Da Belluno alla battaglia del Little Bighorn, passando per l'attentato a Napoleone III e la fuga da "Papillon" dall'Isola del Diavolo: l'incredibile storia del conte Carlo Di Rudio
C'è chi lo ha definito il Forrest Gump dell'Ottocento, chi il protagonista di una vita-romanzo: ecco la storia del patriota bellunese Carlo di Rudio, dalle Cinque Giornate di Milano alla battaglia del Little Bighorn a fianco del colonnello Custer

BELLUNO. C'è chi lo ha definito il Forrest Gump dell'Ottocento, chi il protagonista di una vita-romanzo che è impossibile non raccontare: al dì la di come la si voglia chiamare, la biografia del conte Bellunese Carlo Camillo di Rudio, patriota risorgimentale, è stata decisamente rocambolesca e al confine tra lo straordinario e il romantico.
Un breve spoiler prima di cominciare? Tra la sua nascita a Belluno nel 1832 e la sua morte a Pasadena nel 1910 c'è di mezzo un po' di tutto: la partecipazione alle "Cinque Giornate di Milano", la difesa della Repubblica Romana di Mazzini, un matrimonio in Inghilterra e la partecipazione all'attentato al Re di Francia Napoleone III. Ma anche una fuga rocambolesca, letteralmente alla "Papillon", dal carcere della Cayenna sull'Isola del Diavolo e infine una nuova vita negli Stati Uniti dove si arruola nell'esercito federale, partecipando alla Guerra di Secessione. Manca qualcosa? Di Rudio è tra i pochi a sopravvivere alla battaglia del Little Bighorn.
Ma partiamo dall'inizio: figlio del conte bellunese Ercole Placido e della contessa Elisabetta De Domini, appena quindicenne fu avviato alla carriera militare al Collegio militare di San Luca di Milano. Sono gli anni dei moti insurrezionali e, 16 enne, nel 1848 Di Rudio getta la divisa di cadetto austriaco per partecipare alla rivolta delle "Cinque Giornate di Milano". Trasferito a Graz, riesce a rientrare prima a Belluno per poi cavalcare nuovamente l'onda rivoluzionaria, unendosi all'insurrezione Veneziana.
Sfuggito alla polizia austriaca, nel 1849 lo troviamo nuovamente attivo a Roma, questa volta in difesa della mazziniana Repubblica Romana: lì conobbe Mazzini stesso e Garibaldi. In seguito, braccato dalla polizia, cercò riparo in Francia dove si unì ai Giacobini contrari al colpo di Stato di Napoleone III. Dal 1851 aderì inoltre al nucleo mazziniano che stava preparando l'insurrezione in Cadore, che avrebbe dovuto essere guidata da Calvi, ma il complotto venne scoperto dagli austriaci e Calvi fucilato, mentre Di Rudio fuggì a Genova con l’intenzione di raggiungere Giuseppe Garibaldi a New York. Poi un altra sliding door: la nave su cui viaggiava naufragò. Di Rudio riuscì a salvarsi, stabilendosi negli anni successivi in Inghilterra dove sposò la giovanissima Eliza Booth.
Dopo alcuni anni di relativa tranquillità lo ritroviamo nuovamente attivo a Parigi: siamo nel 1858 e Di Rudio è tra i congiurati che organizzarono l'attentato a Napoleone III, nelle vicinanze del teatro dell'Opéra national de Paris. L'attentato, progettato da Felice Orsini e altri congiurati, fallì e il conte bellunese fu catturato e processato, sfuggendo alla ghigliottina ma venendo condannato all'ergastolo nel carcere di Caienna, sull'Isola del Diavolo nella Guyana Francese.
La sua storia avrebbe potuto finire qui, ma invece Di Rudio fu protagonista della più clamorosa evasione dal carcere, famoso per essere stato ripreso nel noto film Papillon: imbarcatosi per l'Inghilterra e ricongiuntosi per un breve periodo con la famiglia, nel 1860 - grazie ad una lettera di raccomandazione di Mazzini - emigrò negli Stati Uniti.
E se questa storia sembra un film, la trama si può dire che non tradisca mai le aspettative: Carlo Camillo Di Rudio arriva a New York proprio all'inizio della Guerra di Secessione, anglicizza il suo nome in Charles DeRudio, e si arruola come volontario nell'Esercito Federale conquistando per merito i gradi di sottotenente. Al termine della guerra rimane nell''esercito, e questo apre ad una nuova svolta nel destino del conte Bellunese: nel 1869 venne assegnato al 7th Cavalry Regiment degli USA, alle dipendenze del controverso tenente colonnello Custer.
E il 25 giugno del 1876 partecipò alla celebre battaglia del Little Bighorn: lo scontro più famoso della Grande guerra Sioux che vide cinque compagnie del 7° Reggimento di cavalleria dell'esercito degli Stati Uniti, di cui facevano parte anche altri italiani, spazzate via in un solo giorno da una forza combinata di guerrieri Arapaho, Sioux e Cheyenne. E Carlo di Rudio, o meglio Charles DeRudio? Fu uno dei pochi superstiti, finendo sulle pagine di tutti i giornali dell'epoca ma anche a processo, venendo assolto dalla corte marziale.
Negli anni successivi rimase attivo nell'esercito, finendo la carriera di ufficiale in Texas e in New Mexico fino al raggiungimento della pensione nel 1896. Morì quattrodici anni dopo, il 1° novembre del 1910, a Pasadena assistito dalla moglie e dalle tre figlie e con vicino, viene riportato, i ritratti dei suoi compagni nelle lotte risorgimentali, Giuseppe Mazzini e Giuseppe Garibaldi. Un ultima curiosità riguarda proprio il nome delle tre figlie di Di Rudio: Italia, Roma e America, quasi a rimarcare il filo rosso che legò le mille stagioni della vita del padre.












