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Belluno
13 luglio | 13:06

Riapre il Mujeo Ladin Fodom: oltre 2000 pezzi per raccontare la storia della comunità fodoma. Si parte con una mostra sui masi di Livinallongo e della Val Gardena

Tante persone all'inaugurazione del Mujeo Ladin Fodom ospitato al secondo e terzo piano della Cesa de la Cultura Fodoma, caratteristico edificio che nel secolo scorso è stato lo storico Hotel Tirol nella Pieve Buchenstein per poi diventare Albergo Dolomiti e poi Centro Dolomiti

PIEVE DI LIVINALLONGO. Dopo 4 anni di lavori e diverse settimane di riallestimento, ha riaperto i battenti il Mujeo Ladin Fodom ospitato al secondo e terzo piano della Cesa de la Cultura Fodoma, caratteristico edificio che nel secolo scorso è stato lo storico Hotel Tirol nella Pieve Buchenstein per poi diventare Albergo Dolomiti e poi Centro Dolomiti e del quale sono visibili tuttora alcune tracce del suo glorioso passato come i dipinti sulle pareti dell’ex sala da pranzo, oggi sala Tyrol, che ha ospitato la presentazione prima del taglio del nastro.

 

Nel salone gremito di persone si è dato prima spazio ai saluti istituzionali per poi dedicarsi alla spiegazione del progetto e della nuova immagine del museo: Denni Dorigo, direttore dell’istituto ladino Cesa de Jan ha voluto porre l’attenzione sul grande lavoro di squadra che ha portato a questo importante traguardo citando tra i vari l’amministrazione comunale uscente che si è occupata della ristrutturazione dell’edificio negli scorsi anni, della squadra delle collaboratrici dell’istituto che hanno provveduto a fare gli allestimenti, le pulizie ed altre attività che, non delegate ad imprese esterne, hanno permesso di contenere notevolmente i costi e a tutti i volontari che si sono spesi specie negli ultimi mesi.

 

Dal canto suo Elsa Zardini, presidente dell’Union Ladins d’Anpezo, ha fatto notare come lo sforzo compiuto dall’istituto sia stato consistente ed “impone per il futuro che sia la stessa comunità fodoma a prendersi cura e valorizzare il proprio patrimonio partendo dall’amministrazione comunale” che nelle parole del neo sindaco Oscar Nagler ha preso il testimone dichiarando la volontà di “dare risalto a questo scrigno della cultura e dell’identità fodoma fatta di oggetti, attrezzi, utensili che sono parte delle nostre radici, che non si usano più ma ci dicono da dove veniamo”; una storia che va raccontata “specie ai numerosi turisti che scelgono Fodom per il paesaggio ma che, se adeguatamente informati, possono capire anche la cultura che fa parte della nostra comunità. Ecco perché vogliamo puntare su un turismo lento che possa dare un valore aggiunto anche a noi ladini oltre che alle nostre montagne” ha commentato il vicesindaco Gabriele Delmonego.  

 

Ad Eleonora Demattia il compito di raccontare il museo e il nuovo logo: la mente di questo museo è sicuramente il maestro ed esperto di cultura locale Franco Deltedesco che crea nel 1996 il Museo Ladino Fodom grazie al contributo di numerose persone del luogo ed associazioni che nel tempo hanno arricchito il museo di beni che oggi raggiungono i 2000 pezzi.

 

Gli spazi oggi sono stati allestiti al terzo piano riposizionando gli oggetti, dopo un accurato inventario, ma selezionando anche cosa esporre poiché ci sono diversi oggetti che necessitano di ulteriori approfondimenti e studi mentre al secondo piano, di fianco alla nuova biglietteria-bookshop, vi è uno spazio rinnovato utile all'allestimento di mostre temporanee che devono contribuire a rendere sempre attuale e aggiornato il museo, quale strumento utile a portare avanti la lingua e la cultura ladina: attualmente è stata allestita una mostra fotografica in bianco e nero che ritrae i masi di Livinallongo e quelli della Val Gardena per risaltare le differenze ma anche le similitudini tra queste aree della Ladinia storica che si contraddistinguono per la presenza di questa particolare architettura che ben si integra nel paesaggio alpino utilizzando, di fatto nella costruzione, materiali del territorio

 

L’esposizione, fatta in collaborazione con il Museum Gherdëina, vede le fotografie di Livinallongo a cura di Alberto Battarelli, presenti anche al castello di Andraz, e quelle della Gardena scattate da Sedy Vazlaf e vuole, secondo Paulina Moroder direttrice del museum, essere anche uno spunto di riflessione su che futuro si vuole dare a queste architetture alpine in alcuni casi secolari che sono la sintesi della cultura, la tradizione, la storia e l’arte delle comunità alpine.

 

Uno sguardo infine al nuovo logo che vede una pigna di cirmolo rappresentante del Mujeo Ladin Fodom: l’idea è arrivata sfogliando lo splendido libro che racchiude gli acquerelli di Riccardo Gabrielli "𝐵𝑖𝑒𝑙" sulla flora locale e vede al suo interno la rappresentazione di pigne di tante piante diverse, che hanno colpito anche la grafica Martina Gennari, e che rappresentano uno scrigno che racchiude saldamente i preziosi pinoli, semi della vita futura; da lì la scelta di quella del cembro perché è la conifera che cresce più in alto, simbolo quindi di resilienza oltre ad essere l’unico pino i cui aghi crescono disposti a gruppi di 5, a simboleggiare quindi le 5 valli ladine dell’area Sellano-Ampezzana.

 

Dopo la presentazione è seguita la benedizione del pievano don Andrea Costantini e poi il taglio del nastro. Informazioni ed orari di apertura sono presenti sul sito https://www.museoladinofodom.it/it/ 

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