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Una serata per Francesco Piemonte, tra ironia e sensibilità un viaggio nella sua splendida poesia

Sabato 20 aprile a Puos d'Alpago ''ascolta intensamente il corpo, fino a sentire l'anima'' omaggio al poeta bellunese scomparso due anni fa

Di Antonio Gheno - 19 aprile 2024 - 17:07

ALPAGO. “Ascolta intensamente il corpo, fino a sentire l’anima” è questo il titolo della serata organizzata per sabato 20 aprile alle 20.30 allo spazio associativo di Agorà aps, in Piazza Papa Luciani 37 a Puos d’Alpago, che sarà un omaggio al poeta bellunese Francesco Piemonte, scomparso due anni fa, che verrà ricordato come uomo e poeta, lasciando spazio ai suoi versi che raccontano un mondo carico di sensibilità e talvolta di pungente ironia. L’evento sarà moderato da Serena dal Borgo, che ha condiviso con Francesco l’amicizia e l’arte della poesia e vedrà delle letture dei versi dell’autore a cura di Sonia Vazza che custodisce ricordi d’infanzia in compagnia del poeta, particolarmente legato ai luoghi dell’Alpago dove ha intessuto amicizie profonde e condiviso esperienze artistiche.

I suoi testi, estremamente attuali, saranno dunque un’occasione per apprezzare la poesia di Piemonte, da parte di chi lo ha conosciuto, ma anche per chi non ha incrociato il suo sguardo poetico, sempre teso a guardare oltre: “Il passo lungo, gli occhi attenti, la parola limpida. Arrivava a sorpresa, si incantava nel canto del bello, discuteva di politica e poi via, ripartiva. La sua area, la sua circonferenza tracciava una linea perfetta: dalle cime dolomitiche alla laguna, creando un cerchio di luoghi amati dove le soste-stazioni erano le case degli amici, il bar del ritrovo domenicale, la trattoria del mangiare tipico, la casa dei versi condivisi, l’enoteca Mazzini” così lo descrive in un suo pensiero proprio Serena Dal Borgo.

Sempre Dal Borgo in un suo scritto descrive che lui amava molto l’arte e non aveva importanza che l’artista o l’autore fossero del novecento o del trecento, lui li amava per il bello che contenevano eliminando ogni prospettiva storica. Una delle ultime mostre da lui visitate è stata quella di Udine, La forma dell’infinito. Ne è rimasto così affascinato che subito è andato a far visita a Stefano Lotto, uno dei suoi amici di sempre, per raccontargli quanto bella, quanto intensa, quanti colori, quanto infinito contenesse. Affascinato dal fascino trasmesso, Stefano, di lì a poco, è partito alla volta di Udine.

O ancora durante il periodo di chiusura del Covid, su suggerimento dell’amico Francesco Piero Franchi, rilesse tutta la Divina Commedia e ne parlò poi con gli amici, evocando personaggi, angeli, diavoli, luoghi infernali e luoghi celestiali, Matelda e Beatrice. Si arrabbiava molto quando parlava di politica e non capiva come potessero esistere disonestà e incapacità in uomini che invece avrebbero dovuto occuparsi del bene pubblico, del bene di tutti. Iniziava con delle invettive contro l’Italia che definiva e chiamava “questa imbarazzante penisola!”.

Ne sono testimoni i molti amici che sorridono al ricordo del suo fervore, della sua vena polemica accesa sull’attualità. E molto si indignava verso il male fatto al paesaggio, al suo paesaggio che “non odorava più di bosco dopo la ferita… La pala meccanica romba dentro lo scavo, crepita sugli alberi la frana, per uno slargo piano disegnato a livello” denuncia in “Dalla periferia del verde”. “Se n’è andato piano Francesco, dopo una cena con gli amici per festeggiare il suo compleanno, in una fredda notte di gennaio 2022, con la radio accesa, un libro in mano e il caldo della sua camera” ha concluso Dal Borgo.

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