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Il governo non c'è e dietro l'angolo ecco lo spauracchio dell'aumento Iva, Gianni Bort: "A rischio anche i posti di lavoro"

I tempi iniziano a essere stretti: serve un esecutivo in grado di approvare una manovra entro dicembre, altrimenti scatta l'esercizio provvisorio e le clausole di salvaguardia. Bort: "Aumento dell'Iva? Aggravio per i bilanci delle famiglie, calo di consumi e produzione, ma anche conseguenze a livello occupazionale"

Di Luca Andreazza - 16 maggio 2018 - 09:48

TRENTO. "L'aumento dell'Iva va assolutamente scongiurato, ma non sarà un compito facile e la coperta sembra corta", queste le parole di Gianni Bort, numero uno della Camera di commercio trentino.

 

Evitare il nuovo ritocco dell'Iva è la sfida principale del prossimo governo, quando e se ci sarà. Nel 2019 scattano le clausole di salvaguardia e tutto è ancora al palo e intanto il tempo scorre. La mission non è semplice: occorre trovare 12,5 miliari di euro il prossimo anno e 19,1 miliardi di euro per il 2020.

 

Il nuovo esecutivo dovrebbe riuscire a approvare per dicembre una manovra in grado di impedire l'aumento dell'Iva o comunque di accompagnare questo processo e trovare contromisure per sfumare e limitare le implicazioni negative.

 

"Un aumento dell'Iva - evidenzia Bort - significa costi maggiori per le imprese, ma anche prezzi più cari dei prodotti in vendita. Questo comporta un potenziale calo dei consumi nelle famiglie".

 

Si rischia di veder volatilizzare la ripresa di questo ultimo periodo. "L'export - dice il presidente di Confcommercio - non dovrebbe subire grosse ripercussioni, mentre gli equilibri del mercato interno potrebbero subire importanti scossoni. Il rischio concreto è di compiere un passo indietro".

 

Aumento dell'Iva che si traduce in aggravio per i bilanci delle famiglie, calo dei consumi, effetto depressivo sulla produzione e quindi conseguenze anche a livello occupazionale. "Certo - prosegue Bort - il rischio è concreto. Le imprese dovranno trovare contromisure per far fronte a tutte le problematiche e anche i posti di lavoro sarebbero purtroppo interessate da queste dinamiche: un peggioramento in questo senso non si può escludere".

 

Nel caso non ci fosse un governo in autunno in grado di approvare la manovra, via libera all'esercizio provvisorio e quindi le clausole di salvaguardia sarebbero inevitabili: a partire dal primo gennaio 2019 l'aliquota ordinaria passerebbe dal 22 al 24,2%, mentre quella ridotta salirebbe dal 10 all'11,5%.

 

Ma non è tutto. Negli anni successivi la situazione potrebbe addirittura peggiorare, cioè l'Iva ordinaria al 25% nel 2021 e quella agevolata al 13% nel 2020.

 

"Sarebbe necessario - commenta il presidente - ridurre gli incentivi in alcuni comparti, dove si è esagerato, tagliare le spese inutili, anche se le speranze sono poche, e cercare una politica economica espansiva in grado di stimolare mercati e consumi. L'Italia, anche per vincoli europei e un debito pubblico altissimo, è sempre indirizzata verso politiche contenitive dal governo Monti, ma bisogna far crescere il Pil e generare risorse fiscali". 

 

Il pericolo dell'aumento dell'Iva riguarda beni di prima necessità come carne, pesce, yogurt, uova, riso, miele e zucchero con aliquota al 10% e il vino e la birra al 22% che rappresentano componenti importanti nei consumi delle famiglie. 

 

"La soluzione non è semplice - conclude Bort - ma l'aumento dell'Iva va assolutamente evitato per continuare nel trend di ripresa economica".

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