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Belluno
05 giugno | 18:59

Sean Donovan, l'artista che trasforma i bossoli in “natura morta”: al museo Burel fino al 23 giugno la mostra dello statunitense

Ingresso gratuito nel museo di arte contemporanea di Belluno dove l'artista di Brooklyn reinterpreta in chiave anti-militaristica il tema della natura morta

BELLUNO. Sarà visibile fino al 23 giugno, con ingresso gratuito al museo Burel di Belluno, i sabati dalle 10 alle 12 e dalle 16 alle 20 e le domeniche dalle 16 alle 20, la mostra dell’artista americano Sean Donovan che ha dato seguito ai tre momenti d’incontro organizzati nello spazio, durante la primavera, trattando il tema che sarà il filo conduttore per tutto il 2024, la natura morta (le foto sono di Francesco Titton). 

 

Nel mese di marzo il museo si è trasformato in un salotto dove si è parlato appunto di natura morta, attraverso dei racconti che hanno aiutato il pubblico a prendere le misure del quadro concettuale dell’anno, rispondendo a domande quali “Perché parliamo di natura morta? Che peso, colore, dimensioni ha? Come ci si avvicinano gli artisti? E a cosa potrà mai servire parlarne?”, il tutto in un ambiente molto raccolto ed informale per rendere l’arte “alla portata di tutti”.

 

Sean Donovan, un artista che vive a Brooklyn e che avevo avuto modo di vedere lo scorso anno in una mostra collettiva a Milano, ha dato forma al tema della natura morta quasi con un approccio anti militaristico perché è andato a recuperare dei bossoli, quindi una cosa che ha a che fare con le armi, con la violenza, e gli ha fusi per creare delle forme che hanno a che vedere con l'arte quindi dei vasi, quasi delle urne che richiamano una natura morta già vista nei musei, ad esempio nelle opere del ‘600 dove vi sono cesti e vasi di ceramica. Queste opere in ottone, inoltre, sono state create con la tecnica della colata in sabbia e poi le due metà sono state saldate insieme creando una sorta di cicatrice che richiama sempre il tema”, ha spiegato Daniela Zangrando, direttrice del Burel.

 

L’opera, dal racconto dell’artista, è nata dal desiderio di trasformare qualcosa che è distruttivo, come i bossoli usati per i fucili d'assalto, in qualcosa di valore senza però perdere l’essenza dell’oggetto originario: “Per creare questo lavoro ho iniziato a comprare decine di migliaia di bossoli usati che vengono venduti da distributori, che li raccolgono nelle zone di esercitazione principalmente negli Stati Uniti, per poi offrirli a potenziali acquirenti che li riempiono nuovamente di polvere da sparo e proiettili con punta di piombo per riutilizzarli. Una volta ottenuti li ho portati alla forgia dando loro la forma dei vasi ognuno dei quali presenta un numero impresso sulla superficie che equivale al numero di proiettili Ar-15/Nato che sono stati fusi per creare l’opera”.

 

 

Prende così forma l’installazione principale, presente nella prima sala del museo, che si intitola “Still life” e vede appunto 9 vasi di forme diverse che, con il loro ottone splendente, emergono quasi come un gioiello all’interno di un ambiente neutro, tutto bianco, esposti sopra un altrettanto neutro volume di legno.

 

Nella sala successiva, invece, si trova un altro volume in centro stanza che ospita un’opera ottenuta per caso, da un errore di fusione: si tratta di “Residue” ed è un versamento di metallo nato inaspettatamente dalla rottura del crogiolo durante la fusione. “E’ un merletto sottile, vulnerabile che ha qualcosa di inevitabile dentro, il ricordo del metallo liquido che si è raggrinzito portando con sé la memoria del terreno sul quale è caduto. Il conto dei proiettili che sono stati fusi per realizzarlo non compare sulla superficie ma non credo che se ne dimentichi”, ha commentato Zangrando.

 

All’osservazione che queste opere in qualche modo possano rappresentare un qualcosa di politico o comunque una riflessione sulla situazione attuale che il mondo sta vivendo, Sean Donovan afferma che la sua opera non è classificabile come politica o come arte attivista ma certamente la sua ricerca gli ha consentito di avere a che fare sia con gruppi americani che difendono il diritto alle armi, come mezzo di di sopravvivenza e protezione, sia con sopravvissuti a sparatorie e loro famiglie che stanno imparando a convivere con le conseguenze che le armi hanno portato nella loro vita. “In entrambi i casi ho capito quanto la sopravvivenza sia un paradossale punto in comune di entrambi i gruppi e possa essere la parola chiave del mio lavoro svolto per queste opere”.

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