Orwell, incubi reali altro che "Fantasio"
Domani (19 luglio) e sabato 20 il Teatro Capovolto del Sociale ospita le due serate di finale del Premio dedicato ai registi e alla loro capacità di mettere in scena tutti lo stesso testo in mini spettacoli di 15/20 minuti. Una formula di curiosità vincente che quest'anno si fa ancora più curiosa perché la scelta è caduta su 1984, profezia fantapolitica del 1949 superata ampiamente dai totalitarismi di oggi

TRENTO Dal 1949 ad oggi la fantapolitica raccontata da George Orwell nel suo “1984” è diventata più che realtà: un incubo. La diffusa negazione delle libertà, il controllo totale su tutto e su tutti, una tecnologia sempre più intelligente nell’invadenza che l’intelligenza umana pare destinata a diventare un residuato, di cui si potrà fare a meno. Di despoti con la faccia divisa a metà tra Hitler quanto Stalin è purtroppo pieno il pianeta. Il pianeta, cioè, delle dittature in crescendo e delle democrazie in drammatico diminuendo.
Orwell, socialista libertario e disilluso, ci vide lungo e masticò una letteratura amara, terribilmente amara, che provava a mettere in guardia. Ma probabilmente nemmeno il grande e visionario scrittore (nel senso più positivo del termine) avrebbe potuto immaginare come e quanto ci avrebbe azzeccato. Come e quanto, dunque, il mondo di oggi – quasi 80 da quel 1949 del libro - ha materializzato esponenzialmente le terrorizzanti intuizioni di Orwell senza che nessuno possa più distinguere la fantasia dai fatti veri.
Se questo è lo sfondo, va da sé che da un concorso tra registi chiamati a mettere in scena - in maniera mignon -l’inquietante romanzo orwelliano si si può e ci si deve aspettare di tutto. E probabilmente sul palco fronte piazza (Battisti) del Teatro Capovolto di Trento quel “tutto” sarà ancora presumibilmente costituito da una sequenza di pugni nello stomaco, di ironie solo apparentemente comiche e di altre rielaborazioni attuali degli infiniti spunti offerti da “1984”.
Il concorso in questione vanta una invidiabile longevità creativa. Trattasi infatti del “Fantasio”, un giochetto serissimo inventato da Gianni Corradini e Leonardo Franchini nel paleontologico 1997. I due filodrammatici che in Trentino hanno fatto storia ebbero davvero una gran bella pensata. Un’idea che partendo da un sobborgo (Villazzano) si è espansa presto a tutta Italia e anche all’estero.
Di festival che omaggiano con i premi gli attori ne era e ne è pieno il mondo. Inedita e innovativa fu invece l’occasione che col “Fantasio” offerta ai registi che in un festival/concorso consolidatosi anno dopo anno fino all’odierna versione è la missione dei fratelli Corradini (Mirko e Cristian). Loro e i loro collaboratori con passione hanno portato avanti e fatto crescere l’orgogliosa idea del padre.

Quella del “Fantasio” è un’occasione del tutto particolare per i registi emergenti (ma anche emersi) che vi partecipano dopo accurata e a volte problematica selezione. La sfida (accettata negli anni da centinaia di partecipanti) è ardua ma decisamente stimolante: stesso testo per tutti. Un testo da tradurre in libertà totale dentro spettacoli-studio di poche decine di minuti. Gli attori “assegnati” quasi a caso ai registi e poi via con la bravura: la capacità non semplice di far emergere gli stili e le idee più diverse anche in formato minimo e con minimi mezzi scenici.
Testi classici e testi contemporanei, con qualche sconfinamento perfino dentro il cantautorato poetico alla De Andrè: negli anni il “Fantasio” non si è fatto mancare nulla e nulla ha fatto mancare agli spettatori delle due serate (per otto mini spettacoli di prosa) che devono decretare la miglior regia, la migliore “visione” del testo “Fantasio”.
Nel suo percorso lungo e intenso il festival ha vissuto da pochi anni anche il rientro a Villazzano, nel teatro che Mirko Corradini (con famiglia e amici di un team affiatato e creativo) dirige ormai da molto. Lo fa con con l’orgoglio di aver creato una realtà che tiene in equilibrio l’aspeto popolare del teatro con l’aspetto della ricerca/sperimentazione: raccogliendo e fidelizzando pubblico.
L’approdo del “Fantasio” al Teatro Sociale, luogo di prestigio anche nella sua versione estiva aperta sulla piazza (in una dimensione affascinante), è una medaglia meritata, un riconoscimento all’impegno organizzativo e al successo del festival che ogni anno ha visto aumentare le richieste di partecipazione.
Una partecipazione che per i registi selezionati è sempre stata intensa perché quando la “vil pecunia” lo permetteva i loro spettacoli li potevano preparare “in residenza” a Villazzano, posto che diventava per settimane una vera “comunità d’arte”. Oggi questa dinamica non è più possibile ma il “Fantasio” – assicurano gli organizzatori – non ne risentirà.
Gli otto finalisti di quest’anno – scelti dopo lungo lavoro – si divideranno il palco del Capovolto per due serate, domani 19 e sabato 20 luglio. Quattro mini spettacoli a serata (dalle 21.15, ingresso gratuito) e sabato la scelta di quello migliore che nella tradizione del Fantasio sarà ospitato a Villazzano una volta messo a punto, ampliato e “lavorato” fino a diventare una produzione fatta e finita.
Con il testo di Orwell l’attualità non darà scampo ai registi che di sicuro si butteranno con mille e una idea sulla proposta. Qualcuno vincerà ma nel “Fantasio” – è fuor di dubbio – vincono sempre tutti perché in ognuno dei partecipanti si è sempre potuto trovare lo spunto diverso, il taglio originale, l’ambientazione particolare, la prosa che non ci si aspetta, la rielaborazione “matta”, il coinvolgimento emotivo, eccetera. I registi finalisti di questa edizione sono Giulia Corradi, Marco Paoli, Emanuela Rolla, Andrea Vellotti, Sonia Soro, Lorenzo Guerrieri, Elena De Carolis, Alberto Oliva Elio Maria.












