semplicistico – spiega Rigotti, insegnante e fresca di laurea in beni culturali - si tratta di una dimora che a partire dal Quattrocento e fino ai primi anni del ‘900 ha subito innumerevoli e continui rimaneggiamenti soprattutto per quanto riguarda il fronte principale prospiciente via Belenzani. Qui si possono riconoscere quattro differenti rimaneggiamenti dal punto di vista architettonico e cinque distinti interventi decorativi”.
Sono alcuni personaggi, in particolare, a determinarne l’aspetto che ora possiamo ammirare. “Sicuramente fu la figura di Antonio Quetta che più di tutti impresse importanti trasformazioni all'edificio nel corso del Cinquecento. Oltre ad essere il personaggio che a più riprese segnò l'impianto architettonico odierno, promosse anche imprese decorative sia negli esterni che negli interni”.
Premiata in una cerimonia che, nel pomeriggio di martedì 9 maggio 2023, ha visto gli interventi anche di Franco Cagol (“Fonti archivistiche per la storia della città”) e di Salvatore Ferrari (“Trento città-dipinta”), Rigotti ha presentato il suo lavoro intitolato “Palazzo Quetta Alberti-Colico. Una dimora trentina da scoprire”. Ma come è arrivata a occuparsi di questo luogo?
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“Stavo cercando un tema trentino da sviluppare e la fortuna ha voluto che la sezione locale dell’associazione Italia Nostra stesse cercando dei giovani studiosi che partecipassero al progetto ‘Trento città dipinta’. È stato il dottor Ezio Chini a propormi di studiare in maniera approfondita il palazzo, un tema che mi ha da subito convinta e messa alla prova”.
Dal buon lavoro svolto è scaturito così il riconoscimento, consegnato annualmente alle tesi di laurea considerate più meritevoli negli ambiti storici e artistici. “Sono onorata del riconoscimento ottenuto. La soddisfazione più grande è pensare che il saggio avrà la possibilità di essere divulgato nel migliore dei modi e che così potrà servire da spunto e riferimento per ricerche future senza esaurirsi in uno studio di tesi fine a se stesso”, conclude.













