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20 marzo | 08:36

Archeologia, Trieste "sorpassata" da Udine e Slovenia: "Quadro paradossale: la città rischia di rimanere ai margini proprio su uno dei patrimoni che più la rappresentano"

Alcuni dei siti archeologici più importanti della regione si trovano proprio in provincia di Trieste, ma la valorizzazione non sembra stare al passo né con la realtà friulana né con quella della vicina Slovenia

TRIESTE. A Trieste rivive l'epoca preistorica del territorio attraverso una vera e propria riscoperta che passa attraverso la rassegna di appuntamenti sull'archeologia, a cadenza mensile, negli ambienti del Museo di storia naturale che anche quest'anno si rinnova.

 

Nella mattinata di oggi infatti, 19 marzo, ha avuto luogo la conferenza stampa di presentazione del rinnovo della convenzione tra la Società per la preistoria e protostoria del Friuli Venezia Giulia e il comune di Trieste, che si compone di un articolato programma di conferenze volto ad illustrare i passi avanti compiuti dagli studi archeologici sul territorio regionale e non, rappresentando parallelamente un volano in grado di accompagnare e incentivare le visite tanto al patrimonio museale, godendo di uno sguardo completamente rinnovato, quanto ai siti che si dislocano sul territorio, spesso semisconosciuti. In questa circostanza molto importante per la vita culturale della città, è tuttavia emersa una grande criticità, che riguarda soprattutto quei siti archeologici che rappresentano l'emblema dell'archeologia pre-romana in provincia di Trieste: i “castellieri”.

 

Alias, resti di antichi insediamenti fortificati il cui studio trova proprio a Trieste un'illustre tradizione. Il presidente della Società archeologica, nonché professore di geologia applicata all'università di Udine, Paolo Paronuzzi, si è trovato a dover amaramente constatare come la valorizzazione dei castellieri in provincia di Trieste non abbia ancora raggiunto un alto grado di consapevolezza e rischi perfino di farsi “superare” dalle realtà circostanti. “Mi sembra incredibile – ha affermato Paronuzzi - che dall'entourage politico di Udine si sia proposto di inserire tra i siti del patrimonio Unesco i castellieri friulani, mentre a Trieste, che in provincia presenta alcuni tra gli esempi più fulgidi di queste antiche strutture, si sia rimasti fuori da questo discorso”.

 

Il riferimento è alla notizia di pochi mesi fa, dell'autunno 2025, inerente all'avvio dell'iter per la candidatura Unesco del colle di Udine e dei castellieri del Friuli. Una prospettiva che ha generato forti perplessità e che denota un certo grado di immobilismo di una parte delle amministrazioni sul fronte della valorizzazione culturale del territorio, trovando ulteriore riscontro nel progetto Interreg Italia–SloveniaKAŠTellieri”, guidato dal Comune di Capodistria, e finalizzato alla valorizzazione condivisa dei castellieri nord adriatici.

 

Un’iniziativa che coinvolge realtà e professionisti anche triestini, ma che di fatto contribuisce a delineare un quadro paradossale: mentre intorno si strutturano progetti di ampio respiro, Trieste rischia di rimanere ai margini proprio su uno dei patrimoni che più la rappresentano.

 

In tal senso il professore ha dichiarato: “I castellieri del Carso triestino, assieme a quelli istriani, sono i più importanti, basti pensare al castelliere di Slivia che è il più indagato della provincia e uno dei più studiati della regione, intitolato, tra l'altro, a Carlo Marchesetti. E nell'anno del centenario dalla scomparsa di questo illustre scienziato che è il padre dell'archeologia del nord Adriatico, mi sembra si sia creata una situazione paradossale. La nostra associazione tuttavia – conclude Paronuzzi – persegue nella strada di quella che ho chiamato 'manutenzione culturale', dove sempre più persone si avvicinano e mantengono vivo l'interesse per l'archeologia e parallelamente indichiamo la strada per la conservazione rispettosa e accurata scientificamente dei siti”.

 

Alla presentazione è intervenuta anche Patrizia Fasolato, responsabile dei Musei scientifici di Trieste, che ha tracciato le finalità di questo percorso: “L'obiettivo è valorizzare le competenze che ci sono nell'associazione, nonché la biblioteca, che ora si trova al Museo di storia naturale ma che una volta catalogata potrà essere messa a disposizione della cittadinanza. Inoltre l'auspicio è che la Società di preistoria e protostoria potrà così collaborare con altre realtà del comune di Trieste”.

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