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Trento
18 marzo | 13:29

La Filarmonica diventa Fondazione: Arnoldi&Arnoldo alla guida e la Sala di via Verdi sarà finalmente salvata dall’inquinamento acustico

Il salto alla Fondazione s’aveva da fare, ha spiegato Arnoldi, per garantire un futuro infinito alla Società, nuove forme di finanziamento e meno assilli burocratici rispetto a un ente di terzo settore. In più sta per realizzarsi la fusione con la Fondazione Tartarotti che renderà ancora più forte il ruolo della Filarmonica per la formazione musicale

di Paolo Ghezzi

TRENTO. La data è storica. Nel 1795, quando nasceva la Società Filarmonica di Trento, le donne non votavano, non esistevano le automobili né i frigoriferi né i telefonini né le happy hour, la Russia era in mano agli zar e Trento era un principato vescovile. 230 anni dopo, la sera di San Patrizio, 17 marzo 2025, la più antica istituzione culturale trentina, che oggi propone tra i migliori solisti di musica classica al mondo, la Società Filarmonica di via Verdi, che possiede una bellissima sala concerti da 250 posti – con un organo storico e due scintillanti Steinway neri a due passi dal Duomo – è diventata Fondazione di partecipazione. L’hanno deciso 39 dei 51 soci, ieri sera, davanti alla notaia Eliana Morandi, che ha registrato lo storico atto.

 

Grande trasformazione certo, ma rigorosamente all’unanimità e molto in famiglia e con grande continuità. Presidente resta Lorenzo Arnoldi, già direttore delle Farmacie comunali spa. Nel direttivo rimangono anche Antonio Divan, il sempiterno direttore artistico uscente Antonio Carlini, musicologo insigne, e la mitica segretaria Cristina Geier, che il primo aprile va in pensione e lascia il posto a Francesca Pedroni, già entrata nella squadra. Il direttore artistico Carlini lascia ad Alessandro Arnoldo, giovane direttore d’orchestra, classe 1989, corrispondente per la rivista ArtesNews e ideatore della rubrica settimanale Rondò per il quotidiano l’Adige.

 

Arnoldi&Arnoldo, una sola vocale di differenza, come a significare una ribadita compattezza. Insomma tutto cambia ma niente cambia, in via Verdi. All’insegna della continuità anche la new entry, il quinto componente del direttivo, che è, con un salto generazionale, il nipote dell’ex presidente, Carlo de Battaglia, figlio del giornalista Franco e nipote della signora Clarice (moglie del titolare della farmacia Santoni e madre dei tre de Battaglia) che per anni è stata la solerte e sorridente tesoriera della Società.

 

Il Comitato scientifico, coordinato da Antonio Carlini, è composto anche da Alessandro Arnoldo e Nicola Segatta, a sua volta nipote del fu presidente Dario, otorinolaringoiatra e musicista. Continuità familiare anche qui, insomma; Trento resta una piccola città. Ma città musicale! Il consiglio dei probiviri è composto da Giorgio Pedinelli, Rosella Niccolini e Nicola Rizzi. Per l’organo di controllo, monocratico, l’incarico viene conferito a Corrado Fedrizzi.

Nella Fondazione ci saranno tre categorie di partecipanti: i fondatori, i soci benemeriti e gli ordinari. Alla Consulta dei fondatori spetterà la nomina di 4 componenti sui 5 del direttivo, il quinto lo designerà la Commissione dei partecipanti.

 

Il cambio di veste giuridica – afferma Arnoldi – è stato proposto dal consiglio direttivo all’unanimità, e ora condiviso da tutti i soci, per garantire che il patrimonio immobiliare, storico e strumentistico della Società Filarmonica sia il più possibile vincolato a garantire il perpetuarsi della tradizione sino ad oggi costruita, pur mantenendo la sensibilità all’evoluzione culturale e musicale. La nuova forma giuridica, Fondazione di partecipazione, permetterà anche di mantenere il profondo legame con i suoi soci e di consolidare le collaborazioni con enti pubblici e privati, con ricadute positive per la promozione della cultura musicale nel territorio trentino”. Il past president Marco de Battaglia, in prima fila, ha benedetto la trasformazione con parole commosse sull’eterna giovinezza della musica e dunque della Filarmonica.

 

Il salto alla Fondazione s’aveva da fare, ha spiegato Arnoldi, per garantire un futuro infinito alla Società, nuove forme di finanziamento e meno assilli burocratici rispetto a un ente di terzo settore. In più sta per realizzarsi la fusione con la Fondazione Tartarotti, che ha una casa in via Ottaviano Rovereti 2 (dove ospita universitari in 5 minialloggi), patrimonio della mitica maestra Alice, gestito attualmente da due nipoti anziane, per sostenere la formazione dei giovani talenti della musica. La fusione renderà ancora più forte il ruolo della Filarmonica per la formazione musicale, oltre che per l’attività concertistica che è passata, in un quindicennio, dalla ventina di concerti della stagione principale a oltre cinquanta, con incursioni nel jazz, nel pop, nella musica per i bambini. 4.963 presenze ai 18 concerti della stagione principale, 4.110 negli altri appuntamenti.

 

La serata di ieri è stata dedicata anche, nella parte ordinaria, all’approvazione del bilancio 2024, che chiude con un irrilevante perdita di 1902 euro, su un valore della produzione di 578mila euro, nonostante sia venuto a mancare il previsto contributo di 20mila euro da parte di Fondazione Caritro (il progetto FaRe non sarebbe stato abbastanza innovativo) e un’altra decina di migliaia di euro dal Ministero per una mancata pec. Ma i sovventori principali – Regione Provincia Comune e Ministero – hanno erogato quel che dovevano e la Banca per il Trentino Alto Adige ci ha messo, grazie all’Art Bonus, 34mila euro, oltre ad essere cresciuti i proventi dalle attività associative. 37mila euro i ricavi dai fedeli abbonati, tendenzialmente anziani; altri 34mila dai biglietti dei concerti, dove invece si vedono non pochi giovani. Stabili i contributi pubblici: 134mila euro dalla Provincia, 102mila dal Ministero, 87mila dal Comune, 50mila dalla Regione.

 

Insomma, diventa Fondazione una Società in salute, forte di un patrimonio che vale almeno due milioni e mezzo di euro (al di là dell’attivo ufficiale patrimoniale di 233mila euro), tra la Sala e gli strumenti lì custoditi. Un’ulteriore buona notizia è che la Provincia ha concesso un contributo di 351mila euro sui 700mila euro necessari per il restauro della Sala di via Verdi: levigatura del pavimento, nuove poltroncine, strutture per le luci americane, nuovo impianto di condizionamento e soprattutto insonorizzazione dell’ambiente.

 

I lavori si svolgeranno tra giugno e settembre 2025, in tempo per riaprire la stagione concertistica a metà ottobre con i fiati dei Wiener Symphoniker.

 

Gli appassionati sanno che la meravigliosa sala al primo piano soffre dell’inquinamento acustico della via Verdi rutilante di gioventù studentesca giustamente felice di vivere e brindare in una città che non viene bombardata, come invece Kyiv. Personalmente, avevo lanciato anni fa un sos al Comune: non se ne poteva più della concorrenza decibel dei bar sottostanti, tra risate garrule di simpatici universitari, piatti spiattellati, cin cin fragorosi e soprattutto magnifica musica di sottofondo, con i bassi ben rimbombanti: tum-tum-cha. Se il 2025, ottantesimo della Liberazione, ci libererà la Filarmonica dalla cacofonica intrusione, il Venticinque sarà davvero storico.

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