Contenuto sponsorizzato
Belluno
15 maggio | 12:43

Turismo culturale nell'era dei social, serata di confronto: “La sovra-pubblicità può creare problemi, occorre intraprendere azioni rapportate alla capacità ricettiva”

Il castello di Zumelle, con i suoi 2000 anni di storia, pensa oggi al turismo di tutta la Valbelluna e lo fa promuovendo la sinergia tra gli operatori turistici. L’impulso viene dal gestore Pierfrancesco Pieri, che li ha invitati a una serata di confronto

BORGO VALBELLUNA. Il castello di Zumelle, con i suoi 2000 anni di storia, pensa oggi al turismo della Valbelluna e lo fa promuovendo la sinergia tra gli operatori turistici.

 

L’impulso viene dal gestore Pierfrancesco Pieri, che li ha invitati a una serata di confronto. “Le persone che si spostano cercano un’esperienza, un'emozione. In questo il castello è una porta di accesso alla Valbelluna: i clienti ci lasciano feedback sulle altre attività turistiche e, allo stesso tempo, diamo consigli su quali esperienze potrebbero fare. Dobbiamo però incrementare questa sinergia affinché si crei interesse nei confronti di tutto il territorio: l’offerta turistica non può essere fatta da una sola persona”, afferma.

 

L’associazione Sestiere Castellare gestisce il castello da 10 anni, durante i quali le presenze paganti sono state circa 250 mila, con un’affluenza stimata di oltre 700 mila persone, di cui circa il 70% dal Triveneto, il 20% da fuori e un 5%, in aumento, sono stranieri. Pieri si dice sicuro di aver contribuito alla crescita del territorio, tuttavia, “si può fare di più, ma lo si deve fare assieme. La mia sensazione è che la curva di affluenza non sia più in crescita: lo  scorso anno abbiamo avuto un calo e abbiamo cercato di capire se è colpa del castello o anche del territorio, ma per farlo serve confronto tra tutti. Un'opportunità sarà il 2026: non credo nei 15 giorni di Olimpiadi, concentrati nella parte alta del Bellunese, ma credo nella successiva opportunità di promozione turistica, anche della Valbelluna”.

 

Diversi gli aspetti toccati, a partire dalla tipologia di turismo su cui puntare. “Sottolineo con rammarico - afferma Pieri - l’esperienza del cicloturismo, che per quanto riguarda noi non ha portato un grande risultato: si tratta perlopiù di singoli pernottamenti, un turismo mordi e fuggi che non dimostra un interesse sul territorio a livello esperienziale”. La maggior parte del turismo che interessa il castello è infatti familiare, anche per la mancanza di strutture ricettive che impedisce di affacciarsi, secondo Pieri, al turismo dei grandi numeri. Bisogna quindi capire a quale target deve puntare la Valbelluna con i servizi che può offrire.

 

Ed è qui che entrano in ballo i social, cui si è dato ampio spazio partendo dai Brent de l’Art che, dopo un picco di affluenze, sono tornati a essere una “cattedrale nel deserto”: fondamentale perciò promuovere le tipicità naturalistiche e culturali, ma il territorio deve essere pronto. “È bastato un post di Zaia sulla Grotta azzurra - evidenzia Pieri - per portare qui centinaia di persone che, se non sei attrezzato a livello di infrastrutture, non puoi gestire. E ora con la fioritura dei narcisi si rischia di fare la stessa cosa: la sovra-pubblicità senza avere la ricezione crea solo problemi. I social sono ormai quello che ci fa vivere e dà l’opportunità con pochi euro di arrivare a un bacino enorme, ma bisogna intraprendere azioni rapportate a quello che riusciamo a recepire”.

 

L’esempio è l’utilizzo di TikTok, che con pochi live ha portato una crescita enorme dei follower del castello, poi trasformata in indotto. “La chiave di volta non sono i social - prosegue Pieri - ma nessuno si aspettava che TikTok portasse questo risultato, per cui cerchiamo di non escludere strade finora non intraprese. Ad esempio, funzionano molto le fattorie didattiche, perché gli animali attirano sempre attenzione e possono portare avvicinamento alla località, e va promossa la cultura, perché le associazioni fanno ottime attività ma hanno il problema di promuoverle”.

 

Proprio sulla cultura, infine, ricorda le critiche ricevute per aver fatto turismo senza cultura. “Cultura e turismo sono complementari, ma non sovrapponibili. Spesso - conclude - si fa l’una senza l’altro, e viceversa. Noi abbiamo cercato di fare entrambi perché altrimenti il castello sarebbe già chiuso: attrarre persone solo attraverso la cultura non è possibile”.

 

Tra le proposte emerse, quindi, l’idea è partire con un gruppo WhatsApp nel quale ogni operatore comunica le proprie iniziative, affinché tutti sappiano sempre cosa accade sul territorio. Serve poi incentivare una cartellonistica adeguata, implementare gli strumenti già esistenti e la collaborazione con le amministrazioni comunali e gli enti di promozione turistica. Bisogna insomma, fa notare uno dei presenti, superare le iniziative spot, perché il marketing funziona solo se costruito sul lungo periodo e in maniera controllata.

 

L’invito finale è di fare sintesi delle idee emerse, con l’obiettivo di rivedersi a breve e iniziare a costruire un lavoro più organico.

Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
In evidenza
Economia
| 21 aprile | 10:29
Tempo scaduto per le candidature e non ci sono sorprese: Renato Dalpalù, presidente di Sait, e Roberto Simoni, numero uno uscente in cerca del [...]
Cronaca
| 21 aprile | 09:27
La giovane si trovava in Trentino assieme al fidanzato originario della Valsugana. Si è sentita male in macchina lungo l'A22, poi la corsa [...]
Cronaca
| 21 aprile | 06:00
Lungo il terribile viaggio della rotta balcanica compaiono le pastiglie. "Non so chi fossero le persone che ci davano questi psicofarmaci. Ma [...]
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato