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"Raccontiamo la ricerca attraverso il teatro", a Trento arriva l'Open Mike: sul palcoscenico ricercatori e ricercatrici dell'Università. Intervista al regista Andrea Brunello

Lo spettacolo, in programma venerdì alle 21 al Teatro Portland, intreccia le storie dei protagonisti con i brani originali del cantautore Candirù. Il registra Andrea Brunello: "In scena può succedere di tutto e si crea un grande spirito di condivisione: il teatro dà potenza a storie che hanno una grande onestà perchè appartengono a chi le racconta"

Di Federico Oselini - 18 aprile 2024 - 12:28

TRENTO. Al Teatro Portland di Trento torna protagonista domani, venerdì 19 aprile, l'esperienza dell'Open Mike: una serata (inizio ore 21) durante la quale le ricercatrici e i ricercatori dell'Università di Trento si mettono in gioco, davanti ad un microfono “aperto” per coinvolgere il pubblico con racconti di ricerca, scienza, vite e tematiche universali.

 

Ad essere affrontati, nell'ultimo appuntamento della “Stagione di caccia”, saranno gli argomenti più disparati – dai cibi ogm al gatto di Schrödinger, dalla matematica per digitalizzare la musica alla fatica di fare misurazioni scientifiche fino agli algoritmi per lo screening anti-tumori – e ogni storia avrà un tratto distintivo comune: “l'umanità e la sincerità portata sul palcoscenico da chi queste storie le vive in prima persona”.

 

Le narrazioni sono il frutto di quanto elaborato nel corso di un laboratorio di storytelling condotto dal regista e drammaturgo Andrea Brunello, che ha l’obiettivo di portare i protagonisti - Fabrizio Costa del Centro Agricoltura Alimenti Ambiente, Jules Morand del Dipartimento di Ingegneria Civile Ambientale e Meccanica, Alessandra Bernardi del Dipartimento di Matematica, David Macii del Dipartimento di Ingegneria Industriale e Luca Marchetti del Cibio - a “comunicare il loro lavoro di ricerca utilizzando strumenti propri dell’arte teatrale, al fine di personalizzare e rendere emozionale anche il contenuto scientifico”.

 

Ad impreziosire la serata - frutto della collaborazione tra Arditodesìo, Università di Trento e Teatro Portland – saranno le incursioni, come presentatori, dei giovani dell' ensemble “Progetto apollo" e le musiche originali del cantautore trentino Iacopo Candela, in arte Candirù.

 

A raccontare l'evento, intervistato da il Dolomiti, è il regista Andrea Brunello.

 

Brunello, qual è il valore di portare sul palcoscenico determinate storie?

 

L'aspetto principale, e il valore aggiunto di quest'operazione, è il fatto di permettere al pubblico in primis di comprendere queste persone che si mettono davanti ad un microfono per raccontarsi: i loro lavori appaiono spesso “irraggiungibili” mentre in realtà loro vivono le stesse situazioni e i problemi di tutti. Diciamo che, attraverso quest'operazione, si possono sfatare alcuni stereotipi sull'ambito accademico.

 

Andando alla genesi del progetto, come nasce in lei la voglia di intraprendere quest'operazione artistica?

 

Ho sempre avuto una grande passione per le storie - come drammaturgo e attore - e anche per la scienza, dal momento che di formazione sono un fisico: l'idea di portare questi “non professionisti” sul palcoscenico nasce proprio dalla volontà di unire questi due ambiti, nella forte convinzione che tutti abbiamo delle “nostre” storie e che che ci nutriamo di esse, ma spesso non siamo in grado di raccontarle, a differenza di come facevamo quando eravamo bambini. L'obiettivo è quindi quello di fornire gli strumenti necessari per farlo, e vi garantisco che quello che arriva sul palcoscenico ha davvero dell'incredibile.

 

Parlando di palcoscenico, qual è il valore aggiunto che la dimensione teatrale dà a queste storie?

 

Il teatro regala una grande potenza a narrazioni che di per sé hanno già una caratteristica intrinseca fondamentale: il fatto di essere “oneste”. Nel momento in cui gli attori si trovano davanti al pubblico, raccontando a tutti gli effetti loro stessi, sono spinti a dare il massimo mettendo ancor più in evidenza quell'onestà e quella verità che degli attori professionisti non potrebbero mai raggiungere. C'è poi un altro quid che rende il tutto ancor più speciale: la serata è caratterizzata da una grande “fragilità” e in scena può succedere di tutto. I protagonisti possono emozionarsi, avere dei blackout e bloccarsi, ma il pubblico è sempre pronto a supportarli e a crearsi è un grande senso di comunità e condivisione che è qualcosa di veramente unico.

 

Importante è anche la dimensione musicale.

 

Certamente, Candirù ci ha sorpreso per la sua voglia di mettersi in gioco e di scrivere questi brani dedicati al progetto: questi aggiungono un altro tassello di creatività, originalità e onestà artistica in una serata già di per sé particolare sotto questo punto di vista.

 

Un'ultima battuta. Ora ha scelto di “raccontare” l'ambito scientifico, ha in programma di ampliare il raggio d'azione di quest'operazione?

 

L'idea c'è e mi piacerebbe lanciare delle sfide all'intera cittadinanza, in modo da portare le persone a raccontarsi e a mettersi in gioco. L'obiettivo sarebbe quello di raccogliere numerose storie inerenti al vivere quotidiano delle persone: ognuno ha un suo modo di 'costruirle' e raccontarle e far emergere queste unicità sarebbe qualcosa di eccezionale.

 

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