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| 07 set 2025 | 15:41

Leoni d'oro e meno brillanti, cosa resta della Mostra di Venezia tra le bandiere per la Palestina e 'Orizzonti' messicani

Tiriamo le fila della kermesse lagunare scorrendo i premiati con la certezza che molti di questi film in Italia non troveranno distributori

VENEZIA.  I (pochi) addetti ai lavori rimasti ancora al Lido ritengono il vero Leone d’Oro il film sulla tragica fine della bambina di Gaza. La Palestina ha certamente animato la rassegna, anche se il premio - Leone d’Argento - ha il valore di un mancato Leone d’Oro. La Giuria e la Mostra stessa potevano osare di più: issando la bandiera Palestinese sul Palazzo del Cinema. Con il premio alla drammatica vicenda che dà voce alla piccola Hind Rajab, l’estabiliment cinematografico in parte s’è lavato la coscienza. In ogni caso il verdetto sui premi certo non trova unanimi consensi. Stupisce il vincitore della sezione Orizzonti ‘Sulla strada’. Film messicano meravigliosamente curato nella fotografia.

 

Anzitutto sul Leone d’Oro a Jim Jarmusch. Regista sopraffino, bastian contrario ad ogni imposizione, pure a quelle delle case di produzione. Indipendente, in tutto. Talmente stupito del Premio - ha esclamato un sottile ‘m..da!’ - da lasciare sbalorditi anche i più agguerriti cinefili. Pochi scommettevano su di lui e sul suo ‘Padre e figli’ (un piccola soddisfazione: noi de ilDolomiti però l’avevamo intuito) dando comunque per scontato il riconoscimento alla storia di Hind Rajab.

Inutile elencare i premi principali. Di sicuro qualche film in concorso meritava di più. Molto di più. E’ il caso di Silent Friend, la scienza neurologica che indaga sull’ultracentenaria pianta di ginko biloba, tra aneddoti botanici e progetti futuribili, per cercare l’anima stessa del possente, monumentale albero.

 

Medesima considerazione per la vicenda del fotografo francese che vuole fare lo scrittore, nonostante i miserrimi incassi economici. Hanno premiato Rosi col suo film in bianco e nero su Napoli - regista che piace alle case straniere - rilanciando pure la regia legata al film sull’escalation di un pugile dilagante. Tanta forza scenica a scapito del dettaglio. Chissà perché così osannata. Per quanto riguarda le Coppe Volpi, quella a Toni Servillo è meritata, anche se il riconoscimento relega in secondo piano il film di Sorrentino.

 

Incomprensibile, però, è la coppa alla cinese di Ri gua zhong tian, seppur valida, non paragonabile ad altre attrici sullo schermo in questa rassegna, Bruni Tedeschi compresa. Ma soffermiamoci infine sul film vincitore della sezione Orizzonti: En el camino, regia di David Pablos. Narrazione scabrosa di vicende gay ambientate lungo le strade dei camionisti messicani. Scene dure, decisamente potenti, perfettamente inserite in una sincera - quanto enigmatica - storia d’amore, rapporto tutto sommato romantico tra due uomini, in un contesto d’assoluta violenza.

 

Fotografato in maniera sublime, forse la miglior direzione della rassegna, compresa quella che annovera i film che ambiscono al Leone. Adesso Venezia spegne le luci. Bisognerà aspettare il verdetto del pubblico, anche se molte delle opere proiettate difficilmente troveranno dei distributori italiani.

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