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'Schiavi' a 1,70 euro all'ora per lavorare nelle campagne trentine dall’alba al tramonto. L'indagine da Trento a Brescia

Zanotelli (Inps): "In Trentino c'è un problema di 'lavoro grigio'". Nel 2017, fino ad oggi, controllate circa 400 aziende e verificata un'evasione di oltre 2 milioni di euro

Di G.Fin - 24 ottobre 2017 - 06:33

TRENTO. C’era chi riceveva 1,70 euro all'ora per lavorare nei campi dall’alba al tramonto, spesso in condizioni disumane. E' la nuova schiavitù dei braccianti agricoli che un po' alla volta sta emergendo dall'indagine partita lo scorso settembre, che ha visto coinvolti alcuni lavoratori provenienti da fuori regione e che venivano portati a Riva del Garda, Arco e dintorni a raccogliere l'uva. (QUI l'articolo)

 

Le persone venivano trasportate con vestiti e scarpe bucate alcuni addirittura nel bagagliaio. Le indagini non sono ancora terminate e al lavoro oltre alla Polizia locale Alto Garda e Ledro, la Finanza, la Polizia di Riva del Garda anche gli agenti del commissariato di Brescia dove proprio nelle ultime settimane sarebbero arrivate le carte dell'indagine.

 

Dalle indagini, ancora in corso, sono 26 i lavoratori sfruttati e provenienti da Brescia. Al momento, spiegano alcune fonti investigative, si è accertato il coinvolgimento di un'azienda ma alcuni indizi raccolti fanno pensare che potrebbero esserci altre due aziende trentine coinvolte. E' troppo presto per parlare di caporalato ma, di fatto, i lavoratori venivano trasportati da fuori provincia per lavorare dall'alba fino al tramonto guadagnando pochi euro a giornata per poi essere riportati a Brescia.

 

In appoggio alle indagini c'è anche l'Inps del Trentino Alto Adige che grazie alla propria rete di uffici e di dati riesce a fornire un'importante collaborazione alle forze dell'ordine. Sull'indagine in corso, però, le informazioni che si possono dare sono poche. “Sono in corso degli accertamenti – ha spiegato Marco Zanotelli, direttore dell'Inps regionale – e posso confermare che i lavoratori coinvolti sono 26. Stiamo inoltre cercando di capire se era in essere un contratto di appalto con l'azienda che portava i lavoratori da fuori provincia. La situazione non è semplice e ci sono molti aspetti da verificare”.

 

Non è la prima volta che situazioni del genere si verificano in Trentino. Ad essere coinvolte sono le zone ai confini con altre regioni dove il fenomeno dell'illegalità nel mondo lavorativo ha magari tassi superiori ai nostri. “Già in passato – ha spiegato Zanotelli – abbiamo trovato alcune aziende nella bassa Valsugana con rapporti fittizi con dei lavoratori. Anche in questo caso provenivano però dai territori di confine”. Questo ovviamente non vuol dire che in Trentino genere di fenomeni simili non possano esista. A saperlo bene sono infatti gli ispettori dell'Istituto Nazionale di Previdenza Sociale.

 

Nel 2016 la lotta all'evasione ha coinvolto 406 aziende trentine sulle quali era già stata svolta un'attività di intelligent con l'acquisizione di diversi dati che hanno spinto gli ispettori ad un controllo approfondito. Di quelle verificate, in 146 sono risultate diverse irregolarità. Sono stati individuati 40 lavoratori in nero e 50 irregolari. L'evasione totale è risultata di circa 3 milioni di euro.

 

“In Trentino – spiega ancora il direttore Marco Zanotelli – il problema non è tanto il lavoro nero ma bensì quello grigio. Parliamo di sottoretribuzione, la qualifica del rapporto lavorativo come subordinato ma poi pagato come patirta iva oppure casi di esoneri contributivi senza presupposti”.

Se nel 2016 i controlli dell'Inps hanno fatto registrare i dati appena descritti, nel 2017, fino ad oggi, la situazione non sembra essere migliarata di molto. Fino ad oggi sono state verificate circa 400 aziende per un valore di evasione che supera i 2 milioni di euro.

 

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