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Decreto dignità, a Roma e Verona saltano gli spettacoli, qui i lavoratori di Progettone e Intervento19 a rischio, i sindacati: ''Si ricorre allo staff leasing''

Il nostro territorio si è mosso in anticipo per limitare gli effetti del Decreto. Cgil e Uil: "La preoccupazione maggiore riguarda il ciclo economico che rallenta. La disoccupazione è scesa ai livelli del 2008, ma anche l'occupazione cala: segno che l'economia non è consolidata"

Di Luca Andreazza - 19 dicembre 2018 - 20:42

TRENTO. A Roma salta lo "Schiaccianoci", mentre a Verona la "Boheme" traballa dopo aver cancellato la prima. Tutto a causa del Decreto dignità, impossibile per le diverse realtà assumere, a tempo determinato, le maestranze. Un problema che attanaglia tutti i teatri italiani. Un tema tanto dibattuto, ma non risolto. In Trentino sembra reggere il Centro servizi culturali Santa Chiara, l'ente trentino presenta le stesse problematiche, ma la programmazione è diversa e la tematica è in stand-by fino alla nomina del nuovo direttore.

 

"Il Decreto non ci aiuta - commenta Alan Tancredi, segretario Uilcom - la materia è complicata e le assunzioni bloccate. Siamo riusciti a muoverci in anticipo per tamponare questa criticità in attesa di trovare una soluzione ad ampio respiro. Molto dipende anche dal ruolo futuro del Centro, il contratto è privato ma le decisioni pubbliche. È urgente sedersi intorno a un tavolo con la Provincia per poi delineare strategie e possibili azioni, anche per evitare problemi di natura normativa che danneggiano i lavoratori e le lavoratrici. Li stiamo guidando nel labirinto delle normative contrattuali e di legge, vivendo comunque una lunga situazione di instabilità. Dall'altra parte il Centro deve organizzare la produzione artistica con notevoli difficoltà nell'utilizzo del personale per ora non a tempo indeterminato, una decina di unità".

 

Come dovrebbe cambiare il mondo del lavoro con il Decreto dignità? Il dispositivo limita l’utilizzo indiscriminato dei contratti a termine e sono reintrodotte le causali, cioè il datore di lavoro dovrà dimostrare i motivi che hanno portato all'utilizzo di questa tipologia contrattuale.

 

Non solo. La durata dei tempi determinati si abbassa, passa dall'attuale massimo di 36 mesi a 24 mesiAnche il numero massimo di rinnovi scende a quattro. Questo solo per i primi 12 mesi, quindi l’azienda può assumere senza causale, cosa che invece dovrà avvenire per gli eventuali rinnovi.

 

Per disincentivare la precarietà aumenta anche di 0,5% il contributo aggiuntivo sui rinnovi, questo rende più onerose le proroghe per le imprese. Inoltre aumentano del 50% gli indennizzi (fino a un massimo di 3 anni) per i lavoratori che vengono licenziati senza giusta causa o per motivi economici.

 

Non ci sono grossi campanelli d'allarme in Trentino per gli effetti del Decreto dignità, il territorio, avvertito il pericolo, si è mosso in anticipo per provare a limitare l'insorgere delle problematiche, ma le questioni sono aperte. "Chiaro che ci sono alcune situazioni delicate nel settore privato, mentre nel pubblico i comparti attenzionati sono soprattutto quelli del Progettone e dell'Intervento 19. Siamo partiti in anticipo in fase di contrattazione integrativa per trovare contromisure", spiegano Franco Ianeselli e Walter Alotti, segretari rispettivamente di Cgil e Uil

Nei primi nove mesi del 2018, il mercato del lavoro in Trentino rafforza i buoni segnali dell’anno precedente: si registra una nuova crescita del numero degli occupati e della domanda di lavoro delle imprese e un forte calo dei disoccupati, che raggiunge nell’ultimo trimestre livelli minimi del 3,1%. Questi i numeri nel "Rapporto sull’occupazione in provincia di Trento", presentato dall’assessore Achille Spinelli insieme Riccardo Salomone, presidente dell’Agenzia del lavoro.

 

I dati Istat evidenziano un aumento dell’occupazione di 1.400 unità e un calo di 2.900 persone in cerca di lavoro. Anche i dati sulla domanda di lavoro delle imprese mostrano una dinamica di aumento. Le assunzioni che rispetto ai primi nove mesi del 2017 crescono di 15.759 unità e del +14,9%. 

 

I sindacati puntano i fari in particolare sulla salute dell'economia. "Il ciclo economico è ripartito - commenta Ianeselli - ma nell'ultimo trimestre vediamo un rallentamento della fase espansiva, segno che il trend non è consolidato". Il tasso di disoccupazione è quello più basso dal 2008, ma diminuisce anche il numero degli occupati. "In questo - dice la Cgil- si inseriscono anche i provvedimenti contraddittori del governo". 

 

Il Decreto dignità e la flat tax per le partite Iva. "Per sopperire alle lacune del Decreto siamo intervenuti in modo sartoriale - aggiunge Ianeselli - come il contratto territoriale nel commercio che riconosce la stagionalità. Comunque anche alcune aziende trentine ricorrono allo staff leasing, cioè la somministrazione di lavoro a tempo indeterminato da parte di agenzie per il lavoro ad un'impresa. Quasi una novità assoluta in Trentino". 

 

Non solo staff leasing, il rischio è quello del ritorno in auge delle partite Iva. "Si deve prestare attenzione non solamente a quelle finte, ma anche a quei casi di lavoro autonomo, quando potrebbe e dovrebbe essere assimilato a quello dipendente. Le motivazioni di proroga sono effettivamente un ostacolo e quindi ci può essere un ampio turn-over: l'azienda invece di assumere a tempo indeterminato, cambia lavoratore, anche se i costi del contratto determinato sono maggiori".

 

Una criticità messa in luce è quella del valzer delle leggi. "Serve maggiore stabilità - evidenzia Alotti - le normative cambiano in modo troppo frequente, quando invece si dovrebbe agire sul mercato. Le imprese chiedono outlook stabili tra agevolazioni, penalizzazioni e provvedimenti. Una regolamentazione equilibrata comporta serenità, ma anche capacità di analizzare la situazione per fare proiezioni a medio-lungo termine per le ditte".

 

Il Rapporto è l'occasione per una valutazione degli effetti delle politiche del lavoro, tra le novità della Provincia di questo 2018, a sostegno dell'occupazione delle fasce deboli e svantaggiate, dell’occupazione femminile e per favorire l'ingresso dei giovani nel mercato del lavoro.

 

Gli effetti di queste politiche sul mercato del lavoro sono stati analizzati in serie storica dal 2011, anno di partenza del Documento, fino allo scorso anno, il 2017. Sono principalmente tre i risultati di questa valutazione, condotta col metodo del controllo sintetico, cioè attraverso un confronto con un’unità di controllo costituita da un gruppo di altre province italiane (Bolzano, Cuneo, Mantova, Prato, Ferrara, Bologna) che nel periodo precedente al 2011 avevano una dinamica del tutto simile a quella della Provincia di Trento.

 

Il primo effetto, quello più visibile, riguarda l’occupazione femminile, che è progressivamente aumentata in provincia di Trento, più velocemente che nel gruppo di controllo sintetico, fino a 4 punti percentuali, quindi le misure valutate hanno contribuito a ridurre la disoccupazione delle donne più giovani (18-29 anni) fino a 4% e emerge un impatto positivo fino a 2% sull’occupazione maschile nella fascia di età 45-54, cioè la fascia più rappresentata all'interno dei lavori socialmente utili.

 

Nel terzo trimestre 2018 il fatturato delle imprese trentine è cresciuto complessivamente del 3,8% su base annua. Contribuiscono alla complessiva dinamica positiva tutti i comparti: in testa l’estrattivo (+11,3%) che in passato ha subito più degli altri le conseguenze della crisi.

 

Sul fronte delle forze di lavoro, l’Istat conferma – per i primi nove mesi di quest’anno – la crescita dell’occupazione accompagnata da un’importante diminuzione delle persone che cercano lavoro. Gli occupati crescono di 1.400 unità su base annua, per la forte spinta della parte maschile (+2.100) che compensa ampiamente la moderata flessione sul fronte femminile (-700). I disoccupati diminuiscono di 2.900 unità e anche in questo caso la dinamica è migliore per i maschi, la cui flessione delle persone in cerca di lavoro è pari a 1.900 unità.

 

Il tasso di occupazione maschile, rispetto ai primi nove mesi del 2017, è aumentato di 1,4 punti percentuali e rappresenta il 74,5% della popolazione in età di lavoro (15-64 anni), mentre quello femminile si colloca al 61,3%, un dato migliore rispetto a quello del Nord Est (60,7%) e lontanissimo dal 49,5% della media italiana.

 

Tra gennaio e settembre del 2018 le assunzioni sono cresciute di 15.759 unità, per una variazione del +14,9% rispetto ai primi nove mesi del 2017. E’ una crescita importante che ha riguardato tutti i settori, exploit dell'agricoltura (+10.347 unità pari al +73,2%), che dopo la forte caduta della domanda di lavoro dell’anno prima, dovuta alle cattive condizioni climatiche, si riporta sui suoi consueti fabbisogni di personale. 

 

La crescita delle assunzioni nei primi nove mesi del 2018 ha interessato anche il settore secondario (+1.351, +8,2% tra costruzioni, estrattivo e manifatturiero) e il terziario (+4.061 e +5,4%). L’aumento delle assunzioni nel terziario si deve soprattutto alla domanda proveniente dai pubblici esercizi (+2.830 assunzioni), che hanno beneficiato della favorevole stagione invernale, ma anche al commercio (+234), ai servizi alle imprese (+98) e ai rimanenti comparti del settore (+899).

 

La maggiore domanda di lavoro complessiva ha portato più benefici per gli uomini, che anche per il forte aumento in agricoltura, sono cresciuti di 11.574 (+4.185 le assunzioni femminili). Per quanto riguarda le fasce di età sono migliorate tutte: i giovani sotto i 30 anni con +5.966 assunzioni, così come quelli nella fasci intermedia, ma  l’incremento più significativo in termini relativi è da attribuire alla componente anziana degli ultra 54enni  (+2.796 pari a + 26,4%).

 

Il lavoro a tempo indeterminato cresce di 919 assunzioni per un +13% rispetto allo stesso periodo dell’anno prima e rappresenta il 6,6% delle assunzioni totali. La stabilità lavorativa è frutto anche dai passaggi all’interno delle stesse aziende da un lavoro a termine a quello indeterminato.

 

I dati dei Centri per l’Impiego mostrano una riduzione del numero di persone in cerca di lavoro. Gli iscritti al 30 settembre 2018 sono 37.727, 1.526 in meno per un -4% rispetto a un anno prima. Anche l’intervento pubblico sul versante degli ammortizzatori sociali mostra un importante ridimensionamento. Le ore di cassa integrazione guadagni autorizzate tra gennaio e settembre 2018 per il ramo Industria sono scese a 243.268 (-752.385 ore per un -75,6% su base annua).

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