Ottomila cuori per Roberto Vecchioni al gran finale dei Suoni delle Dolomiti. Il cantautore visibilmente emozionato: "Sembra una Woodstock"
Bagno di folla per il cantautore che ha regalato al numeroso pubblico presente in Val Duron, accompagnato dai musicisti Eros Cristiani e Massimo Germini, un live intimo e pieno di confidenze, ricordi e aneddoti

CAMPITELLO DI FASSA. Ottomila cuori, e forse anche qualcuno in più, per Roberto Vecchioni. Un vero e proprio bagno di folla è salito ieri, in Val Duron al Rifugio Micheluzzi, per il gran finale dei Suoni delle Dolomiti che ha avuto come protagonista l'apprezzatissimo cantautore che, visibilmente emozionato, ha definito "una Woodstock" i prati dei pascoli ai piedi del Monte Ponsin, Sassopiatto e Croda del Lago.
E più che un concerto, l'ultimo atto della ventinovesima edizione del festival ha rappresentato un momento intimo, di confidenze, ricordi e aneddoti che il professore ha voluto regalare ai suoi fan, in un abbraccio di emozioni sospese tra musica e parole distese sulle note dei musicisti Eros Cristiani e Massimo Germini, da sempre compagno d'avventure, tra lo studio di registrazione e il palcoscenico, di Vecchioni.
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E così, con la sensibilità propria dei veri poeti, il cantautore ha letteralmente sfogliato le pagine del suo diario di una vita: in apertura il brano "Storia e Leggenda del Lanciatore", da lui definita “la canzone per me più bella, fra le oltre trecento che ho scritto” e che rappresenta "un inno al portare luce e bellezza nel mondo, alla vita vera, quella di abbracciare e condividere con gli altri".
Non poteva mancare poi "Ti insegnerò a volare", brano dedicato alla storia del pilota Alex Zanardi: una vera e propria metafora della passione per la vita che è più forte del destino e che rappresenta uno sprone a guardare sempre avanti, animati dalla curiosità del bello che deve ancora venire.
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E poi a prendersi il palcoscenico è stato l'amore, prima verso la moglie del cantautore che ha preso forma nella canzone "La mia ragazza" e poi verso il mestiere dell'artista “che non produce Pil, ma dà l'emozione che è il motore della vita" e raccontato in "Vincent" ed infine l'amore per la vita con "La bellezza", ispirata a "La morte a Venezia" di Thomas Mann. Spazio poi ai capitoli più noti della discografia di Roberto Vecchioni, con pietre miliari come "El Bandolero Stanco", l'immancabile "Luci a San Siro" e "Chiamami ancora amore".
Un pensiero è stato poi dedicato dall'artista a tutte le donne che subiscono la guerra in questo momento, ma anche quelle "invisibili per i media" di Iran e Pakistan. Ad essere raccontate poi "le studentesse di Russia e Israele zittite dai regimi", ricordate con "Cappuccio Rosso" dedicato ad una soldatessa Curda.
E alla fine l'abbraccio conclusivo con "Samarcanda", cantata e ballata dall'intero popolo dei Suoni delle Dolomiti sotto il sole tiepido che ha illuminato il live e i prati della Val Duron.














