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Belluno
05 maggio | 19:23

Cicloturismo e mobilità sostenibile a Belluno: "Serve una visione generale per disincentivare l’uso dell’auto"

Lo sviluppo del cicloturismo, la gestione del verde urbano e la mobilità sostenibile in città: come vive il ciclista a Belluno? Lo abbiamo chiesto a Claudio Giacchetti, presidente di Fiab Belluno, con il quale abbiamo analizzato l’offerta turistica della Valbelluna (che non va troppo bene), la gestione del verde urbano nel capoluogo e gli interventi che sono necessari per favorire concretamente la mobilità sostenibile in esso

BELLUNO. Lo sviluppo del cicloturismo, la gestione del verde urbano e la mobilità sostenibile in città: come vive il ciclista a Belluno? “Per il cicloturismo, il territorio offre potenzialità enormi, in particolare le zone fuori dal turismo di massa delle Dolomiti. Ci sono sicuramente aspetti positivi e negativi: noi cerchiamo di vedere il bicchiere mezzo pieno, ma le cose non vanno molto bene. Il cicloturismo ha conosciuto una crescita enorme, ma siamo in ritardo sia come infrastrutture sia come ricettività e servizi” afferma a Il Dolomiti Claudio Giacchetti, presidente di Fiab Belluno (Federazione italiana ambiente e bicicletta).

 

Che la situazione in Valbelluna necessiti di una svolta in termini di servizi è emerso già nell’assemblea del Consorzio Prealpi Dolomiti (qui l’approfondimento), il quale promuove anche itinerari in bicicletta e bike touring. Com’è ormai inevitabile: secondo Isnart-Unioncamere e Legambiente, nel 2024 il cicloturismo italiano ha registrato un boom sia per presenze, stimate in 89 milioni (+54% sul 2023), sia per impatto economico (quasi 9,8 miliardi di euro).

 

Iniziamo con il cicloturismo: cosa offre la provincia?

 

“Nel nostro territorio abbiamo infrastrutture storiche, come la Monaco Venezia, dove però le interruzioni dovute prima a Vaia e poi ai lavori per i mondiali di sci a Cortina hanno creato un grave danno di immagine, e la Claudia Augusta, che fa confluire un certo numero di turisti pur essendo un ramo minore di quella che porta verso il lago di Garda. La novità più interessante è però la creazione dell’anello della Valbelluna, riconosciuto come percorso di qualità da Bicitalia ed entrato nel Green tour - verde in movimento, attraverso cui la Regione promuove questo turismo: fino a giugno 2023, quando è stato siglato il protocollo, la nostra provincia era l’unica a non farne parte. Oggi l’anello ha un sito web e cartine che vanno a ruba perché, nonostante la forte domanda, manca un’offerta sufficiente, per cui un percorso medio-lungo come questo (circa 80 km) diventa interessante. Per quanto riguarda il futuro, è prevista la CV10, la ciclovia del Piave, che dovrebbe collegare Soverzene con Jesolo, ma siamo ancora in fase di ipotesi, mentre in progettazione più avanzata è la ciclovia che porta in Agordino (tra Bribano e Cencenighe) lungo il Cordevole, tuttavia ci sono ostacoli orografici che rallentano i tempi. Prima di tutto, servono dunque manutenzioni delle ciclovie esistenti, anche perché i tour operator si stanno spostando su Valsugana e Alpe Adria, tagliando fuori la nostra provincia. Dobbiamo agire in fretta, in attesa che si crei una rete che offre percorsi maggiori: finché mancano le infrastrutture, è difficile che il privato investa nella ricezione e cresca la cultura dell’ospitalità”.

 

C’è collaborazione con gli enti?

 

“Abbiamo un grande appoggio dal Bim, capofila del protocollo Green tour che prevede interventi di promozione e miglioramento del percorso. Ad esempio sta installando contapassaggi utili a dimostrare, anche alla politica più scettica, quanti passaggi ci sono nonostante la situazione critica delle ciclovie. I più recenti si trovano a Limana e Santa Giustina, mentre quello di Soverzene ha registrato nel 2024, nonostante le condizioni della Monaco Venezia, quasi 60 mila passaggi: potrebbe arrivare a 150 mila, se sistemata".

 

"Collaboriamo poi con Prealpi Dolomiti, le unioni montane e tutti i comuni della valle, che nonostante i tempi lunghi della politica, percepiscono il nostro stimolo. La novità più recente è che a ottobre Dario Bond, presidente del Comitato di gestione del fondo comuni confinanti, ha istituito un tavolo provinciale per la ciclabilità e indicato noi come coordinamento tecnico: stiamo dunque lavorando a una ricognizione di quello che c’è da fare e, successivamente, cercheremo i fondi almeno per le manutenzioni più urgenti”.

 

Passiamo a Belluno: come avete reagito alle dichiarazioni del sindaco sulla petizione per il verde urbano?

 

Recentemente Oscar De Pellegrin ha risposto ai promotori della petizione “La salvaguardia del verde comunale”, tra i quali Fiab, respingendo l’accusa di aver agito in modo sommario e non aver osservato le disposizioni di legge e segnalando le molte piantumazioni fatte. “L’abbattimento degli alberi - ha aggiunto - avviene su disposizione di tecnici competenti, in accordo con la Soprintendenza e con la massima attenzione per la sicurezza della comunità. In merito alla richiesta di sostituire gli alberi abbattuti si evidenzia inoltre che sono eseguiti anche i reimpianti quando e se le perizie lo prevedono”.

 

“Nella petizione - risponde Giacchetti - chiedevamo rispetto per il verde urbano. A noi appare strano che potature così radicali, tali da lasciare solo il tronco, siano commissionate dal comune e supportate da perizia, quando tutte le indicazioni scientifiche ritengono che alla lunga quel tipo di potatura danneggia le piante. Per quanto riguarda il taglio degli alberi e la loro mancata sostituzione, invece, si è detto che è stato fatto per consentire la crescita dei rimanenti ma a noi sembrava logico che le piante abbattute fossero sostituite, magari scegliendo specie più piccole e più adatte.

 

Il sindaco afferma poi che sono state piantate molte piante e che Belluno è il primo comune in Italia per numero di alberi per abitante: questa lettura è un po’ superficiale, perché va considerato che il comune ha una superficie ampia, con una parte urbana ristretta circondata da montagne e colline ricche di bosco. Quel tipo di bosco, tuttavia, non gli effetti ecosistemici delle zone verdi all’interno del centro perché non lo rinfresca e non assorbe gli inquinanti qui concentrati. Basta fare un giro per Belluno per vedere che tutti questi alberi non sono stati effettivamente messi a dimora: eppure, laddove le potature sono state fatte con cura e sostituendo le piante tagliate, ad esempio in Piazza dei Martiri, si è fatto un bel lavoro, dimostrando che è possibile intervenire in maniera adeguata”.

 

Riguardo infine il Piano urbano della mobilità sostenibile (Pums), quali sono gli interventi più urgenti da fare?

 

“Il Pums è redatto secondo i principi più avanzati della gestione della mobilità urbana e assume come principio cardine il tenere in considerazione anzitutto le persone. Se finora si è sempre privilegiata la viabilità automobilistica, ora in gran parte dell’Europa si tende a progettare pensando al benessere delle persone, quindi aumentando le zone verdi, diminuendo i parcheggi e ridistribuendo le modalità di spostamento verso i mezzi pubblici, la bicicletta e la mobilità pedonale: tutte queste considerazioni sono inserite in maniera puntuale nel Pums e noi le abbiamo semplicemente riprese".

 

"Purtroppo, non esiste una sola cosa da fare, ma serve una visione generale per disincentivare l’uso dell’auto a favore della mobilità sostenibile, realizzando percorsi sicuri. Nonostante in città ci siano 23 km di ciclabili, infatti, sono spezzoni che non creano una rete tale da consentire di spostarsi senza finire in strada con le automobili. E laddove non è possibile separare i tratti ciclopedonali dalle automobili, va realizzata la “città 30”: abbassare la velocità delle auto rende compatibile la condivisione della strada e diminuisce il numero e la gravità degli incidenti. L’amministrazione precedente aveva creato delle zone 30, che però non hanno avuto seguito perché oltre alla segnaletica bisogna restringere la strada, fare le chicane e aumentare i marciapiedi: tutti interventi con lo scopo di indurre concretamente l’automobilista a ridurre la velocità”.

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