Fare turismo in Valbelluna: all’assemblea del Consorzio Prealpi Dolomiti idee e dubbi sul futuro del territorio. “Impariamo a considerarci come un unico marchio d’area”
Il Consorzio turistico Dolomiti Prealpi si è riunito giovedì 27 marzo a Col Cumano, Santa Giustina, per l'approvazione del bilancio alla presenza dei soci ma soprattutto per discutere insieme dei progetti per i prossimi anni. Il marchio d’area Valbelluna deve essere infatti sviluppato nella collaborazione tra tutti gli attori coinvolti, ma la mancanza di rete è emerso più volte essere il principale punto debole del territorio

SANTA GIUSTINA. “Il sistema turistico della nostra Provincia sta procedendo bene anche grazie al lavoro della Fondazione Dmo Dolomiti bellunesi e di tutti gli attori coinvolti. Nonostante ciò continuiamo a notare cospicue discrepanze nell’operatività e nei suoi risultati dovute alla mancanza di una rete e di coordinamento a livello territoriale, della quale si parla ormai da anni. Allo stesso tempo crediamo però che i tempi siano maturi per fare un salto di qualità ed essere competitivi”. Così Lionello Gorza, presidente del Consorzio Dolomiti Prealpi, ha aperto l’assemblea dei soci, che si è svolta all'insegna del confronto con gli operatori del settore attorno a una domanda principale: cosa manca alla Valbelluna per garantirsi un solido sviluppo turistico?
Dopo l'approvazione del bilancio, il Consorzio ha raccolto dubbi, suggerimenti e osservazioni rispetto alla valorizzazione turistica della Valbelluna e sono emersi molti punti, dall’implementazione delle attività di comunicazione alla mancanza di servizi. Uno su tutti è stato però il tema dominante: la necessità di fare rete e sviluppare una cultura turistica forte e condivisa. “Non possiamo più vederci - ha proseguito Gorza - come singoli operatori turistici, anziché come parte di un sistema più ampio. Il turismo non è soltanto un settore dell’economia, ma condiziona chi vi è a contatto portando alla creazione di valori identitari e sociali. Crediamo quindi sia ora di iniziare a vederci come un unico marchio d’area: la Valbelluna, dal lago del Corlo al lago di Santa Croce, un progetto partito molto tempo fa e sul quale lavoriamo quotidianamente. Dobbiamo chiederci se nel nostro territorio ci sia la maturità di un pensiero turistico: io credo di sì, ma allo stesso tempo manca una visione comune che permetta di creare nuovi servizi e andare verso un’identità forte”.
All’incontro sono intervenuti i soci del Consorzio, gli amministratori, nonché enti e associazioni coinvolti nello sviluppo turistico. Ognuno ha contribuito a evidenziare gli sforzi che la Valbelluna sta compiendo per andare verso quella cultura turistica che fatica ad affermarsi. Con l’esperto Diego Gallo abbiamo già visto come il territorio bellunese necessiti di un’organizzazione che gli permetta di rispondere alla richiesta di “esperienze turistiche” oggi dominante e le riflessioni emerse durante la serata sono andate esattamente in questa direzione.
Il colore rosa per un’immagine omogenea della Valbelluna
Attualmente i dati sono positivi: nel 2024 la Provincia ha registrato un +2,9% di arrivi e +3,8% di presenze, mentre la Valbelluna un +0,9% di presenze - soprattutto stranieri (+7,4%). A prevalere è il mercato Germania (+2%).
In alcuni Comuni ci sono stati dei cali di presenze e arrivi e, sebbene vada considerato anche il numero limitato di strutture turistiche, per cui basta che anche solo un paio di esse chiudano e i dati variano notevolmente, “come organizzatori del turismo - ribadisce il Consorzio - dobbiamo iniziare a pensarci come Valbelluna nel suo insieme”.
Una strategia comune in tal senso è già iniziata, a partire dall’elemento visivo: il Consorzio ha infatti deciso di usare le stesse grafiche della Fondazione Dmo per avere una comunicazione coordinata e compatta. Il colore enrosadira sta infatti diventando un segno distintivo del territorio, come sottolinea anche Vanessa De Francesch, consigliera della Provincia di Belluno con delega al turismo: “L’immagine unitaria del territorio passa anche attraverso piccole cose come i colori che lo identificano. Lo abbiamo fatto anche con i cartelli stradali lungo i confini: questo rosa è il nostro colore, scelto attraverso un percorso studiato e diventato un brand con una sua motivazione. Anche partire da un colore come elemento di identificazione è un passo importante: la strada è lunga ma dobbiamo lavorare tutti insieme”.
Intervenire su mancanza di servizi e condivisione di informazioni
Quali sono allora i punti su cui intervenire? Emerge anzitutto una mancanza cronica di servizi come bar, ristoranti e negozi di souvenir, e quelli esistenti devono adattare i loro orari di apertura alle esigenze dei turisti. Insufficienti poi i trasporti e i servizi per la famiglia (a partire, banalmente, da fasciatoi e punti di allattamento), oltre a quella che è stata definita la “desettimanalizzazione”, cioè una carenza di eventi infrasettimanali. Fare turismo, insomma, è un’attività professionale vera e propria e come tale va (ri)pensata.
Su questo, il ruolo di governance della Fondazione Dmo Dolomiti bellunesi resta centrale. “La Dmo ha un compito importante - ha spiegato la direttrice Valentina Colleselli - e stiamo lavorando per fare promozione dei prodotti del territorio. Ad esempio è partita una campagna digital su mercati strategici come quello tedesco e britannico, ma interverremo anche in area asiatica. Sui mercati nazionali abbiamo invece creato una campagna sulla rete Autostrade per l’Italia e siamo presenti nell’area partenze dell’aeroporto di Venezia con un video proiettato costantemente. Stiamo quindi lavorando su più fronti, ma la semplice promozione di una destinazione non è sufficiente: la dobbiamo convertire in vendita del prodotto attraverso un catalogo digitale che sta in piedi se tutti collaboriamo”.
Questo catalogo digitale esiste già: tutte le informazioni utili a orientare il turista si trovano sul Dms (Destination Management System), un database messo a disposizione dalla Regione Veneto per gestire in modo integrato risorse, servizi, esperienze, punti di interesse, eventi e materiali informativi. Coinvolge tutti gli attori del sistema turistico, che però devono collaborare per farlo funzionare pienamente. Pensarsi come consorzio Valbelluna, uscire con un’immagine unitaria e lavorare assieme è sicuramente più faticoso, ma alla fine si arriva più lontano: è facendo un lavoro di squadra che sarà possibile gestire la destinazione turistica in maniera proficua e costruttiva per tutto il territorio.












