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Il Gruppo Mezzacorona brinda a 185 milioni di euro. I soci artefici di un bilancio record

Risultati importanti per il gruppo tra etica, eco sostenibilità e la potenza qualitativa del vino cooperativo. L’export arriva all’80% del volume d’affari, raggiungendo 60 Paesi 

Di Nereo Pederzolli - 17 dicembre 2017 - 10:19

TRENTO. "Le cifre, contano. Ma i soci lo sono di più. Il merito di questi risultati è loro, davvero attori protagonisti e non semplici conferitori". Luca Rigotti parla così ai microfoni delle emittenti stipate attorno al grande tavolo della conferenza stampa convocata subito dopo l’assemblea generale del Gruppo Mezzacorona. Parla da presidente appena rieletto per acclamazione. Apoteosi, tripudio di viticoltori che possono davvero essere soddisfatti. Perché il fatturato di 185 milioni di euro ( +5,7%) raggiunto dal’colosso in riva al Noce’ consente di liquidare al fedeli conferenti quasi 64 milioni di euro. Quasi il 17% in più di precedenti vendemmie, vale a dire una resa media per ettaro superiore ai 17 mila 800 euro.

 

Numeri di un bilancio da record, per un’azienda vitivinicola che opera davvero a ‘tutto campo’, con possedimenti in Sicilia, filiali operative in Germania, negli Stati Uniti, privilegiando i canali della grande distribuzione, quelli del mercato on-line ( compreso la stratosferica piattaforma cinese di Alibaba) senza tralasciare mirate promozioni nella ristorazione più attenta, con vini d’assoluto prestigio, premiati dalla critica enologica più autorevole, italiana e internazionale. Vino, e non solo. Specialmente gestendo una componente rilevante del comparto frutticolo trentino, con le mele marchio Valentina. Senza dimenticare – ma solo per una proposta di nicchia, quasi uno ‘sfizio alimentare ‘ – una buonissima selezione di olio extravergine d’oliva , franto con le succose olive dei loro possedimenti siculi.

 

Torniamo al bilancio. Segno più su tutte le voci. Quasi 94 milioni il patrimonio netto consolidato (+1,8%). Pure sul numero dei collaboratori, una trentina in più tra i 472 attualmente occupati.

Bilancio tra numeri ed etica. Proprio così. Un concetto più volte citato, fortemente evocato da tutto lo staff dirigenziale, dal presidente Rigotti a Fabio Maccari, direttore generale. ‘Etica produttiva, etica per una vitienologia accorta, attenta all’ecosostenibilità’. Con riscontri importanti, come l’ottenimento per il secondo anno consecutivo, dopo il 2016, della Certificazione della produzione 2017 secondo il Sistema di Qualità Nazionale per la Produzione Integrata (SQNPI).

 

Cifre a ricorrenze. L’export raggiunge l’80% del volume d’affari, raggiungendo 60 Paesi. Così vini simbolo di Mezzacorona ( Pinot grigio su tutti) assieme ai tradizionali Teroldego Rotaliano, possono essere bevuti in tutto il mondo, estremo Oriente compreso. Export trainante e che verrà ulteriormente potenziato grazie l’entrata in graduatoria dell’azienda per il bando Ocm vino 2018 sia a livello nazionale che provinciale con l’ottenimento di significative risorse per un valore complessivo di 1.220.000 euro, a dimostrazione della validità delle iniziative commerciali e di comunicazione proposte.

 

Intanto il Rotari compie 40 anni e si conferma uno degli spumanti del Trentodoc più rappresentativi, in primis con la super riserva Flavio, un ‘classico tra le bollicine’, osannato dalla critica americana. Senza mai sfigurare nei confronti del blasone di certi fascinosi vini d’oltralpe, dimostrando come anche il vino cooperativo sia in grado di coniugare potenza quantitativa con acclarata qualità. Rilanciando l’immagine stessa di un Trentino enoico sempre più preparato. Sfruttando i cosiddetti ‘social media’, Mezzacorona è stata tra le prime cantine italiane ad imporsi in Internet per stile e dinamicità comunicativa. Con dei risultati davvero notevoli in termini di contatti e di ritorni per i tre marchi principali Mezzacorona, Rotari e Feudo Arancio; infatti, sono stati raggiunti più di 800.000 likes complessivi, un numero che pone ancora una volta la cantina ai vertici nazionali per l’interesse social. L’obiettivo - come ha sottolineato pure Maurizio Bassetti, responsabile della comunicazione – è intercettare quella vasta fascia di consumatori che si avvicinano al vino, i cosiddetti “millennials”, attenti e curiosi rispetto al prodotto ma anche ai linguaggi innovativi delle nuove tecnologie e alle modalità più moderne dei consumi.

 

Insomma, bilancio da record che si può sintetizzare con il nome dato ad uno dei vini più rari presenti nella gamma di Mezzacorona: il moscato rosa. Chiamato ‘Dabèn’. Bene, molto bene. Davvero.

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