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Confagricoltura del Trentino: ''Il 2017 anno terribile, serve fare sinergia per superare la crisi e rilanciare il ricambio generazionale''

L'incontro per discutere delle strategie e dei problemi del comparto. Le devastazioni causate dalle gelate dell’aprile dello scorso anno ‘costano’ un mancato incasso di oltre 150 milioni di euro

Di Nereo Pederzolli - 26 marzo 2018 - 16:03

TRENTO - Guardare al domani, recuperando i saperi del passato per anticipare il futuro. E farlo puntando sul recupero del ruolo di quanti coltivano la terra per tramandare esperienze, per garantire qualità agroalimentare e quindi migliorare la qualità della nostra vita. Confagricoltura del Trentino mette alle spalle un 2017 definito ‘terribile’ e punta sulla necessità di fare sistema, per coltivare meglio. Investendo su giovani e alta ricerca scientifica.

 

Nel salone di Casa Ferrari i militanti del sindacato agricolo hanno discusso strategie e problemi del comparto primario. Questioni affrontate nel dettaglio dalla Presidente di Confagricoltura del Trentino, Cinzia Cainelli, che subito ha auspicato un radicale ricambio generazionale, entrando poi nei temi più spinosi, i danni del maltempo in primis. Le devastazioni causate dalle gelate dell’aprile dello scorso anno ‘costano’ un mancato incasso di oltre 150 milioni di euro.

 

Ecco allora il ruolo di Codipra il consorzio che ‘difende dai danni’. Secondo Confagricoltura si è raggiunto il traguardo della soddisfazione partendo dal concetto di ‘sistema’. Fare squadra, per garantire un paracadute alle aziende in difficoltà, non solo per i danni del maltempo.

 

Assicurazioni e prospettive. Tutti i presenti hanno insistito sul ruolo futuro del’agricoltura. "Proprio perché – ha sottolineato la Presidente Cainelli - il futuro è agricoltura. Poi magari assisteremo ad una nuova rivoluzione industriale, tra meraviglie ipertecnologiche, con l’intelligenza artificiale che stimolerà nuovi sogni o – chissà – qualche inquietudine. Ma alla base di tutto questo c’è – ora come nel futuro – e ci sarà sempre l’agricoltura. Anche nelle zone montane, dove si coltiva mirando alla qualità, per opportunità agronomiche da consolidare o per progetti da attuare con entusiasmo e altrettanta fiducia troppe le aziende agricole condotte da ultrasessantenni. In Italia la percentuale di ‘over 65’ supera il 35%. Oltre quattro volte il raffronto con la Germania, dove i ‘vecchi’ titolari d’azienda – chiamiamoli così – rappresentano appena l’8%".

 

I giovani stentano ad imporsi. Nonostante l’aumento del 12% negli ultimi due anni, le imprese condotte da giovani imprenditori sono allena il 5,1% del totale, un punto e mezzo in meno rispetto la media europea, che s’attesta attorno al 6 e mezzo per cento.

 

Ecco perché, anche tra le Dolomiti, bisogna favorire il passaggio generazionale, con apposite misure dedicate agli ‘under 40’, superando ostacoli burocratici e d’accesso al credito che rallentano l’insediamento dei giovani. Ricambio generazionale che deve essere facilitato discutendo – anche all'interno dell'organizzazione – di questioni legate ai ‘patti di famiglia’, con relativi documenti che spaziano dall’ereditarietà, le donazioni e altri legami parentali.

 

I giovani rappresentano il futuro e il rinnovamento delle imprese deve essere una priorità strategica per le istituzioni. La politica deve sostenere prioritariamente le attività in grado di generare reddito, occupazione e sviluppo.

Ma i ‘nuovi agricoltori’ devono però guardare con entusiasmo alle opportunità che suggeriscono i centri della ricerca più avanzata. Ecco allora – non ci stancheremo mai di sottolinearlo – il ruolo decisivo della  Fondazione Edmund Mach.

Coinvolgere dunque gli oltre 2 mila 200 aderenti aConfagricoltura, in pratica un quarto degli ‘addetti ai lavori’ del comparto primario.

 

Diego Coller, coordinatore del sindacato agricolo, ha poi nuovamente insistito sulla sinergia con la Fondazione Mach. Per trasferire la ricerca più avanzata nei campi.

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